Post-pandemia. È in arrivo un nuovo miracolo economico

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Post-pandemia. I primi dati macro-economici del 2021 sono altamente positivi per l’Italia. In particolare sanciscono che per la prima volta nella storia recente l’Italia che ha raggiunto l’autosufficienza alimentare (Fonte: Coldiretti). Inoltre le esportazioni stanno crescendo in percentuale notevolmente superiore al periodo precedente alla pandemia. Si prevede che proseguiranno su tale trend almeno sino al 2024 (Fonte: SACE).

Infine, la produttività della nostra industria manifatturiera fa concorrenza a quella tedesca. In certi settori, la straccia addirittura. (Fonte: Fondazione Edison). Esaminiamo allora questi favorevoli dati e le previsioni ottimistiche che ne conseguono.

Post-pandemia, il dato storico dell’autosufficienza alimentare

Uno studio della Coldiretti ha messo in luce che in Italia, nel primo semestre, 2021 le esportazioni di cibi e bevande nazionali hanno superato in valore le importazioni dall’estero. Per la prima volta dal 2007 il nostro paese ha raggiunto l’autosufficienza nella bilancia alimentare. Probabilmente sotto la spinta del cambiamento nei consumi e nel commercio determinati dall’emergenza Covid.

Le esportazioni agroalimentari – secondo la Coldiretti – sono aumentate del 12% rispetto all’anno precedente. Le importazioni sono rimaste sostanzialmente invariate. Un cambiamento realizzato sulla spinta del successo del Made in Italy. Nonostante le difficoltà determinate dalle chiusure della ristorazione in tutto il mondo. Le vendite all’estero sono sostenute soprattutto dai prodotti base della dieta mediterranea. Anche nelle case degli italiani, però, nel 2020 gli acquisti di prodotti Made in Italy sono cresciuti del 7,6%.

A livello nazionale, resta ancora da colmare un pesante deficit derivante dai settori della carne, del latte e dei cereali. Senza dimenticare i prodotti proteici necessari per l’alimentazione degli animali. In particolare, continua ad essere preoccupante il deficit del 64% del frumento tenero e del 40% per il grano duro destinato alla produzione della pasta. In Italia, inoltre, si munge nelle stalle nazionali solo il 75% del latte consumato. Si produce solo il 55% del fabbisogno di carne, con l’eccezione positiva per la carne di pollo e per le uova. Fatte queste dovute eccezioni, il dato resta comunque straordinario.

Post-pandemia: la SACE “certifica” la crescita delle nostre esportazioni

Anche il Rapporto Export 2021 della SACE fuga ogni dubbio sul fatto che sia in corso una svolta. L’export italiano è tornato sul sentiero di crescita pre-crisi. Tutto lascia intendere perciò che il trend proseguirà incrementato nei prossimi anni. È tuttavia anche qui un incremento diversificato. Nel settore dei beni si prevede che le nostre esportazioni cresceranno dell’11,3% a fine 2021. È un dato superiore alle precedenti previsioni. Compensa già tutto quanto “perso” nel 2020. Nel settore dei servizi, l’incremento dell’export è meno accentuato (+5,1%). Ciò è dipeso dalle misure restrittive e dalla persistente incertezza del settore turistico. Ma significa anche che, una volta eliminate tali “zavorre”, sia prevedibile un incremento dell’export ancora maggiore del settore dei beni.

Mantenendo una quota preponderante sull’export italiano, il valore complessivo dei beni di investimento supereranno quelli pre-crisi. In particolare nel settore degli apparecchi elettrici e della meccanica strumentale, che beneficerà di piani di rilancio green. Proseguirà poi la crescita della chimica, che ha già chiuso il 2020 in positivo, trainata dal settore farmaceutico.

Si prevede che i beni di consumo, invece, non riusciranno ancora a recuperare pienamente. È il settore che lo scorso anno ha riportato il calo più marcato. Da un lato come conseguenza del minor reddito disponibile da parte delle famiglie più colpite dalla crisi. Dall’altro per la maggiore propensione al risparmio anche da parte di quelle meno colpite.

Già nel triennio 2015-2018 abbiamo avuto un boom del manufatturiero

Non è soltanto la raggiunta autosufficienza alimentare o il “boom” delle esportazioni a farci credere in un nuovo miracolo economico. Ci conforta la produttività delle nostre imprese manifatturiere. In particolare, Marco Fortis, docente universitario e direttore della Fondazione Edison è addirittura euforico. La crescita del Made in Italy manifatturiero – sostiene dati alla mano – non teme confronti. Lo dimostrano i risultati tendenziali dei primi due trimestri del 2021.

Già nel triennio 2015-2018, la produttività manifatturiera dell’Italia, grazie alla spinta del Piano Industria 4.0, era cresciuta del 9,3%. Si è trattato dell’incremento più forte tra i Paesi del G-7. Anche rispetto alla Spagna: un evento mai accaduto negli ultimi trent’anni. La produttività manifatturiera della Germania, nello stesso periodo, è aumentata “solo” del 6,1%.

Dietro questo cambiamento strutturale dell’industria italiana c’è stato un enorme incremento degli investimenti. In particolare in macchinari, robot, tecnologie avanzate e brevetti. Ciò ha contribuito a trascinare verso l’alto la produttività della nostra industria. Perciò non c’è dubbio che la nostra produttività manifatturiera non avrà problemi a crescere ancora.

Sorpresa: la produttività del manifatturiero italiano fa paura a quello tedesco

Il livello medio della produttività manifatturiera della Germania in termini assoluti è superiore a quello dell’Italia. Tuttavia, i valori medi italiani sono statisticamente condizionati in negativo dall’elevato numero delle microimprese. Sono un segmento caratterizzato da una bassa produttività e da limitate capacità di innovazione e di esportazione. La Fondazione Edison ha però ipotizzato di eliminare il dato delle piccole imprese da tutti i paesi. L’Italia è risultata comunque la seconda manifattura dell’Unione Europea per valore aggiunto dopo la Germania. Alla pari con la Francia e con una dimensione doppia rispetto alla Spagna.

Poi ha comparato la produttività della nostra industria manifatturiera, considerando soltanto le restanti 29 mila imprese con più di 20 addetti. Ha ottenuto risultati sorprendenti. Il divario di produttività relativo alle medie e grandi imprese tra Italia Germania è sceso solo a 4.200 euro/anno. Ha poi escluso il settore auto, che “distorce” il confronto per i suoi elevati valori caratteristici. Ebbene, auto escluse, la produttività media manifatturiera dell’Italia risulta di 95.900 euro per addetto contro 92.300 della Germania.

Conclusioni: perché siamo ottimisti

Il 2021 si sta caratterizzando per il forte rimbalzo dell’economia mondiale. Nel primo semestre dell’anno il commercio internazionale di beni mostra una ripresa robusta. Si prevede che a fine anno gli scambi internazionali di merci cresceranno di circa il 10%. A questa congiuntura favorevole i dati mostrano che l’export italiano sia già ampiamente attrezzato per cavalcare la ripresa del commercio internazionale.

Le politiche monetarie, a livello globale, rimarranno ancora espansive. Continueranno a includere ingenti piani di stimolo. Orientati non solo verso il sostegno immediato a imprese e famiglie maggiormente colpite dalla crisi. Ma soprattutto verso una sostenibile ripresa di medio-lungo periodo. Di conseguenza se il Pnrr avrà successo potrà imprimere una svolta importante alla produttività della nostra economia. Nonostante la debolezza del settore dei servizi privati e pubblici. Rilanciare la produttività di questi settori è però possibile grazie alla transizione digitale e agli investimenti in infrastrutture.

Anche secondo Coldiretti occorre cogliere le opportunità offerte dal Pnrr con la digitalizzazione delle aree rurali. Vanno contrastati i cambiamenti climatici e adottati interventi specifici nei settori produttivi deficitari. Importante sarà il recupero dei terreni abbandonati. Per non parlare del risparmio dell’acqua e la produzione di energia pulita, chimica verde e delle bioenergie. Tutto ciò, sostiene Coldiretti, per la crescita sostenibile a beneficio dell’intero “sistema Paese”.

Foto di Mike Flynn da Pixabay

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