Che cos’è l’Igiene Industriale? A Bologna il Congresso Nazionale 

igiene industriale

Dal 16 al 19 giugno 2026 si è svolto a Bologna il 42° convegno di Igiene Industriale, organizzato dall’AIDII ETS, una società scientifica fondata nel 1969.

Ma che cos’è l’Igiene Industriale? È la disciplina che valuta e controlla i fattori ambientali chimici, fisici e biologici presenti in qualsiasi ambiente di lavoro e che possono influire sulla salute dei lavoratori. In pratica è la medicina dei luoghi di lavoro, da non confondere con la medicina del lavoro che è la medicina che si occupa dei lavoratori. 

Gli Igienisti Industriali quindi, a differenza dei medici del lavoro, sono una categoria multidisciplinare così come molti e diversi sono i temi di cui devono occuparsi, dall’inalazione di sostanze pericolose alle vibrazioni prodotte dal sedile di un autobus, dalla contaminazione batterica di un capannone agricolo al rumore prodotto dalla sirena di un mezzo di soccorso. Sono quindi chimici, fisici e biologhi, ma anche ingegneri, geologi, statistici…

Il termine industriale fa riferimento ai primi studi che furono svolti nelle fabbriche e nelle miniere, ma oggi il mondo del lavoro è profondamente cambiato. Nondimeno c’è ancora molto bisogno di questa disciplina e di questi specialisti.

C’è una norma di riferimento?

Certamente, il Testo Unico sulla salute e sicurezza del Lavoro, decreto Legislativo 81 del 2008, tutela i lavoratori dai rischi negli ambienti di lavoro individuando ruoli e responsabilità e prescrivendo misure di prevenzione, ma il progresso tecnologico fa sì che i rischi siano in continua evoluzione, e solo la ricerca e la divulgazione dei suoi risultati possono far fronte ai cambiamenti del mondo del lavoro e ai rischi emergenti: pensiamo al cambiamento climatico che espone chi lavora in edilizia ed agricoltura a temperature insostenibili, al lavoro agile, che si svolge in ambienti dalle caratteristiche molto variabili, a chi deve interagire con sistemi robotizzati, a chi passa ore davanti ad uno schermo.

Malattie o infortuni?

L’igiene del lavoro si occupa prevalentemente di quei fattori di rischio che possono causare una malattia professionale o lavoro-correlata.

Le malattie professionali sono spesso invisibili, sotto diagnosticate e sotto riconosciute a differenza degli infortuni che riscuotono una grande attenzione mediatica.

Si stima che nel mondo ci siano 2,6 milioni di morti ogni anno dovute a malattie lavoro-correlate, 1 morto ogni 2 secondi, contro 330.000 morti per incidenti sul lavoro, e 160 milioni di malattie non fatali, con un impatto gigantesco sull’economia mondiale, una perdita annuale del 6% del PIL globale.

Di cosa si è parlato al Convegno?

Molte relazioni hanno approfondito il tema del rischio di inalare o venire a contatto con sostanze tossiche per la riproduzione, un rischio contemplato nel D. Lgs. 81/08 a partire dal 2024, grazie al recepimento di una Direttiva Europea, la n.431 del 2022. La Commissione Europea ha mostrato grande sensibilità per il tema dell’infertilità, che è diventato un problema sociale molto diffuso, benché non a tutti è noto che le sue cause possano risiedere anche nell’attività lavorativa che si svolge.

Due sessioni sono state dedicate all’ergonomia. Infatti, i problemi muscolo scheletrici e posturali sono la malattia professionale più frequentemente denunciata (il 70% circa del totale). Si è parlato in particolare di  patologie dell’arto superiore e di esoscheletri, moderni dispositivi che sostengono parti del corpo del lavoratore nello svolgimento di compiti lavorativi gravosi o ripetitivi, ma che richiedono una attenta valutazione e un utilizzo controllato per non incorrere in effetti collaterali negativi.

Un altro tema affrontato è stato quello dell’Igiene nelle strutture sanitarie.

Sì perché proprio dove si cura la popolazione si rischia di compromettere la salute dei lavoratori, medici, infermieri paramedici, e tutte le figure che operano in queste strutture.

I rischi più gravi cui sono esposti i sanitari sono la manipolazione di sostanze pericolose, quali la formalina, che viene usata in anatomia patologica per fissare i campioni di tessuto da guardare al microscopio, e che è una sostanza cancerogena per la quale la ricerca sta cercando di trovare un prodotto sostitutivo, altrettanto efficace ma non pericoloso.

Oppure i farmaci chemioterapici, che sono sì salvavita per i pazienti in quanto il rapporto rischio/beneficio è molto basso, ma possono essere pericolosi per la salute di chi prepara e somministra le chemioterapie se non si seguono delle procedure molto precise.

Inoltre, e lo abbiamo imparato tutti durante l’epidemia di COVID, in ospedale è molto alto il rischio biologico, cioè di contrarre malattie infettive dai pazienti.

Una raccomandazione per tutti

Quando andiamo dal medico di famiglia o da uno specialista per un problema di salute, non trascuriamo di informarlo della nostra attività lavorativa, attuale e pregressa.

Infatti, i medici non specializzati in medicina del lavoro non hanno l’abitudine di chiedere questa informazione ai loro pazienti, che invece potrebbe essere importante sia per prevenire future patologie sia per comprendere meglio le cause di quelle in atto.

*Biochimico, ex direttrice del dipartimento di medicina epidemiologia e igiene del lavoro ed ambientale dell’INAIL

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