
USA 1994. Sono attualmente in corso i Campionati mondiali di Calcio che si tengono con cadenza quadriennale. Paesi organizzatori: il Messico, il Canada e gli Stati Uniti d’America. Nel corso del torneo ha fatto sensazione la telefonata del Presidente USA Donald Trump a quello della FIFA, lo svizzero Infantino. Trump ha “chiesto” a Infantino che la Commissione arbitrale “sorvolasse” sull’espulsione di un calciatore USA. Cioè senza comminargli, come da regolamento, alcuna giornata di squalifica. Poi l’evidente “favore” è stato ininfluente per la Nazionale USA, che ha perso con il Belgio 4-1, venendo eliminata.
Il pensiero corre ad un altro Mondiale, organizzato per intero dagli Stati Uniti. Fu un Mondiale nel quale le decisioni arbitrali furono tante e tali a sfavore dell’Italia da far ritenere a chi scrive che non volevano proprio farcelo vincere. Talune decisioni furono prese per la pima volta nella storia dei Mondiali o addirittura nella storia del calcio. A ciò si aggiunge – come vedremo poi – alcuni favori incredibili concessi ai nostri avversari della finale. Infine, il “destino cinico e baro”. Ma veniamo ai fatti.
Pagliuca primo portiere espulso ai mondiali in attuazione di una semplice ‘direttiva’
Già alla seconda partita si è concretizzata la prima evidente congiura arbitrale ai danni dell’Italia. Avendo ancora zero punti in classifica, bastava un niente per darci il colpo di grazia. Al 21’, infatti, il portiere Pagliuca è uscito a valanga su un giocatore avversario e, la palla, colpita dal norvegese, gli è sbattuta sul braccio, un metro fuori area. L’arbitro senza pensarci mezza volta, lo ha buttato fuori. E lo divenne, non per una specifica regola del calcio. Bensì in attuazione di una semplice e recentissima “direttiva”.
Nello specifico, la regola introdotta solo 4 anni prima stabiliva che qualsiasi giocatore che avesse fermato una chiara occasione da gol commettendo un fallo doveva essere espulso. Ma soltanto prima del Mondiale USA ’94, la FIFA dette la direttiva affinché gli arbitri applicassero quella regola anche per un fallo di mano del portiere. Senza tener conto del fatto che il portiere poteva aver iniziato la sua azione all’interno dell’area e, quindi, commesso fallo involontariamente. Fatto sta che Gianluca Pagliuca divenne il primo portiere espulso nella storia dei mondiali. L’Italia, sia pur rimasta in dieci, riuscì comunque a vincere la partita per 1-0 e a qualificarsi.
Mondiali USA 1994, qualcuno si inventa la ‘prova TV’ a nostro discapito
Secondo caso senza precedenti e ancor più clamoroso a danni dell’Italia. Quarti di finale: Italia-Spagna. La partita finì 2-1 e ci qualificammo per la semifinale. Il giorno dopo: il “fattaccio”. Durante l’eterno recupero, le telecamere TV avevano ripreso una gomitata di Tassotti a Luis Enrique che l’arbitro aveva ignorato. La commissione arbitrale si era poi riunita sancendo il primo caso storico in assoluto di prova TV applicata nel calcio mondiale. La FIFA, a tavolino, affibbiò a Tassotti otto giornate di squalifica, negandogli la eventuale presenza in semifinale e in finale. In base addirittura a una norma che nemmeno esisteva, essendo stata codificata solo due anni dopo!
Completati i gironi di qualificazione, si è avuta un’ulteriore prova che il Mondiale era pilotato a favore di qualcuno. Diego Maradona – che, dopo un gol dei suoi, si era messo a fare smorfie di fronte a una telecamera, in evidente stato di alterazione – viene squalificato per doping. Maradona nel 1994 è stato quindi il terzo calciatore a subire questa sorte nella storia del torneo. In realtà, l’establishment ha voluto togliersi di torno l’Argentina, che sarà eliminata.
Mondiali USA 1994, Zola toglie il pallone all’avversario e viene espulso
Che tale decisione non fosse a vantaggio nostro, lo si vide nella prima partita degli ottavi di finale (a eliminazione diretta): Italia-Nigeria. Era un brutto cliente, la Nigeria. Secondo taluni, addirittura la squadra più forte del ranking. Dopo 26’ era già in vantaggio, praticando un gioco alquanto duro, se non proprio al limite del regolamento. A metà del secondo tempo, l’allenatore si è finalmente ricordato che tra i 22 azzurri c’era anche un certo Zola e lo ha fatto entrare al posto di Signori. Dopo soli dodici minuti, ancora una decisione arbitrale a nostro sfavore.
Zola, dopo esser stato strattonato e caduto in area, si è subito rialzato. Poi ha inseguito (fuori area) l’avversario, togliendogli la palla senza minimamente sfiorarlo. L’arbitro messicano gli ha sventolato in faccia il cartellino rosso e lo ha buttato fuori. Ancora oggi in Sardegna si considera tale espulsione la più ingiusta della storia del calcio. Siamo così rimasti in dieci sullo 0-1, a solo un quarto d’ora dal termine. Per fortuna si è scatenato Roberto Baggio che, all’87’, ha tirato fuori dal cilindro una magia delle sue: 1-1. Poi, al 102’, l’arbitro è stato costretto a fischiarci un evidente rigore che lo stesso Baggio ha trasformato di classe.
Brasile batte Olanda con tre gol di dubbia regolarità
Si è quindi allora capito a chi andassero i favori dell’establishment. Nei quarti di finale il Brasile eliminò l’Olanda per 3-2. Ma, c’è sempre un ma! Il primo gol del Brasile segnato da Romário al 53° fu viziato da forti sospetti di fuorigioco. Al momento del passaggio, l’attaccante brasiliano Bebeto si trovava con il corpo oltre la linea dell’ultimo difensore olandese. Proseguì la corsa e crossò al centro dell’area, dove Romário colpì al volo di prima intenzione per l’1-0.
Al 62° minuto sul secondo gol brasiliano, la difesa olandese si era posizionata molto in alto, lasciando Romário in posizione irregolare. In tali casi, all’epoca, gli arbitri fischiavano subito il fuorigioco, senza darsi pena di attendere il contributo o meno all’azione del giocatore in questione. L’arbitro costaricano Sequeira (latino americano) lasciò correre. La palla giunse a Bebeto che scartò il portiere e segnò il secondo gol per il Brasile. I calciatori olandesi protestarono a lungo ma invano. Anche il terzo gol, segnato da Branco su punizione, desta sospetti di ‘combine’.
Gli olandesi protestarono con veemenza ritenendo che l’intervento sanzionato di Overmars sullo stesso Branco fosse regolare e sul pallone. Secondo alcuni critici il brasiliano avrebbe palesemente accentuato la caduta per ottenere il calcio piazzato. Si trattava dello stesso giocatore che poco prima era stato protagonista di un duro scontro di gioco non sanzionato. Fatto sta che il Brasile segnò il 3-2 e si qualificò per la semifinale vincendo una partita con arbitraggio palesemente a favore.
USA 1994, aveva ragione Andreotti o era destino che perdessimo?
In semifinale il Brasile eliminò una Svezia rimasta in dieci, per l’ennesimo favore arbitrale. Al 63’, sullo 0-0, il capitano svedese Thern intervenne sul centrocampista e capitano brasiliano Dunga. L’arbitro colombiano José Torres Cadena (anch’egli latino americano) estrasse direttamente il cartellino rosso. Thern a fine partita accusò Dunga di aver ampiamente accentuato la caduta (“stava solo recitando”). Fino al momento dell’espulsione, la Svezia era riuscita a contenere gli attacchi brasiliani. Trovandosi in 10 uomini, la squadra scandinava dovette arroccarsi interamente in difesa, fino a cedere all’81° minuto sul gol decisivo di testa firmato da Romário.
Le supposizioni su quale squadra puntava l’establishment (il Brasile) risultano ampiamente confermate. Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Ma, forse, era semplicemente destino che l’Italia non conquistasse la quarta Coppa del Mondo prima del 2006. I nostri due più forti giocatori, infatti, giocarono la finale infortunati o reduci troppo presto da un grave infortunio. Franco Baresi fu schierato in campo solo 25 giorni dopo essere stato operato di menisco. Roberto Baggio giocò incapace di camminare per uno stiramento dei muscoli flessori della coscia destra subìto in semifinale.
La finale, per la prima volta nei Mondiali finì ai calci di rigori. Furono proprio Baresi e Baggio, intorno alle 14.30 di una giornata torrida di 32 anni fa, a sbagliare i due rigori decisivi. In precedenza, al 33’ del secondo tempo, Baggio si era trovato la palla sul destro, al centro dell’area, a pochi metri dalla porta avversaria. “Codino” non fu nemmeno in condizione di colpire efficacemente il pallone. Ne uscì fuori una mozzarella che l’ignaro Taffarel mise tranquillamente in angolo. Al “destino cinico e baro” si aggiunsero le decisioni suicida dell’allenatore Sacchi. Avrebbe potuto infatti far tirare i rigori al rientrante Zola o a Beppe Signori, che difficilmente avrebbero sbagliato. Invece decise diversamente.
Scrivi