Viaggio di Ulisse, quali luoghi ha toccato?

Viaggio di Ulisse. Forse, il poema più suggestivo della letteratura è l’Odissea. Narra le peregrinazioni marine del mitico re d’Itaca dopo la guerra di Troia e il cruento ritorno nella sua isola. Il viaggio attraversa mari a lui sconosciuti, dove si imbatte in mostri e avversari degni della serie di “Guerre stellari”. L’opera è attribuita a Omero che, in precedenza, avrebbe scritto anche l’Iliade, narrante le vicende dell’ultimo anno della guerra di Troia.

Dall’antichità ad oggi, numerosi studiosi hanno tentato di localizzare i luoghi dell’Odissea. Tra i più importanti e significativi ricordiamo il geografo Strabone, i francesi Victor e Jean Bérard e, recentemente, il tedesco Armin Wolf. Vogliamo tentare anche noi ma consigliamo i lettori di munirsi di cartina geografica del Mediterraneo, per non perdere il filo dei ragionamenti.

Il viaggio di Ulisse toccava 12 luoghi

Le tappe del viaggio di Ulisse sono esattamente dodici: 1) Ismaro, abitata dal mitico popolo dei Ciconi. 2) La terra dei Lotofagi o mangiatori di loto. 3) La Terra dei ciclopi con la vicina Isola delle Capre. 4) L’isola Eolia. 5) Telepilo, città dei Lestrigoni. 6) Eèa, l’isola di Circe. 7) L’Ade, collocata nella terra dei Cimneri. 8) l’isola delle sirene. 9) Lo stretto di mare sorvegliato dal mostro Scilla e il gorgo Cariddi. 10) L’isola Trinakie. 11) L’isola di Calipso (Ogigia). 12) Skerà, cioè la terra o isola del mitico popolo dei Feaci. Sono infine descritte alcune fantomatiche “Isole Erranti” (Planktai petrai), che apparentemente Ulisse non raggiunge ma che potrebbero essere indicative per localizzare tutto il resto.

Una sola localizzazione di queste località riscuote l’unanimità dei consensi: lo stretto di mare con Scilla e Cariddi è quello di Messina. Un’altra, la terra dei Lotofagi, viene situata nell’isola tunisina di Djerba, comunque in Africa. Seguono le altre dieci con pareri diversi. Tra gli studiosi citati in premessa, è interessante il metodo adottato da Armin Wolf. Secondo il grecista tedesco, prima di individuare una tappa del viaggio di Ulisse è opportuno ricercare la rotta. Poi capire dove potrebbe essersi fermato. La rotta – aggiungiamo noi – va individuata esaminando il contesto generale della narrazione e la conformazione del Mar Mediterraneo.

Salpato da Troia Ulisse perde il controllo della sua flotta dopo aver doppiato Capo Malèa. Si tratta di un promontorio realmente esistente che delimita il Mar Egeo. Prima di allora aveva fatto una sola tappa: Ismaro, citta del popolo dei Ciconi. Ismaro, quindi, non può che essere localizzata nel Mar Egeo.

L’Okeanos del viaggio di Ulisse era il Mar Tirreno

A un certo punto della narrazione, poi, Omero fa navigare Ulisse nelle acque dell’Oceano (Okeanòs). In esso sono localizzate l’isola di Circe e l’Ade. Circe indica a Ulisse due uscite per lasciare l’Oceano omerico e tornare ad Itaca. Una delle due era lo stretto sorvegliato da Scilla e Cariddi. L’altra, secondo la maga, era una zona ancora più pericolosa. In essa era possibile imbattersi in scogli che apparivano e scomparivano dal fondale marino – le Isole Erranti – perciò sconsigliabile.

E’ quindi un Oceano facilmente identificabile con il Mar Tirreno, quello descritto da Omero. Aveva come uscita, infatti, un luogo da tutti collocato sullo Stretto di Messina. La seconda uscita, inoltre, potrebbe benissimo essere identificata con il Canale di Sicilia, non solo per il posizionamento geografico. Consiste in un tratto di mare cosparso di bassi e imprevedibili fondali e di isole vulcaniche. Queste apparivano e scomparivano dal pelo dell’acqua come la storica Isola Ferdinandèa, emersa nel 1831 dal banco vulcanico Graham e poi inghiottita nuovamente nel mare di Sicilia.

Per uscire dall’Oceano/Mar Tirreno e tornare a Itaca, quindi, Ulisse sceglie di passare per lo stretto di Messina. In precedenza, poteva esservi entrato solo attraverso il Canale di Sicilia. Se leggiamo attentamente l’Odissea, infatti, troviamo che Eolia, dove era situata la reggia di Eolo, il dio dei venti, era un’isola “natante”. Era quindi anch’essa una delle Isole Erranti. Guardando la carta geografica non può essere altri che Pantelleria.

Anche Pantelleria, infatti, è un’isola vulcanica ed in passato era detta “la ventosa”. Da Eolia è possibile raggiungere Itaca con venti che soffiano da ovest a est, racconta Omero. Anche da Pantelleria è così. Se Eolia fosse una delle attuali Isole Eolie, invece, un vento che soffia da Ovest ti manderebbe a sbattere sulle coste della Calabria. Chi identificava Eolia con Lipari o Stromboli, quindi, si è sbagliato.

L’Isola del sole era Malta e non la Trinacria

Dopo aver attraversato lo stretto di Scilla e Cariddi, Ulisse raggiunge l’isola Trinakie, dove pascolano i buoi del Sole. Jean Bérard ha difficoltà ad identificare Trinakie con la “Trinacria”, cioè la Sicilia. Oltre ad essere una delle terre che formano lo stretto – da cui Ulisse si allontana – sembra troppo grande per essere l’isola descritta da Omero. Per Bérard la parola Trinakie indicherebbe “l’isola del Tridente”. Tale sarebbe la forma del suo porto, così come la descrive Omero. Ebbene, oltre lo stretto di Messina, c’è una sola isola il cui porto ha la forma di tridente. Quell’isola è Malta.

Ripartito Ulisse di lì, una tempesta gli fa attraversare di nuovo lo stretto, nella direzione opposta, rispedendolo nell’Oceano/Mar Tirreno. Raggiunge da solo Ogigia, l’isola della ninfa Calipso e vi rimane sette anni. Da Ogigia, per tornare a Itaca, Ulisse fa tappa a Skerà, l’isola/terra dei Feaci. Perché non attraversa per la terza volta lo stretto di Messina o non passa nuovamente per il Canale di Sicilia? Armin Wolf dà un’intelligente risposta al quesito. I Feaci hanno bypassato l’uno e l’altro, trasbordando Ulisse via terra, da una costa all’altra della loro patria.

Wolf ha quindi individuato Skerà con la Calabria dei dintorni di Squillace. Ulisse sarebbe approdato nella costa tirrenica calabrese e poi ripartito per Itaca dalla costa jonica. Tale operazione è fattibile anche identificando Skerà con la Sicilia. Skerà, infatti, potrebbe significare “terra dei Siculi” che, ai tempi di Omero già abitavano la regione. La Sicilia è un’isola ma è grande come una “terra”, ecco perché Omero usa alternativamente entrambe le dizioni. Se la Calabria fosse Skerà, ciò non sarebbe possibile. Inoltre, in un passo, Alcinoo cita i Ciclopi come antichi vicini dei Feaci. E la maggior parte degli studiosi localizza i Ciclopi in Sicilia.

I luoghi del viaggio di Ulisse possono essere raggruppati in tre aree

Da quanto si è detto, emergono tre aree differenti del Mar Mediterraneo dove localizzare le tappe del viaggio di Ulisse. 1) Il Mare Egeo, nelle cui coste va ricercata Ismaro. 2) Il Mar Mediterraneo centrale. 3) Il Mar Tirreno e il resto del Mediterraneo occidentale. L’area n. 2 e la n. 3 sono delimitate, in base al racconto omerico, da Eolia/Pantelleria/Banco Graham; Skerà/Sicilia e Stretto di Messina/Scilla e Cariddi.

A questo punto possiamo posizionare nel Mar Tirreno (area 3): Telepilo di Lestrigonia, l’isola di Circe, l’Ade e l’isola delle sirene. L’Isola di Ogigia, pur sempre nell’area, è probabile che fosse nel Mediterraneo occidentale. Nel Mediterraneo Centrale (area 2) poniamo la terra dei Lotofagi e quella dei Ciclopi. La prima sulla costa africana e la seconda su quella siciliana. In particolare, ci sembra idonea la localizzazione della terra dei Ciclopi fatta da Enzo Gatti. Lo studioso modenese situa la terra dei Ciclopi nei pressi della cittadina di Pachino e l’isola delle Capre nella vicina isoletta di Capo Passero. Ancora oggi, nella piazza principale di Pachino è possibile prendersi un aperitivo al “Caffè Al Ciclope”.

Foto di Olle August da Pixabay

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