Colonne di Ercole, alcune recenti ipotesi le localizzano nel Canale di Sicilia

Colonne di Ercole. Negli ultimi anni ha riscosso un grande successo editoriale e mediatico l’ipotesi del giornalista Sergio Frau circa la localizzazione originale delle colonne di Ercole [1]. Tali mitiche strutture fissavano idealmente il limite occidentale del mondo conosciuto. Frau ritiene che fossero poste nel Canale di Sicilia e non a Gibilterra, come indicato nel I sec. a.C. da Eratostene di Cirene. Tale ipotesi è suffragata da analoghe considerazioni di importanti archeologi quali l’italo-belga Louis Godart [2] e l’italiano Andrea Carandini [3].

L’arretramento al centro del Mediterraneo delle colonne di Ercole è funzionale, al giornalista di origine sarda, per localizzare in Sardegna la mitica Atlantide. Questa grande isola, infatti, era stata posta da Platone al di là delle colonne, nell’Oceano che da essa aveva preso il nome Atlantico [4]. A dire il vero, nel pensiero platonico, l’Atlantide non è mai realmente esistita. Rappresentava anch’essa un modello utopico di Stato ideale. Trattò più compiutamente la sua organizzazione nel dialogo della Repubblica.

Per collocare invece Atlantide nella storia, Platone supportò il suo racconto con notizie di seconda o terza mano relative ad avvenimenti e vicende differenti. Tra questi, l’eruzione del vulcano di Santorini, l’invasione dell’Egitto da parte dei popoli del mare e – forse – quella della Grecia da parte dei Dori. A tali vicende dette un’incoerente datazione temporale (9600 a.C.).

Il culto dell’eroe greco Eracle trasformato nella divinità fenicia Melkart

Maggior fondamento, invece, ha l’ipotesi dell’arretramento al Canale di Sicilia delle colonne di Ercole. Lo stesso Omero, nell’Odissea, fa navigare Ulisse nelle acque dell’Oceano (Okeanòs), senza citare, da parte dell’eroe acheo, alcun superamento delle Colonne di Ercole. È comunque un Oceano facilmente identificabile con il Mar Tirreno, quello descritto da Omero, perché bagnava l’isola di Circe (il promontorio del Circeo), l’isola delle Sirene (Capri) e aveva come uscita lo Stretto di Messina (Scilla e Cariddi).

Il posizionamento delle colonne ai limiti del mondo conosciuto è quindi posteriore alla redazione dell’Odissea omerica (fine VIII sec. A.C.). Perciò non poteva riferirsi all’Eracle miceneo, vissuto – secondo i miti – una generazione prima di Odisseo (XIII-XII sec. A.C.). Il posizionatore delle colonne è invece riferibile al Melkart fenicio. Tale divinità non è altri che l’assimilazione locale della figura di Ercole, soprattutto nella città fenicia di Tiro [5] a partire dall’VIII secolo. Lo stesso Sergio Frau ha dimostrato come la parola MELKART sia la rilettura da destra a sinistra del nome greco ERAKLES, scritto in alfabeto fenicio [6].

La colonia fenicia di Mozia era situata “alle colonne di Ercole”

Ora, nella punta occidentale della Sicilia era posta Mozia, una colonia dei fenici di Tiro. Nell’area archeologica attuale sono in corso di scavo le colonne di un tempio che non poteva essere dedicato altri che a Melkart, divinità eponima di Tiro. Secondo Strabone, infatti, un oracolo avrebbe ordinato agli abitanti della città fenicia di fondare una colonia “alle colonne di Ercole”. Il geografo greco si sofferma particolarmente sulle colonne di bronzo del tempio. Precisa che esse recavano importanti iscrizioni (Non plus ultra?). Quasi inducendo il lettore a convincersi che fossero proprio queste le “colonne di Ercole” [7].

A tal proposito esistono delle analogie sorprendenti tra il mito e i luoghi in questione. Secondo la leggenda, infatti, Ercole era giunto da quelle parti per soddisfare la decima fatica richiestagli da tale Euristeo. Cioè sottrarre al mostro Gerione dei bellissimi buoi. Il mito riporta che Gerione vivesse in un luogo chiamato Erizia. Tale territorio può essere identificato, in base all’etimologia, con i dintorni di Erice, l’antica Eryx. Erice dista pochi chilometri da Mozia.

Alcuni luoghi in prossimità delle Colonne di Ercole possono riferirsi alla punta della Sicilia

In particolare, il mostro viveva nell’isola denominata Gadhira. Tale nome può essere tradotto dal fenicio in “muro”. In semitico, però, può voler dire anche altre cose. In particolare, in maltese, Għadira significa “stagno”. Ebbene, nei pressi di Mozia e di fronte al territorio di Erice (TP), vi è un’isola il cui nome attuale è Stagnone. Una volta ucciso, dalle tre teste del mostro Gerione sarebbero originate altrettante isole. Queste sono facilmente identificabili con le tre isole maggiori delle Egadi, situate proprio davanti al promontorio di Erice. È aleatorio ricercare tutti questi particolari geografici ed etimologici dalle parti di Gibilterra.

Secondo Bob Woodward e Carl Bernstein, i due giornalisti del Washington Post autori dell’inchiesta sul caso Watergate, tre indizi convergenti formano una prova. Riepiloghiamo allora gli indizi che ci portano ad affermare che le colonne di Ercole fossero situate a Mozia e non a Gibilterra:

  • L’Oceano omerico non era quello Atlantico ma il Mar Tirreno. Il Tirreno si estende a partire dalla punta della Sicilia, dove è situata Mozia.
  • Mozia era una colonia della fenicia Tiro. Il suo tempio è perciò identificabile come dedicato a Ercole. Le colonne di questo tempio possono essere quelle viste da Strabone in una colonia di Tiro, situata “alle colonne di Ercole”.
  • Il luogo alle spalle delle colonne, denominato Erizia, potrebbe essere Erice, situata molto vicino a Mozia.
  • L’isola di Gadhira, in semitico “stagno”, adiacente a Erizia e alle “colonne” potrebbe essere l’isola di Stagnone, posta di fronte a Mozia.
  • Le tre isole originate dal mostro Gerione, ucciso da Ercole, potrebbero essere indentificate con le tre maggiori Isole Egadi (Favignana, Lèvanzo e Marettimo).

Ce n’è quindi abbastanza per soddisfare le tre condizioni di Woodward e Bernstein.


[1] Sergio Frau, Le Colonne d’Ercole. Un’inchiesta, Nur Neon, 2002.

[2] Louis Godart, Il Giornale dell’Arte, luglio 2002.

[3] Andrea Carandini, Remo e Romolo, Einaudi, Torino, 2006, p. 68.

[4] Platone, Timeo, 17a-27b.

[5] Erodoto, Storie, 2,44.

[6] Sergio Frau, cit., p. 229.

[7] Strabone, Geogr., 3.5.5–6.

Foto di Majdi Samhan da Pixabay

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