Balneari. Dopo la protesta dei trattori si muoveranno anche loro?

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Balneari. Non è un settore determinante per l’economia italiana come quello dei lavoratori agricoli. Occupano “solo” 100.000 lavoratori stagionali contro circa un milione dei “trattori”. Le 30.000 aziende di cui trattasi, però, producono un fatturato di oltre 1,7 mld di euro in 4 mesi l’anno di attività. Le oltre 6.600 concessioni di cui sono titolari, inoltre, fruttano allo Stato 130 mln di euro. Cifre assolutamente non trascurabili.

In vista della riapertura della stagione estiva, i concessionari sono già in fermento. I “trattori”, dopo oltre una settimana di vibranti proteste sono riusciti a ottenere un tavolo di trattativa con il governo centrale. Molti balneari, disposti a tutto, pur di ottenere analoghe risposte, sono pronti anch’essi a scendere in piazza. Esaminiamo con attenzione quali sono i loro problemi.

I balneari contro la direttiva Bolkenstein

Le spiagge, in Italia, sono un bene demaniale pubblico. La loro gestione da parte dei privati, con la conseguente fornitura dei necessari servizi, è subordinata a concessione comunale. Tali concessioni furono rilasciate ai tempi dell’esplosione del boom turistico in Italia. In base a criteri di cui si è persa la memoria. Il loro rinnovo è sempre stato automatico per chi ne facesse richiesta. Sino a quando non si è mossa la UE che fa della libera concorrenza una delle bandiere della propria politica economica.

L’art. 49 del Trattato di Lisbona (dicembre 2009) ha imposto procedure selettive periodiche per l’assegnazione di qualsiasi bene pubblico. La successiva direttiva Bolkenstein ha compreso in tale ambito anche gli stabilimenti balneari. Inizialmente i governi italiani che si sono succeduti hanno fatto orecchi da mercante. Dopo una prima sentenza del Consiglio di Stato, però, fu emanata la legge 118/2022. Questa ha sancito la scadenza al 31 dicembre 2023 di tutte le concessioni in atto e gare per la loro riattribuzione entro il 31 dicembre 2024.

Alcuni comuni interessati hanno dato mandato ai loro funzionari di predisporre autonomamente i bandi. La stragrande maggioranza però ha deciso di attendere la definizione dei criteri da parte del governo. Ciò ha gettato il settore ancor più nell’incertezza.

Una procedura di verifica delle concessioni balneari è necessaria

I titolari di concessione però non ci stanno. Sostengono che solo contando sul rinnovo automatico della loro attività possono investire con sicurezza. Apportando sempre più migliorie alle strutture per attrarre più clienti e offrire servizi migliori. Inoltre, in caso di esclusione dal concorso, tutti gli investimenti effettuati negli anni sarebbero per loro una perdita secca.

In ogni caso, è difficile sostenere che un momento di verifica dei requisiti dei concessionari per proseguire nell’attività non sia opportuno. Stiamo parlando di concessioni che non solo sono state rinnovate “de plano” ma che non si capisce con quali requisiti siano state ottenute. Anche perché non possiamo credere che, nel tempo, nessuno abbia rinunciato o abbia cessato la propria attività. In tali casi, come è stata attribuita la nuova concessione se i concorsi non sono stati mai banditi?

Una procedura concorsuale ragionevolmente supportata può essere un momento per far chiarezza sulla professionalità o meno delle imprese marginali. Diversamente la lotta per non sottoporsi a verifica da parte degli imprenditori capaci fa rimanere sul mercato gli incapaci. Come succede spesso in Italia anche in altri settori.

Concorso sì ma vanno contrattate clausole a tutela delle imprese familiari

Il concorso, tuttavia, non è la panacea di tutti i mali. Deve prevedere, anzi, dei paletti ben precisi. I titolari più intelligenti lo sanno e ritengono che ci si debba battere soprattutto in tal senso. Lasciando perdere le ragioni di principio e il “muro contro muro” contro il mondo.

Secondo costoro va salvaguardato l’attuale sistema fatto di piccole e medie imprese a gestione familiare. Per ottenere ciò, ai titolari confermati va data libertà di scelta delle aree di loro attività. Ciò per evitare che – soprattutto nelle zone economicamente più appetibili – si insedino i grandi gruppi multinazionali. I balneari attuali, infatti, temono che i grandi gruppi possano essere in grado di controllare i prezzi e omologare i servizi.

Salvaguardare i diritti dei lavoratori

Chiaramente, va dato rilievo all’esperienza richiesta e alla professionalità acquisita dai concorrenti. Va data la preferenza a chi ha investito in tutela dell’ambiente, accessibilità, certificazioni di qualità, ecc Vanno determinati i criteri per calcolare il valore delle aziende e gli indennizzi agli esclusi per gli investimenti effettuati. Infine – diciamo noi – vanno tutelati i lavoratori dipendenti (e coadiuvanti) del settore, ancorché stagionali.

A tal fine, andrebbe previsto che le nuove imprese siano obbligate ad assorbire la mano d’opera di quelle escluse. È questa una clausola normalmente prevista nei bandi di concorso per le imprese di pulizia negli edifici pubblici. Ed ha sempre funzionato.

Foto di ivabalk da Pixabay

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