
I peccatori segna un’altra importante collaborazione tra il regista Ryan Coogler (Black Panther, Creed) e l’attore afroamericano Michael B. Jordan, coppia artistica che ha sempre ben funzionato fin dal debutto di Coogler in Prossima fermata Fruitvale Station, che nel 2013 vinse il Sundance festival. È già entrato nel Guiness dei primati del cinema per avere ricevuto 16 candidature agli Oscar 2026, superando il precedente record delle 14 di Titanic e La la land.
Mississippi, 1932. I gemelli omozigoti Smoke e Stack Moore (Michael B. Jordan in entrambi i ruoli), veterani della prima guerra mondiale, tornano a Clarksdale dopo anni trascorsi a Chicago, dove hanno rapinato banche e treni per conto di Al Capone. Utilizzando denaro rubato al gangster, acquistano una segheria da un proprietario terriero razzista per aprire un locale da ballo al servizio della comunità nera locale. Dopo che Stack incontra l’ex fidanzata bianca Mary (Hailee Steinfeld), reclutano il cugino Sammie Moore (Miles Caton), un giovane chitarrista di talento osteggiato dal padre pastore (Saul Williams), e un gruppo di alleati, tra cui un cuoco che pratica l’Hoodoo, una coppia di immigrati cinesi e la moglie separata di Smoke, Annie (Wunmi Mosaku). La tensione aumenta quando forze soprannaturali si innescano e un antico vampiro irlandese di nome Remmick (Jack O’Connell), in fuga dai cacciatori di nativi americani appartenenti al Ku Klux Klan, crea un esercito di non morti. Mentre la potente musica della chitarra blues di Sammie risveglia gli spiriti ed elettrizza il pubblico nella sera dell’inaugurazione del locale, la vibrante performance attira anche l’attenzione di Remmick e dei suoi schiavi vampiri, scatenando una disperata lotta per la sopravvivenza senza precedenti fino all’alba.
La forza de “I peccatori” sta nell’aver preso uno stereotipo classico dell’horror tradizionale, il vampiro, ed averlo mescolato in modo originale ad una vasta gamma di generi eterogenei ma perfettamente amalgamati: il blaxploitaion sulla condizione dei neri nelle profondità dell’America razzista degli anni ’30, il thriller gotico su una minaccia sempre più incombente, il gangster movie sulla malavita di Chicago ai tempi di Al Capone, la storia d’amore interraziale, il western da scontro finale delle due fazioni nelle aride lande del Sud degli USA, e perfino il musical con il blues assoluto protagonista, anche secondo l’antica associazione che lo vede come “musica del diavolo”, un’etichetta che perseguita i musicisti blues da oltre 100 anni.
Tutto funziona nonostante il ricco intreccio di temi e generi: dalla recitazione eccellente dell’intero cast, all’impressionante colonna sonora che risuona musicalmente ed emotivamente per tutto il film come parte imprescindibile della storia (il blues riesce a connettere il mondo fisico con quello spirituale con tutto il bene e il male che ciò comporta); dalla sbalorditiva fotografia girata in IMAX 65mm, tecnicamente sontuosa – e con la sfida tecnica di filmare Michael B. Jordan in un doppio ruolo ampiamente vinta -, alla regia di Coogler che dietro la macchina da presa si prende i suoi tempi per delineare con efficacia i numerosi personaggi, e per la prima ora e mezza conosciamo e seguiamo queste persone con le loro storie di riscatto prima di farci travolgere dall’ultima ora di azione in un terzo atto sanguinolento, eccessivo e visivamente mozzafiato. Anche l’idea di svolgere la storia nell’arco temporale di un giorno richiama l’intimità e l’urgenza del regista ad una narrazione strettamente focalizzata al racconto di una storia profondamente umana.
Persino gli appassionati di vampiri potranno essere soddisfatti perché Coogler crea un tipo di vampiro indubbiamente unico: non affascina col tradizionale sex appeal ma piuttosto con promesse di vita eterna e libertà dall’oppressione sociale e razziale, con precisi riferimenti alla società americana (i membri del Ku Klux Klan a caccia di nativi americani più spietati dei vampiri assetati di sangue).
I vampiri e l’horror sono solo un pretesto per descrivere le vicende di una comunità emarginata in cui pericoli ed alienazione erano all’ordine del giorno. Attingendo ai ricordi personali della sua infanzia in Mississippi, il regista racconta una storia universale in modo che tutti possano immedesimarvisi, amplificando gli orrori quotidiani presenti per coloro che l’hanno vissuta. L’aspetto vampiresco è quindi il paradosso soprannaturale di una situazione predatoria già presente nel tessuto sociale delle comunità del Sud degli Stati Uniti in quel preciso momento storico: i mostri peggiori sono quelli che vivono dentro gli uomini.
I peccatori è uno dei film più originali e travolgenti degli ultimi tempi. È sincero, ricco di suspense, sensuale, delicato, divertente, terrificante e avvincente.
Ryan Coogler ha dimostrato la sua versatilità come regista/sceneggiatore: un dramma potente con Prossima fermata Fruitvale station, una brillante storia di supereroi con i due Black Panther, e un notevole sequel di un franchise storico con Creed. E adesso dimostra tutta la sua maestria nella visionarietà de I peccatori, sicuramente l’opera più ambiziosa di Coogler fino ad oggi.
Fonte foto: Warnerbros.it
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