
Sentite, io ci ho provato a trattare la politica seriamente, se mi seguite lo sapete, e ho cercato anche di essere distaccata e non fare sarcasmo… poi mi è caduto l’occhio sulla dichiarazione del Dipartimento di Stato americano, l’equivalente del Ministero degli Esteri, e, vabbè, mi arrendo!
Il dipartimento di Rubio ha recentemente dichiarato che “i condizionamenti ideologici e la polizia che opera con due pesi e due misure sono evidenti sintomi del declino della civiltà”. E fin qui siamo tutti d’accordo e pensi: in un paese come l’America, dove l’approccio della polizia è spesso condizionato dal colore della pelle di chi viene fermato, ci sta che Rubio richiami alla correttezza le forze dell’ordine per scongiurare il ripetersi di un nuovo caso George Floyd, tanto per citarne uno dei più celebri.
E invece no, il Dipartimento di Stato americano non parla al suo paese: ce l’ha con il Regno Unito, al cui popolo si stringe “in questo momento preoccupante.”
Un passo indietro.
Henry Nowak e Vickrum Digwa sono due ragazzi britannici di Southampton, hanno 18 e 22 anni, li distingue il colore della pelle, la religione e il fatto che Henry è morto il 3 dicembre 2025 e Vickrum, che lo ha accoltellato, è stato condannato all’ergastolo.
La sentenza è molto dura con l’imputato non solo per l’azione mostruosa che ha commesso, accoltellare un ragazzo indifeso, ma anche per aver mentito alla polizia su quanto accaduto, negando di aver ferito Henry.
La videocamera dell’agente intervenuto mostra una scena tremenda: è notte, Henry è steso tra un’automobile ed un muro, gli agenti lo spostano, è vestito di scuro e non si vedono tracce di sangue, l’assassino dichiara di essere stato aggredito per motivi razziali e di non averlo toccato. Henry si lamenta, dice di essere stato accoltellato e di non riuscire a respirare. Gli agenti lo ammanettano.
Henry era stato ferito così gravemente che è morto dopo pochi minuti e non ci sarebbe stata possibilità alcuna di salvarlo, anche se i soccorsi fossero stati chiamati immediatamente e non fosse stato ammanettato.
Il video ha creato, ovviamente, enorme scalpore: vedere un moribondo ammanettato è uno spettacolo orribile. Ma orribile è anche speculare sulle tragedie, fomentando odio razziale, attuale cavallo di battaglia di Nigel Farage, che, giusto giusto per placare gli animi, ha detto che Henry Nowak ha scontato il fatto di essere bianco ed è l’ora di smetterla con questo “pregiudizio anti-bianchi” e di iniziare a promuovere l’idea che “le vite bianche contano tanto quanto le vite nere”. Viene da chiedersi dove viva Farage, ma forse in questo periodo è troppo occupato a spiegare perché un chiacchierato imprenditore di criptovalute anglo-tailandese gli abbia donato 5 milioni di sterline che lui non ha dichiarato. Però questa è un’altra storia.
E poi è arrivato anche il messaggio di un altro paladino degli oppressi, J.D. Vance, vicepresidente degli Stati Uniti d’America, neo convertito al cattolicesimo, che ha invitato ad una “rabbia giusta” per la morte di Henry (bello vedere come l’aggettivo “giusto” venga ubiquitariamente utilizzato quando non si sa offrire una soluzione concreta) e ha espresso il suo rammarico pensando che quel ragazzo sarebbe ancora vivo “se le élite europee” si fossero opposte all’invasione dei migranti… disse l’uomo che ha sposato Usha Chilukuri, figlia di immigrati indiani.
Qui non si sta solo perdendo il senso della ragione, qui si è perso quello del ridicolo.
In questo panorama di politica arrogante, che non potendo schierare l’esercito tenta di conquistare un paese con la violenza delle parole, non poteva mancare un intervento di Elon Musk, del quale non si può negare sia la genialità quanto la spietatezza manageriale dell’imprenditore di successo, quello che ovunque è andato, fosse un’azienda o il DOGE, ha licenziato dall’oggi al domani migliaia di persone, rovinando vite e famiglie. Ecco, questo custode dell’umanità ha condiviso il video su X invitando a farlo girare per far vedere come sia stato trattato Nowak e come la polizia si sia “codardamente sottomessa al suo aggressore” immigrato, aggiungo io per scoprire un sotteso non troppo nascosto.
Fatto sta che mentre la famiglia di Henry Nowak, prostrata dal dolore, ha invitato i partiti politici e gli ordini religiosi a lavorare insieme per ricostruire la fiducia nella polizia, Rubio, Musk e Vance, che tanto avrebbero di cui occuparsi a casa loro, tentano di fomentare l’odio tra i cittadini di un paese che non è il loro. E qui tocca prendere le difese di Farage, che esprime idee discutibili ma almeno lo fa a casa sua.
Ma l’America pensa davvero di aver qualcosa da insegnare, in tema di civiltà e giustizia, alla Gran Bretagna e al resto del mondo? Non per essere scortese, ma in questo periodo gli ”evidenti sintomi del declino della civiltà” arrivano quotidianamente da oltreoceano, ed i post di Vance, Rubio e Musk ne sono un esempio.
Così, da un lato c’è la famiglia di Henry, che ha detto “Non vogliamo che la sua morte sia usata per creare ulteriori divisioni, odio o tensione. Vogliamo che la sua storia renda le nostre strade più sicure per tutti.”; dall’altro ci sono Rubio, Vance e Musk, che agitano gli animi di un paese ferito.
“In Gran Bretagna, siamo persone ragionevoli e tolleranti. Quando abbiamo un caso terribile come il caso di Henry, Henry Nowak, reagiamo con calma, come ha fatto la sua famiglia” ha dichiarato elegantemente Keir Starmer.
Educazione, rispetto, eleganza, questo è l’insegnamento della Gran Bretagna in un momento, sì, di preoccupante declino della civiltà, per parafrasare Rubio e parlare di casa sua, l’America. Della quale è meglio che torni ad occuparsi perché è lì che c’è davvero tanto da fare.
N.d.A Per chi non lo ricordasse, George Floyd era stato arrestato, ammanettato e steso a terra a faccia in giù ed è morto perché un agente di polizia, per farlo stare fermo, gli ha premuto il ginocchio sul collo per oltre 9 minuti, soffocandolo.
Immagine creata da Gemini AI
“Sentite, io ci ho provato a trattare la politica seriamente, se mi seguite lo sapete, e ho cercato anche di essere distaccata e non fare sarcasmo…” Finalente una battuta comica fatta dal Caporedattore, che ci fa scompisciare tutti; mentre in verità la sua cifra stilistica è da sempre un’ironia feroce, quasi demolitoria, per mascherare insicurezza e mancanza di assertività.
Prima scrive: “Henry Nowak e Vickrum Digwa sono due ragazzi britannici”.
Poi Digwa diventa immigrato: Musk “codardamente sottomessa al suo aggressore” immigrato, aggiungo io per scoprire un sotteso non troppo nascosto”.
“Henry si lamenta, dice di essere stato accoltellato e di non riuscire a respirare. Gli agenti lo ammanettano. Henry era stato ferito così gravemente che è morto dopo pochi minuti e non ci sarebbe stata possibilità alcuna di salvarlo, anche se i soccorsi fossero stati chiamati immediatamente e non fosse stato ammanettato.”
Mo, il CR è diventato incondizionato fan “della UK”. In verità il tutto non è così sempliciotto; Henry supplicava: “Sono stato accoltellato” e un agente risponde: “Non credo proprio, amico”. Starmer ha affrontato direttamente la controversa risposta della polizia in merito all’omicidio e ha riconosciuto l’esistenza di gravi fallimenti sistemici di cui rendere conto, insistendo sulla necessità di attendere la conclusione delle indagini accelerate condotte dall’IOPC (Independent Office for Police Conduct). Inoltre, la polizia dell’Hampshire si è scusata per le proprie azioni. E ancora, gli scontri violenti tra polizia e manifestanti a Southampton. E ancora, ancora il “two-tier policing” (“polizia a due livelli”) dove i musulmani sarebbero trattati in modo più favorevole rispetto ai non musulmani e il governo statunitense si è unito alle critiche.
Se l’obiettivo di un media è fare informazione, questa andrebbe fatta con rigore, approfondimento e “sale in zucca”. La realtà è molto meno lineare e decisamente più problematica.
No i quattro amici al bar del compianto Gino Paoli.
N.d.A ha il punto finale.
Complimenti per l’inutile commento! Continua a scrivere i tuoi pensieri su Facebook, leonessa da tastiera….Non hai neanche il coraggio di firmarti col tuo vero nome e cognome (che già conosciamo)