Mario Draghi a Rimini: come superare la crisi economica europea

Mario Draghi ha pronunciato, al meeting dell’amicizia di Rimini, un discorso che ha suscitato sorpresa per la sua franchezza ma anche grandi consensi. L’ex governatore Bce ha accettato l’invito degli organizzatori del meeting di Rimini ed ha esternato il suo punto di vista sulla situazione economica mondiale.

Il meeting dell’amicizia di Rimini è un evento culturale ed etico-politico che si rinnova annualmente grazie a una fondazione di estrazione cattolico-democratica. La stessa, sostanzialmente, del grande economista romano.

Erano quattro mesi che Draghi stava in silenzio. Secondo taluni, il discorso di Rimini è sembrato più il programma di un candidato alla Presidenza del Consiglio piuttosto che l’opinione di un semplice grand commis.

L’oggetto dell’intervento di martedì 18 agosto era relativo alle conseguenze etiche ed economiche della pandemia. Mario Draghi, tuttavia, ha allargato notevolmente l’orizzonte temporale delle sue considerazioni. Non ha tralasciato di partire dal periodo precedente e dalle crisi economiche di fine XX secolo. Si è proiettato, infine, sulle problematiche che investiranno le future generazioni. Diamo un’occhiata, quindi, ai punti salienti del suo discorso.

Mario Draghi, debito buono e debito cattivo

Il “nocciolo“ della prima parte del discorso di Mario Draghi sono state le politiche del debito. L’approccio non è stato per nulla negativo. Ha anzi riconosciuto che, grazie alle politiche del debito, l’economia mondiale è riuscita a superare le pesanti minacce della depressione e della deflazione. Nel 2008 – ha detto Draghi – si è avuta la più grande crisi finanziaria vista in periodo di pace con relativa distruzione economica. L’esplosione della pandemia è sopraggiunta proprio nel momento in cui la fiducia tornava a consolidarsi. Consumi e investimenti sono stati nuovamente penalizzati, portando altra disoccupazione.

Anche nel caso della presente crisi, i governi si stanno rifugiando nelle politiche del debito. Il debito pubblico è così giunto ai livelli toccati soltanto nel periodo bellico. Ciò è avvenuto anche in Europa, nonostante i vincoli imposti dai Trattati. Non si poteva fare altrimenti – ha detto Draghi – ma, attenzione: esiste il debito buono e il debito cattivo. Quello “cattivo” concernerebbe l’elargizione di sussidi per sostenere i consumi e  consentire alla popolazione più disagiata di sopravvivere. Quello “buono” è finalizzato all’investimento duraturo nel tempo.  

Mario Draghi ha precisato quindi di voler essere pragmatico nella sua analisi. E’ evidente che, nell’immediatezza della pandemia, non si poteva fare a meno di ricorrere al “debito cattivo”. Ma non si può rischiare di esaurire tutte le riserve finanziarie in sussidi. E’ necessario guardare al futuro e investire nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca. Tanto più che, in pochi mesi di pandemia, il risparmio delle famiglie europee è passato dal 13 al 17% del loro reddito. Esistono quindi spazi per la ripresa dei consumi e degli investimenti privati che, nel 2019, erano tornati a crescere.

Mario Draghi, saranno i giovani a dover ripagare i debiti che stiamo contraendo oggi

Sempre continuando nel suo approccio pragmatico alla crisi, Mario Draghi ha lanciato un ammonimento. Saranno i giovani – ha detto – a doversi far carico di ripagare i debiti contratti oggi per superare la pandemia. I governi, quindi, hanno l’obbligo morale di metterli, quanto meno, in condizione di poterlo fare nel migliore dei modi. Per questo, ammesso che si dovrà contrarre ulteriore debito, che sia almeno “debito buono”.

Mario Draghi ha poi individuato alcune aree su cui si dovrà investire a tale scopo. In primis sulla formazione e l’istruzione. Solo in tal modo i giovani potranno acquisire le capacità indispensabili per affrontare il loro futuro. La distrazione di risorse da tali obiettivi – ha detto Draghi – è un’azione eticamente ed economicamente immorale. La seconda area d’intervento è l’ecologia. Solo vivendo in un ambiente sostenibile le future forze produttive potranno proseguire nello sviluppo ed annullare gli effetti negativi delle presenti crisi.

Riforma delle istituzioni economiche mondiali

L’ex governatore Bce ha poi concluso auspicando profonde modifiche agli assetti e alle politiche degli attuali organismi economici mondiali. Ha detto senza mezzi termini che la pandemia ha dimostrato che le “regole” contenute nei Trattati europei si sono dimostrate inefficaci. Non a caso sono state temporaneamente sospese. A crisi sanitaria conclusa, però, non potranno essere puramente e semplicemente ripristinate. Le misure adottate, anzi, dovranno essere affinate e finalizzate alla sostenibilità dello sviluppo economico.

Quello che vale per l’UE – secondo Mario Draghi – vale anche per gli altri organismi mondiali, a cominciare dal Wto. Anch’essi dovranno riformulare “regole” più idonee a moderare gli effetti delle crisi e a sostenere lo sviluppo e la crescita. L’oratore ha più volte richiamato gli accordi di Bretton Woods del lontano 1944. Come allora, ha detto Draghi, le regole dovranno essere condivise e costruite insieme. Solo così potranno durare nel tempo.

Foto: ansa

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