
Poche persone sanno cosa sia un Exultet. Non era così nel medioevo quando, la notte del sabato santo, se ne faceva uso per accompagnare la veglia pasquale dei fedeli. La veglia era fervida attesa della resurrezione, della celebrazione della luce, della sua vittoria sulle tenebre. Exultet è la prima parola del canto liturgico che annunciava la Pasqua: Exultet iam angelica turba coelorum, “esulti ormai la schiera angelica dei cieli”. Fisicamente gli Exultet erano rotoli di pergamena che venivano srotolati dal diacono dall’alto dell’ambone. I fedeli, in gran parte analfabeti, potevano vederne le immagini miniate e partecipare al rito cantato.
Secondo Guglielmo Cavallo, tra i massimi studiosi italiani di paleografia e storia della scrittura, i canti “erano di incomparabile bellezza e rivestivano un significato liturgico profondo che attraverso la benedizione e l’offerta del cero pasquale diventava atto di lode a Cristo risorto”. Furono un fenomeno esclusivo dell’Italia meridionale. Sorsero nei secoli dal X al XIII e ad oggi ne sono sopravvissuti 28. La maggior parte vide la luce nel monastero benedettino di Montecassino, a quel tempo centro culturale di grande importanza. Tre sono custoditi nell’Archivio capitolare di Troia, altri tre nel Museo diocesano di Bari.
In questo articolo vogliamo parlare di quello, particolarmente bello ed emblematico, custodito nel Museo diocesano di Salerno. L’ultima delle sue miniature mostra un sovrano troneggiante, in mezzo a dignitari di dimensioni più piccole. La penultima mostra un vescovo e un papa assiso, in mezzo a rappresentanti del clero. Le due miniature sono chiamate “Le autorità temporali e le autorità spirituali” e rappresentano il punto di arrivo di un percorso narrativo che si sviluppa lungo 18 immagini successive. C’è consenso unanime che il sovrano sia Federico II. Ma chi è il papa?
La questione di chi sia il papa è di grande importanza perché legata alla datazione della pergamena. Tralasciamola per un attimo occupandoci di un altra questione, non meno importante: in che luogo è rappresentato l’imperatore? La maggior parte delle immagini della pergamena salernitana disponibili in rete non mostrano con sufficiente chiarezza i dettagli. Siamo stati a Salerno e abbiamo visto con i nostri occhi i riquadri. Osservando attentamente le colonne ai lati di Federico abbiamo notato una chiara somiglianza con quelle della cripta della Cattedrale di Foggia. Somiglianza dovuta, a nostro parere, al materiale col quale sono state realizzate: la breccia corallina, detta anche breccia rosata o mandorlato garganico.
La breccia rosata garganica fu utilizzata da Federico II in numerose altre località: nel portale d’ingresso della cattedrale di Termoli (città che in epoca sveva era compresa nel giustizierato di Capitanata); nel Palatium di Lucera; a Torre Alemanna vicino a Cerignola; in altre sedi minori. Ancor più marcatamente fu utilizzata nella realizzazione dei principali elementi plastici decorativi di Castel del Monte (portale d’ingresso, finestre, archivolti, colonne, capitelli, etc.). Realizzare tali elementi in breccia corallina poneva enfasi sulla bellezza dell’opera finale attuando un preciso disegno politico-ideologico del sovrano che si servì dell’architettura come espressione della propria magnificenza e autorità imperiale, nonché quale strumento di potere per la creazione di consenso. Come noto, nel 1240 l’imperatore ordinò a Riccardo di Montefuscolo, giustiziere di Capitanata, di accelerare il completamento dello splendido maniero, oggi patrimonio Unesco dell’umanità.
Ritorniamo alla penultima miniatura e alla questione di chi sia il papa rappresentato. Nel periodo imperiale (1220 – 1250) i papi coevi di Federico II furono Onorio III, fino al marzo 1227; Gregorio IX, da marzo 1227 ad agosto 1241; Innocenzo IV, da giugno 1243 a dicembre 1254. Federico fu scomunicato da papa Gregorio IX il 29 settembre 1227 e il 20 marzo del 1239; il 17 luglio 1245 da papa Innocenzo IV. Le scomuniche papali crearono problemi al sovrano soprattutto per le conseguenze che ebbero sui sudditi. La prima scomunica ebbe luogo a seguito della mancata partenza per la crociata, causata da un’epidemia, ma per Gregorio si trattò di una scusa.
Federico partì un anno dopo, nel giugno 1228, e conquistò Gerusalemme. Lo fece da scomunicato e senza spargimento di sangue. Durante la sua assenza molte città del regno si ribellarono, Foggia compresa. Al suo ritorno (giugno 1229) Federico dovette ristabilire l’ordine sottomettendo le città ribelli. Minacciò persino di invadere il Patrimonium Sancti Petri (lo Stato della Chiesa) ma poi grazie alla diplomazia ci rinunciò. Il 23 luglio 1230 con la pace di San Germano la scomunica gli fu revocata. San Germano è il nome storico di Cassino, città situata ai piedi della montagna di Montecassino. La pace durò dieci anni, fino alla scomunica del 1239. Questa volta a causarla fu il conflitto con i Comuni della Lega.
L’Exultetdi Salerno ha la particolare caratteristica di non avere testi (eccezion fatta per il prologo, redatto in scrittura gotica). Si riteneva che fosse costituito solo da immagini, ma recentemente l’attento studio della riproduzione fotografica effettuata all’inizio del secolo scorso ha rivelato che il rotolo è stato privato di alcune parti, probabilmente quelle relative al testo, eliminate quando fu tagliato in riquadri.
Per stabilire chi è il papa (e magari anche chi è il vescovo che gli sta accanto e cosa gli porge) bisognerebbe sapere quando e perché è stata realizzata la pergamena. Gran parte della letteratura scientifica afferma che il rotolo salernitano è stato concepito nei primi anni del terzo decennio del XIII secolo. Dunque quando Onorio III era papa. Chi scrive ritiene invece che sia il risultato della pace di San Germano con Gregorio IX. Con la pace l’autorità temporale e l’autorità spirituale tornarono ad essere in armonia e tutta la parte peninsulare del Regno ne beneficiò. L’Exultet di Salerno doveva testimoniare la riconciliazione tra i due poteri universali.
Rientrato a Foggia Federico diede impulso ai suoi piani di governo, promulgò la costituzione, coniò l’Augustale e diede ordine di realizzare la cripta che sarebbe diventata la sua cappella palatina. Probabilmente non fu lui a commissionare la pergamena di Salerno, ma iniziativa della comunità felice della ritrovata armonia tra imperatore e papa.
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