
Tutti noi abbiamo passato una giornata nella natura, magari un weekend in montagna, e in un momento, ascoltando i suoni degli animali, del vento tra le foglie o di un fiume che scorre, abbiamo pensato “come sto bene, vorrei fosse così tutti i giorni”. Poi siamo tornati a casa, e per un po’ abbiamo goduto di quella sensazione di rigenerazione, promettendoci di rifarlo al più presto. Quello che abbiamo provato non è solo rilassamento: è un fenomeno che riguarda la nostra salute, fisica e psichica. All’Università di Zurigo, il gruppo di Colin Shaw e Daniel Longman ha fatto ascoltare a dei volontari 30 minuti di suoni di foresta o di rumori industriali: dopo la foresta, umore e alcune prestazioni cognitive miglioravano. Eppure, per molti di noi, come per chi vive in una città come Roma, questo contatto con la natura è breve e fugace. Ma se bastano pochi minuti di suoni naturali per influenzare il nostro benessere, quanto dipende la nostra salute dagli ecosistemi che ci circondano?
È la domanda al centro di “Bioparco per il Pianeta – One Health Experience”, il progetto con cui il Bioparco di Roma e la Regione Lazio propongono, da domenica 25 ottobre, nove giornate di attività e un convegno il 28 novembre. Al centro c’è l’approccio One Health: la salute umana, quella animale e quella degli ecosistemi sono interdipendenti. Non significa soltanto che gli animali possono trasmetterci malattie, ma che la nostra salute è legata anche alle condizioni ambientali in cui vivono le altre specie e al funzionamento degli ecosistemi che condividiamo.
La biodiversità si sta riducendo a un ritmo senza precedenti: l’IPBES (Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e i servizi ecosistemici) stima che circa un milione di specie sia minacciato di estinzione, e secondo il Living Planet Report 2026 le popolazioni monitorate di vertebrati selvatici sono diminuite in media del 73% tra il 1970 e il 2022. Ma quali specie diminuiscono e quali prosperano conta anche per la nostra salute, perché la perdita di biodiversità non avviene a caso: la trasformazione degli habitat ne penalizza molte e ne favorisce altre, più adattabili agli ambienti modificati dall’uomo. Uno studio pubblicato su Nature nel 2020, basato su 6.801 comunità ecologiche, ha mostrato che negli ambienti dominati dall’uomo aumenta la proporzione di specie note come ospiti di patogeni zoonotici, come alcuni roditori, pipistrelli e uccelli. Questo non significa automaticamente più infezioni, ma può aumentare le occasioni di contatto tra esseri umani, animali e patogeni.
Il legame vale anche nella direzione opposta. La chitridiomicosi, una malattia fungina degli anfibi, ha contribuito al declino di centinaia di specie e all’estinzione di alcune. Non si trasmette all’uomo, ma le attività umane, tra cui il commercio internazionale di animali, ne hanno favorito la diffusione. La salute degli animali non è solo uno strumento per proteggere la nostra: ha un valore in sé.
Anche gli zoo hanno un ruolo in questa rete. Grazie a programmi di conservazione, riproduzione in cattività e reintroduzione, specie scomparse in natura come il cavallo di Przewalski e l’orice d’Arabia sono tornate a vivere allo stato selvatico. E nel 1999 la patologa veterinaria Tracey McNamara, dello zoo del Bronx, contribuì a identificare l’arrivo del virus West Nile nelle Americhe, collegando un’insolita mortalità di uccelli ai casi di encefalite umana a New York. Osservare la salute degli animali, a volte, può permetterci di riconoscere una minaccia anche per la nostra. Proteggere la biodiversità, monitorare la salute degli animali e comprendere le relazioni tra le specie sono quindi anche strumenti di prevenzione. Quando parliamo di natura, tendiamo a considerare soprattutto ciò che offre a noi, dimenticando la complessità delle relazioni che la mantengono in equilibrio. Ed è proprio da quelle relazioni che dipende anche la nostra salute.
Fonti:
WWF – 2026 Living Planet Report
Drishti IAS – Living Planet Report 2026
Gibb et al. (2020), Nature 584:398–402
Scheele et al. (2019), Science 363:1459–1463; Lambert et al. (2020), Science 367, eaay1838
IPBES (2019), Global Assessment Report
Foto: Andrea Cova

