Elezioni UK: Starmer dovrà lasciare

Elezioni

Oltre 30 milioni di britannici sono stati chiamati al voto, la scorsa settimana, nella tornata elettorale più grande dalle elezioni politiche del 2024.

Due anni fa i Tory, che governavano il Paese dal 2010 (in coalizione con i Lib-Dem fino al 2015), hanno disastrosamente perso le elezioni, cedendo il 20% dei consensi e consegnando la UK ai Labour. Quello che aveva stupito, però, non era stata la vittoria laburista, ampiamente prevista, quanto la straordinaria ascesa dei Reform di Nigel Farage che, con il +12%, aveva conquistato 5 seggi.  

Di fondo, era ed è tutt’ora Brexit l’ago della bilancia politica britannica.

Da quando la UK ha trionfalmente abbandonato l’Europa per tornare ad essere un paese libero e felice, le cose non sono andate economicamente molto bene: chiudersi in un’isoletta di 60 milioni di persone, schiacciati tra i 340 milioni di americani da un lato e i circa 450 milioni di europei dall’altra, non è stato facile.

In un mondo globalizzato, andare avanti da soli ha un costo molto alto: significa, tanto per fare qualche esempio, un import-export rallentato dalla burocrazia ed oberato di spese e significa anche una barriera non solo per chi vuole entrare nel paese, come desideravano i brexiters, ma anche per chi vuole uscire. Addio libero scambio di merci e di persone in Europa, ora occorrono documenti e visti e mentre prima di Brexit l’orizzonte della Gran Bretagna era l’Europa, adesso il mondo libero si è ristretto, per i britannici, al mare che attornia la loro isola. Non era esattamente quello che avevano in mente molti sostenitori di Brexit, i quali si immaginavano semplicemente liberi, tanto dalla immigrazione quanto dalle regole europee, e per questo più ricchi e potenti. Ma non è andata così.

Di certo, i britannici sono meno ricchi: a gennaio 2016 la sterlina valeva 1.36€ ed è crollata ad 1.09€ dopo il referendum. Oggi un pound vale 1.15€ e, nel suo massimo post Brexit, non ha mai superato 1.21€. Sul dollaro, dopo aver subito le stesse fluttuazioni, la sterlina è in ripresa (ma sappiamo bene che il dollaro, dal ritorno di Trump, ha i problemi suoi) ma certo viaggiare per i britannici non è più economico come prima. 

Anche il costo della vita nel paese è cresciuto: la sterlina debole, le importazioni rallentate ed aggravate di costi, la carenza di manodopera, tutto ha contribuito all’aumento dei prezzi, facendo crescere il mal contento del paese.

Le elezioni del 7 maggio non hanno fatto altro che confermare quanto i britannici siano scontenti: a farne le spese è, ovviamente il partito al governo, colpevole di non aver soddisfatto le aspettative dei brexiters, prima tra tutte quella di sbarazzarsi degli immigrati, ma anche lo scontento di chi, dalla Brexit, alla fine non ha ottenuto in cambio nulla.  

Il grande trionfatore è, ancora una volta Nigel Farage: a lui si votano (e lo votano) tutti coloro che rivogliono una UK libera dall’Europa e soprattutto dagli immigrati.

“Guarda”, mi dice infastidita la coppia di ricchi anglo-scozzese che vive accanto a me e che mi ha detto di aver votato Reform, “siamo attorniati da musulmani.” ed in effetti è vero, solo che sono britannici quanto loro.

Nella sola Londra, dove si è votato per il rinnovo dei Municipi (come in gran parte dell’Inghilterra), i Labour hanno dimezzato il numero dei loro consiglieri; i Reform sono, invece, passati da 2 a 1453. 

In Scozia, i Reform  entrano in parlamento con 17 seggi, nel Galles, dove si è votato per il Senedd, il parlamento, i Labour hanno perso 35 seggi mentre i Reform ne hanno conquistati 34 e sono il secondo partito. Un trionfo. Ed una disfatta per Keir Starmer, che sarà costretto a cedere il posto ad un successore dopo le continue dimissioni di ministri e parlamentari laburisti che chiedono, con toni sempre più accesi, una nuova guida per il partito.

Sir Keir non si è ancora dimesso ma, chiunque sarà, il suo successore, su di lui graverà comunque il peso di Brexit, con le tante promesse che aveva portato con sé e che sempre più appaiono per quel che erano: illusioni. 

Image by kp yamu Jayanath from Pixabay

3 Risposte

  1. federico

    facendo crescere il mal contento del paese = malcontento
    sopratutto dagli immigrati= soprattutto
    e mi fermo qui

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  2. pasquale

    A Federì, e questo è i caporedattore che dovrebbe dare l’esempio

    “tutt’ora” = “tuttora” (avverbio, non richiede apostrofo)
    “un isoletta” = vuole l’apostrofo → un’isoletta
    “si immaginavo” = “si immaginavano” (terza persona plurale dell’imperfetto)
    “la UK” è scorretto: UK è un acronimo, in italiano si dice “il Regno Unito” o, se si tiene UK, il genere è maschile = “il UK”.
    “da un lato… dall’altra” — incoerenza di genere: = “da un lato… dall’altro”.

    e poi se la pigliano con le leonesse, i leoni, le pitonesse delle tastiere.
    Ad malora semper

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