
Da quasi 150 anni sono uno dei simboli del Torneo di Wimbledon e nessuno può dire di aver realmente assistito ad uno degli incontri del più antico evento tennistico mondiale se non ha gustato almeno una porzione di «Strawberries and Cream», le fragole con panna per le quali, a detta de Il Cucchiaio d’argento, durante l’evento sportivo si consumano mediamente 28.000 chili di fragole – provenienti dalla Hugh Lowe Farms di Mereworth, nel Kent: il fornitore ufficiale della manifestazione – e 8.000 litri di panna.
Una tradizione documentata, raccontano le cronache, già nel 1881, a pochissimi anni dalla nascita del Torneo e che esalta un prodotto locale visto che le nostre fragole, a metà luglio, a causa del caldo sono già praticamente scomparse.
Wimbledon, Shakespeare e il Bosco sacro di Nemi
Se volessimo fare un gustoso percorso a ritroso nel tempo e nello spazio dovremmo innanzitutto spostarci dal torneo di Wimbledon al Globe Theatre di William Shakespeare al cui Enrico V è attribuita la celeberrima «citazione delle fragole»: «la fragola, che cresce sotto l´ortica, rappresenta l´eccezione più bella alla regola, poiché innocenza e fragranza sono i suoi nomi. Essa è cibo da fate».
Un intreccio, quello tra la fragraria vesca, il nome scientifico della fragola, della famiglia delle rosacee e le fate che ci riporta naturalmente alle figure femminili dei primi popoli europei e quindo innanzitutto alla dea Frigg della mitologia norrena, a cui le fragole dei boschi erano sacre, dea della fertilità e protettrice delle partorienti.
Gli stessi attributi che, varcate le Alpi, si ritrovano in Rehitia (o Reitia), la dea dei paleoveneti da cui, con ogni probabilità, è scaturito il mito di Diana in combinato con l’Artemide greca, visto che entrambe prediligevano le zone boscose vicino a piccoli laghi e, ad entrambe, come alla dea Frigg, erano sacre le fragole selvatiche.
E così, seguendo nello spazio e nel tempo il percorso inestricabile della diffusione delle fragole, ci si ritrova naturalmente al Bosco sacro di Nemi dove, secondo il mito, risiedeva Diana ed in cui, tra la fine di maggio ed i primi di giugno, si celebra il rito della raccolta delle fragoline di bosco.
Da Nemi a Londra
Come testimoniato dai dipinti e dai racconti di viaggio Nemi, con il suo Bosco sacro, era una delle tappe del Grand Tour, il viaggio di formazione (da cui è nata la parola turismo) che a partire dal XVIII secolo i giovani aristocratici inglesi, presto imitati dai loro omologhi delle altre aristocrazie europee, compivano per completare la loro educazione umanistica, studiare l’arte classica, perfezionare la conoscenza delle lingue e rafforzare i legami, anche d’affari, con i loro pari dell’Europa continentale.
Quale fosse la ragione per cui questi giovani aristocratici lasciassero le relative comodità di Roma per raggiungere, con i mezzi di allora, Nemi non è dato sapere, ma a spingerli, oltre al mito di Diana, doveva essere anche la necessità di ritrovare, nei boschi e nei panorami allora ancora intatti che circondano il piccolo lago di origine vulcanica, un ambiente familiare, ben lontano dalla tipica «caciara romana».
E a Nemi questi giovani aristocratici avranno sicuramente assaggiato le fragoline care a Diana, magari sospinti da una delle guide locali.
Non è quindi del tutto strampalato affermare che le fragole, unite alla più familiare panna di latte che a Roma e nel suo hinterland era praticamente sconosciuta a beneficio della più rustica ricotta, siano entrate nelle abitudini dell’aristocrazia londinese come una sorta di riconoscimento della comune esperienza nemorense recuperando, come ulteriore segno distintivo di alto lignaggio, i versi shakespeariani e tutto il corredo di miti nordici che instillavano in loro la convinzione, rafforzata dalla vastità dell’allora Impero britannico, di essere dei predestinati alla guida del Mondo.
«Strawberries and Cream» e total white
Anche noi, che per storia e tradizione siamo lontanissimi da quel mondo, non possiamo fare a meno di riconoscere la fascinazione della monarchia britannica, con i suoi riti, le alterne vicende della famiglia reale, i suoi eventi.
In un Mondo sempre più involgarito, in cui il Presidente degli Stati Uniti fa continuamente sfoggio di arroganza, quei riti, quegli eventi, il rigoroso rispetto dei dress code nelle occasioni ufficiali, come il total white imposto ai tennisti di Wimbledon, ci appaiono, nostro malgrado, un riferimento di stile inimitabile.
E le «Strawberries and Cream» assai più eleganti ed appropriate di una qualsiasi cheesecake americana.
Foto di Beverly Buckley da Pixabay
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