Makerfield, il collegio che può ridisegnare gli equilibri politici della Gran Bretagna

Makerfield

Makerfield, distretto elettorale nel nord ovest dell’Inghilterra, sarà fino al 18 giugno il cuore della politica del paese.

Parte della contea di Greater Manchester, Makerfield è una delle 650 circoscrizioni elettorali britanniche e non sarebbe zona di interesse se non fosse che proprio lì è in corso una sfida elettorale che marcherà la politica britannica e ne indicherà la direzione futura.

La sconfitta dei Labour alle ultime elezioni amministrative ha aperto la crisi all’interno del partito: la direzione di Keir Starmer non piace, gli si contesta di non avere una linea coerente con i cambiamenti del mondo attuale. 

Ancora una volta è la Brexit, con i suoi lunghi effetti, il cuore del malcontento: Starmer ha ereditato un paese impoverito ed arrabbiato perché i benefici decantati dai brexiters non si sono visti ma si sta pagando il costo dell’isolazionismo. A ciò si è aggiunto l’effetto Trump, che ha trasformato l’America da partner commerciale solido ed affidabile ad alleato imprevedibile e a volte scomodo: l’aggressione all’Iran ha costretto il governo britannico a prendere le distanze dall’amministrazione americana, negando l’uso delle basi aeree e consentendolo in un secondo momento ma limitatamente a scopi difensivi, aprendo così una crepa nei rapporti tra i due paesi.

L’insoddisfazione dei britannici si è riversata sul partito al governo e, a cascata, l’insoddisfazione del partito si è riversata sul Primo Ministro: diversi deputati si sono dimessi, anche il ministro della salute ha lasciato e verranno indette elezioni interne per nominare un nuovo leader laburista che diventerà il nuovo primo ministro. 

Starmer, che non si è dimesso, presenterà la sua candidatura, così come il suo ex ministro della salute, Wes Streeting.

Ma il candidato sul quale i Labour puntano, colui che raccoglie il consenso di una larga maggioranze del partito e degli elettori laburisti è Andy Burnham.

Apprezzatissimo sindaco di Greater Manchester, Burnham non è più un deputato dal 2017. Poiché, per statuto laburista, bisogna sedere nella House of Commons per  candidarsi quale leader di partito, il deputato laburista del distretto di Makerfield si è dimesso per permettere una nuova elezione in quel collegio ove Burnham è stato candidato.

La circoscrizione parlamentare di Makerfield apparteneva a quella più ampia di Ince, conquistata dai Labour nel 1906 e rimasta ininterrottamente laburista fino alla sua abolizione nel 1983, quando venne creata quella di Makerfield che ha continuato ad essere laburista sino ad oggi. 120 anni consecutivi di vittorie davano al partito la certezza che quello fosse il collegio più sicuro per far eleggere Andy Burnham, sul quale poggiano le speranze dei Labour in contrasto con Starmer. 

E invece così sicura questa vittoria non è.

Perché se in 110 anni nessun cambiamento è stato tale da smuovere gli elettori di Makerfield, rimasti sempre saldamente ancorati ai valori laburisti, gli ultimi 10 anni di Brexit sono stati un lento tsunami i cui effetti rischiano di travolgere quel secolo abbondante di storia politica e dare inizio all’èra dei Reform di Nigel Farage. E non solo in quel distretto.

Robert Kenyon, candidato Reform al seggio di Makerfield, è noto alle cronache più per i suoi post misogini e razzisti che per il suo impegno politico ma promette ciò che gran parte dei britannici vuole sentire: tagli all’immigrazione, meno tasse e fine delle politiche ambientaliste che porteranno la UK alla soglia di emissioni zero entro il 2050 ma che, nel breve periodo, sono un costo che il paese fatica a tollerare. 

A proposito dei costi, Elon Musk si è espresso in favore non tanto di Farage quanto dell’ex deputato Reform Rupert Lowe, cacciato dal partito perché accusato di bullismo ed oggi a capo di una nuova formazione politica che si colloca più a destra di Reform, poco fantasiosamente chiamata Restore. 

“Solo Restore Britain può salvare la Gran Bretagna” ha twittato Lowe, poi  condiviso da Musk nel suo social X e questo è parso un chiaro sostegno a Rebecca Shepherd, candidata Restore alle elezioni di Makerfield.

In tutto questo, il candidato Conservative Michael Winstanley non riesce a far parlare di sè e non sembra avere alcuna speranza: i Tory  faticano a trovare una identità politica, schiacciati dalla destra di Farage che invece incontra il consenso degli elettori. 

Pur inneggiando alla libertà dallo straniero, Reform e Restore si stanno contendendo l’appoggio di Musk, lasciando così che proprio uno straniero entri prepotentemente nella politica del paese e, in caso di vittoria, ne possa indirizzare le scelte, perché il denaro è un’arma di persuasione potentissima.

Fuori dall’Europa, distante dall’America, la Gran Bretagna fatica ad accettare di non essere più uno stato egemone e ricco come un tempo: sale l’inflazione, (quindi aumentano i prezzi) e la sterlina non è più la moneta forte di un tempo. 

Lungi dal fare mea culpa per la scelta isolazionista, Reform e Restore cavalcano l’insoddisfazione e promettono di rendere la UK ai britannici, come se oggi il paese fosse in mano ad uno straniero, Elon Musk, per dire, e di renderla completamente autonoma dall’Europa, come se questo, anziché essere causa della crisi, potesse portare ricchezza e benessere. 

Wes Streeting and Andy Burnham, dalla loro, si sono espressi in favore di un graduale e necessario riavvicinamento all’Europa ma la reazione degli elettori non è stata affatto positiva ed ha costretto i Labour ad un parziale dietro front: perdere le elezioni a Makerfield significherebbe lasciare Andy Burnham fuori dalla competizione politica ed il partito non può permetterselo. Ma sarebbe anche il segnale che i Reform si avviano a vincere le elezioni politiche del 2029.

Per questo l’attenzione del paese è rivolta a Makerfield ed il 18 giugno potrebbe diventare una data memorabile per la UK, l’inizio di una nuova èra. 

Immagine generata dalla AI

3 Risposte

  1. vincenzo

    “120 anni consecutivi di vittorie” e tre righi sotto “se in 110 anni nessun cambiamento” — ma ci siamo svegliati stamattina o è ancora ieri? Ma facciamoci il piacere, non è la tesina di scuola media che bisogna scrivere per forza.
    Un minimo di dignità, suvvia.

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  2. pasquale

    A Vicié’, tu non saprai contare, ma il CR non sa scrivere. I laburisti hanno vinto per 120 anni consecutivi fino al 4 luglio 2024, data dell’ultima elezione, punto. Che stai a togliere 10 anni di lento tsunami? L’uso metaforico di “tsunami”, poi, è inappropriato: lo tsunami è un fenomeno naturale devastante, responsabile di enormi perdite di vite e distruzione, punto. Empatia negativa, tipica del CR.

    E poi: “I Labour”, “I Tory”, “I Reform”, ma che sono, i Beatles e i Rolling Stones? Tipico del burino rifardito all’estero. E ancora e sempre “La UK”; dice: “L’ho inventato io come il Tuca Tuca”. Ma il CR non ha ancora afferrato la differenza tra Gran Bretagna e Regno Unito.

    “Wes Streeting and Andy Burnham”: in italiano “and” si traduce con “e”.
    “Il cuore della politica del paese”: manca la maiuscola a “Paese” (quando è inteso come Stato sovrano).
    “Una larga maggioranze”: errore di concordanza (singolare/plurale).
    “Parlare di sè”: errore grave di accento. Il pronome riflessivo vuole l’accento acuto (“sé”).»

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