Gilet gialli, chi sono e cosa vogliono

Gilet gialli. Per la 24a settimana consecutiva, la Francia è stata investita dalle proteste di manifestanti scesi in piazza indossando un giubbotto giallo catarifrangente, obbligatorio per gli automobilisti in panne quando escono dal veicolo. I disordini maggiori, stavolta, si sono verificati a Strasburgo, sede secondaria francese dell’europarlamento, con sette feriti e 42 fermati dalla polizia.

Nella città alsaziana era stato organizzato un corteo “internazionale” di protesta, con la presenza di 2000 manifestanti europei, italiani compresi. Contemporaneamente, a Parigi, i gilet gialli sfilavano in una “marcia sui media”. Nella capitale ne sono stati stimati circa 2600. Un numero che, in confronto alle scorse mobilitazioni, può essere considerato un flop.

La settimana scorsa, infatti, a manifestare, a Parigi, furono in 9000 circa, con il contorno dei consueti danni alle vetrine dei lussuosi negozi degli Champs Elysées, numerosissimi arresti e feriti. Nel complesso, la protesta sembra scemare: il numero di 23.600 manifestanti stimato in tutta la Francia è tra i più bassi da quando è sorto il movimento, circa sei mesi fa. Da allora si sono contati ben 15 morti, soprattutto a causa di investimenti durante i blocchi stradali, oltre tremila feriti (tra cui mille poliziotti) e 5000 arrestati.

In piazza
più blandamente ma nonostante le iniziative di Macron

Probabilmente, le iniziative dell’astuto Emmanuel Macron stanno facendo rientrare la protesta anche se non completamente. Nelle ultime settimane, infatti, il presidente francese ha più volte ribadito che i manifestanti non hanno tutti i torti e che presto avrebbe adottato alcune delle più giuste misure da loro richieste. Tra queste, si è fatto portavoce dell’adozione di un salario minimo europeo, trovando l’inaspettato consenso del nostro premier Giuseppe Conte.

Macron ha intanto annunciato l’aumento di 100 euro del salario minimo francese e la detassazione degli straordinari e dei premi. Il presidente, tuttavia, sarebbe deciso ad andare avanti con il suo pacchetto di misure antinquinamento. Pur essendo tali provvedimenti temporaneamente sospesi, essi trovano i gilet gialli assolutamente contrari. Il movimento, infatti, si fa portavoce dei problemi dei piccoli centri rurali e non di quelli delle inquinate metropoli.

Secondo i gilet gialli, queste misure (ora sospese) avrebbero colpito solo gli automobilisti della provincia francese da dove essi provengono per la quasi totalità. Lo scontro, quindi, investirebbe ancora una volta la composizione della società francese e il suo contrasto tra città (Parigi) e campagna.

Come è nato il movimento dei gilet gialli

Incredibilmente, il movimento di protesta è nato il 17 novembre scorso, con la pubblicazione su Facebook di un video, subito divenuto virale. Era lo sfogo di una semplice signora della porta accanto: Jacline Mouraud, una casalinga che si diletta a fare la cantautrice. Nel video, la Mouraud tuonava contro l’aumento delle accise per la benzina, la decisione di abbassare a 80 chilometri orari il limite di velocità sulle strade statali, l’aumento dei pedaggi autostradali e l’incremento del numero degli auto-velox per le multe.

Di qui l’invito a indossare i gilet catarifrangente degli automobilisti e a scendere in piazza settimanalmente, unicamente mobilitati dai social. Successivamente, Jacline Mouraud ha fondato il movimento Les Emergents, nel quale sono confluiti gli elementi più moderati dei gilet gialli. I più radicali, tuttavia, si sono raggruppati attorno a un’altra donna, Ingrid Levavasseur, che ha fondato il Ric (Ralliement d’initiative citoyenne).

I punti del programma dei gilet gialli

Le richieste dei gilet gialli francesi ricalcano solo in parte quelle che, in Italia, sono portate avanti dai partiti una volta considerati “populisti”, giunti al potere con le ultime elezioni politiche. Simile a quelle del programma del M5s sembra essere l’esigenza di proteggere l’industria francese, favorendo nuovamente la statalizzazione delle imprese strategiche e di proibire le delocalizzazioni. Parimenti la limitazione dei contratti a tempo determinato e un incremento di quelli a tempo indeterminato. Così come il governo italiano, i gilet gialli si dichiarano contrari alla politica di austerità.

Più vicino alla Lega, sembra essere la richiesta di un sistema pensionistico solidale e socializzato. Contrariamente al “Carroccio”, però, i gilet gialli francesi vogliono più progressività nelle imposte sul reddito, vale a dire più scaglioni e nessuna flat tax. Il movimento, inoltre, si dichiara sensibile all’implementazione di una vera politica di integrazione. Sostengono che i richiedenti asilo siano trattati bene e forniti di alloggio, sicurezza, cibo e istruzione per i minori.

Se accolti legittimamente, chiedono che frequentino corsi di lingua e di storia della Francia, nonché di educazione civica con relativa certificazione. Vogliono, invece, che i richiedenti asilo respinti siano effettivamente rinviati al paese di origine. Un programma sull’immigrazione, quindi, molto differente da quello dei partiti xenofobi europei.

A tutto ciò, vanno aggiunte le richieste “automobilistiche” già citate, che non fanno parte del programma del governo italiano e la promozione del trasporto merci su rotaia. Quest’ultima rivendicazione non troverebbe favorevole i No Tav al di qua delle Alpi.

Le manifestazioni di sabato scorso sono state un flop ma ora i gilet gialli puntano a un alleanza con i sindacati per una memorabile manifestazione del primo maggio, a Parigi. Come già annunciato sui social, la sfilata partirà da Montparnasse ma il percorso è ancora segreto. Per l’occasione, i lavoratori sindacalizzati indosseranno un gilet rosso. Le forze dell’ordine sono già in stato di estrema all’erta.

Fonte foto: LInkiesta

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