Termina il 2016: un anno di disastri

Il 2016 è stato caratterizzato da una serie di disastri economici e politici come la Brexit, l’avanzata dei partiti xenofobi in Europa, l’escalation delle guerre medio-orientali e il fallimento della riforma costituzionale in Italia. Sono venuti clamorosamente al pettine quei nodi della politica mondiale e nazionale che già si erano intravisti negli anni precedenti. Ne facciamo un breve sommario.

Illusione di conciliare islam con democrazia

_86989490_fbe2566b-32d5-4104-87dc-f5314294778bFino a qualche anno fa c’erano i “fratelli musulmani”. Per controllarli gli USA (e la Francia) hanno favorito la presa del potere di governi dittatoriali, in Algeria e in Egitto. Poi il mondo occidentale, con Obama in prima fila, ha favorito l’ascesa delle cosiddette “primavere arabe”, con l’illusione che avrebbero portato la democrazia nei paesi islamici del nord Africa e del Medio Oriente. Obama le ha finanziate dappertutto, tranne che nell’Arabia Saudita e nei paesi del Golfo. Cioè i paesi più ricchi e i più radicalizzati e con i quali le multinazionali americane fanno affari d’oro. Un operazione, dunque, che era già nata contraddittoria, al suo primo apparire.

A ben guardare, poi, i Mubarak, i Gheddafi e gli Assad, così come a suo tempo Saddam Husseim, avevano portato un minimo di laicità nel modo islamico, pur nella durezza del governo anti democratico che rappresentavano. Soprattutto, combattevano in prima persona il sorgere del radicalismo e del terrorismo, all’interno dei loro confini.

Il risultato – a fine 2016 – della politica di finanziamento delle “primavere arabe” è sotto gli occhi di tutti: interminabili guerre civili, nascita e proliferazione dell’ISIS, attentati terroristici in tutta Europa. Dopo milioni di morti e di rifugiati, tra le file degli “insorti” è rimasta a combattere solamente Al Qaeda. E a difendere il governo legittimo del laico Assad è calata in forze la Russia di Putin.

Addio al principio della libera circolazione dei lavoratori

brexit-lavoro-640x342La Brexit (preceduta da un accordo per evitarla che, sostanzialmente, già chiudeva le frontiere britanniche ai lavoratori della UE) e il ripristino dei controlli alle frontiere da parte di Austria, Danimarca, Francia, Germania, Svezia e Ungheria (sia pur temporaneamente) ha sancito la fine del principio della libera circolazione dei lavoratori, posto a base dell’Unione Europea. Fortunatamente è rimasto in piedi l’altro principio-base, quello della libera circolazione delle merci e dei capitali; diversamente, come farebbero ad affluire i capitali asiatici o degli sceicchi arabi, e dare ossigeno alle asfittiche Borse europee?

Fine della vocazione umanitaria delle democrazie occidentali

Discende direttamente dai due eventi precedenti ma è sostenuto dai consensi ottenuti nel 2016 dai partiti e dai movimenti xenofobi in Francia, nel Regno Unito, in Austria, Germania , Olanda e Italia. Ed è alimentata dall’incapacità dimostrata dagli Stati europei di saper distinguere rifugiati veri da potenziali terroristi e/o dai semplici immigrati economici. Quest’ultimi, infatti, devono essere ammessi insieme agli altri non per motivi umanitari ma semplicemente per ingigantire i serbatoi del lavoro nero e abbassare il costo del lavoro, a scapito della mano d’opera nazionale.

Incapacità di “normalizzare” i rapporti tra Europa e Africa

d02Gli immigrati non provengono solo dal mondo islamico o dal Medio Oriente ma anche dall’Africa sub sahariana e, per quanto riguarda l’Italia, tale fenomeno migratorio è preponderante. Nasce da politiche economiche miranti a depauperare le fonti di sostentamento locali (imponendo le “monoculture” funzionali all’economia europea) e dalle politiche dei mercanti d’armi, che armano le guerre locali e sostengono, anche qui, il terrorismo. Non a caso anche il governo tunisino, cioè quello più vicino all’Europa, si rifiuta di riprendersi a casa sua un terrorista come Anis Amri, una volta scontata la pena carceraria.

Fine delle ideologie sociali o semplicemente di sviluppo

E’ stato detto e ridetto della nocività delle politiche monetariste della UE, nate da Maastricht (1992) e mantenute anche nei momenti di crisi (dal 2008 ad oggi). Nocive non solo per i paesi deboli, come l’Italia e la Grecia ma anche per i paesi forti come la Germania che, nonostante tutto, non cresce più come nel periodo pre-crisi. E allora perché non le si abbandona? Perché le ideologie sociali o le politiche del welfare che erano alla base delle teorie economiche espansive della scuola keynesiana, sono ormai definitivamente morte e sepolte e nessuno se la sente di risuscitarle. E allora teniamoci la crisi senza fine del capitalismo mondiale.

Incapacità del popolo italiano a riformare le istituzioni e delega di tutto il potere alla magistratura

_04102016124743Il No al referendum del 4 dicembre scorso sulla riforma costituzionale ha sancito l’incapacità del popolo italiano di darsi istituzioni in grado di riformarsi e auto-riformarsi. Di più: ha certificato che, agli italiani, la situazione istituzionale sta bene così com’è, ritenendo che ogni riforma non potrà far altro che peggiorarla ancora di più.

Inoltre, gli slogan “onestà e pulizia” che sembrano regalare il successo a chiunque se ne riempia la bocca, non sono altro che una “delega di fatto”, da parte del popolo, alla magistratura, perché governi al posto dei partiti e delle istituzioni. D’altronde, la “Prima Repubblica”, in Italia, è nata con la Resistenza ma è finita con l’inchiesta “mani pulite”.

di Federico Bardanzellu

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