Rosso Malpelo e la crudeltà umana

rosso malpelo

«Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava da rena rossa lo chiamavano Malpelo». Inizia così la novella che rappresenta la svolta verista di Giovanni Verga. Rosso Malpelo, pubblicata per la prima volta sul «Fanfulla» nel 1878 e poi inserita nella raccolta Vita dei campi (1897). 

Per mezzo di una tecnica dell’impersonalità e del principio dello straniamento, Rosso Malpelo viene presentato come una sorta di demonio incarnato. In realtà è solo un bambino che ha avuto la sfortuna di nascere con i capelli rossi: segno di un cattivo carattere nella credenza popolare di una società superstiziosa, persecutoria nei confronti del “diverso”. L’umanità disumana che caratterizza la cava di rena rossa dove Malpelo lavora, rappresenta per lui il campo di battaglia in cui per sopravvivere bisogna essere bravi a difendersi e — se necessario — a subire.

La cava e la lotta per la sopravvivenza

Quasi tutta la novella è ambientata nella cava. Essa costituisce il passato, il presente e il futuro di Malpelo. Qui è morto suo padre, detto Misciu Bestia. Un uomo che dopo una vita di duro lavoro e sacrifici per la famiglia ha fatto la «fine del sorcio», sepolto vivo nella rena. Nella cava resterà per sempre anche Malpelo, scomparso durante la rischiosa esplorazione di un passaggio sotterraneo. Qui Malpelo è costretto a sopportare di continuo le angherie degli altri operai, che spesso lo paragonano alle bestie («lo schivavano come un cane rognoso»; «andava a rannicchiarsi nel suo saccone come un cane malato»; «ci si pigliava le busse senza protestare, proprio come […] gli asini che curvano la schiena, ma seguitano a fare a modo loro»). 

Particolarmente bestiale è il trattamento che gli riservano durante la pausa pranzo: «egli andava a rincantucciarsi col suo corbello tra le gambe per rosicchiarsi quel po’ di pane bigio, come fanno le bestie sue pari […] e gli tiravan dei sassi, finché il soprastante lo rimandava al lavoro con una pedata». Nonostante tutto Malpelo non piange mai, ormai ha capito come funziona la vita e si è rassegnato. La sua filosofia emerge soprattutto nelle affermazioni rivolte all’amico Ranocchio: «L’asino va picchiato, perché non può picchiar lui; e s’ei potesse picchiare, ci pesterebbe sotto i piedi e ci strapperebbe le carni a morsi» oppure «La rena è traditora […] somiglia a tutti gli altri, che se sei più debole ti pestano la faccia, e se sei più forte, o siete in molti […], allora si lascia vincere». 

L’umanità che persiste nonostante il contesto

La vessazione e l’umiliazione subite nella cava perseguitano Malpelo anche tra le mura di casa. Dopo la morte del padre — il più tragico imprevisto della sua vita, dato che Misciu Bestia era l’unico che gli voleva bene — si ritrova a vivere con una madre che lo disprezza e una sorella che lo maltratta e si vergogna di mostrarlo al futuro sposo. Egli è dunque un ragazzino estremamente solo, ridotto ad essere «torvo, ringhioso e selvatico» da un’esistenza insostenibile. Agli occhi del lettore potrebbe apparire quasi naturale che in un tale contesto i sentimenti di Malpelo possano inaridirsi. In realtà ha solo la scorza dura. Sotto i valori positivi sopravvivono e traspaiono con chiarezza tra le righe della novella.

Rosso Malpelo infatti è l’unico personaggio della storia in grado di provare pietà filiale, senso di giustizia, amicizia. Un momento particolarmente intenso è quello in cui viene descritta la cura con cui Malpelo conserva i pantaloni di fustagno e le scarpe del padre defunto. Un altro è quello in cui si parla dell’ostinazione con cui egli porta Ranocchio nel luogo in cui giace la carcassa dell’asino grigio. Lo fa solo per insegnargli quanto è dura la vita e quanto sia importante riuscire a sostenere anche la vista delle cose più atroci. Questo perché l’umile Rosso Malpelo, che a scuola non ci è mai andato, in materia di crudeltà umana è il maestro più autorevole che ci possa essere.

Foto di David Mark da Pixabay

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