Luchino Visconti: a 40 anni dalla morte del grande regista, cosa resta del genio raffinato

ViscontiUn omaggio al regista gentiluomo, amato dalle donne, scomparso il 17 marzo del 1976.

E’ impossibile condensare in un breve articolo tutta la vita artistica e personale del grande Maestro.

Luchino Visconti, regista di grandi capolavori, pellicole che restano nell’immaginario e nei cuori dei cultori del cinema d’autore, opere raffinatissime e curate in ogni particolare; Visconti amava l’arte, descriveva il cinema come  punto focale di conoscenza, il cinema che lo interessava era per definizione  “antropomorfico”.

Infatti, quello che più lo appassionava era il lavoro con gli attori e letteralmente sugli attori; materiale umano con il quale poteva “costruire” uomini nuovi che chiamati a vivere, generavano una nuova realtà, la realtà dell’arte. Visconti amava e descriveva dettagliatamente con la macchina da presa e con il suo occhio artistico, il più umile gesto dell’uomo, il suo passo, le sue esitazioni e i suoi impulsi, le contraddizioni, i sentimenti forti e contrastanti, le emozioni che offrono poesia e vibrazioni alle cose che li circondano e nelle quali si inquadrano. Poesia, cinema, un concetto romantico lontano dalla nostra realtà attuale; termine astratto, coniato appositamente per gli artisti, per contrapporre il privilegio della loro attività a quella degli altri uomini.

Visconti è stato veramente unico nel suo modo di rappresentare le nostre private emozioni. Tanto teatro, cinema operistico; a dir la verità, Luchino Visconti era un uomo proprio di teatro. Negli anni Cinquanta si cimentò in innovative ed originalissime produzioni per il palcoscenico di alcune commedie di Tennesee Williams, Arthur Miller e Shakespeare, costringendo gli indisciplinati attori ed anche spettatori italiani ad adeguarsi. Tra i vari capolavori cinematografici non possiamo non ricordarli quasi tutti:

Visconti e Anna Magnani

Ossessione (1943) La terra trema (1948) Bellissima (1951) Siamo donne (1953) Senso (1954) Le notti bianche (1957) Rocco e i suoi fratelli (1960) Boccaccio ’70 (1962)  Il Gattopardo (1963) Vaghe stelle dell’Orsa (1965) Le streghe (1967) – episodio La strega bruciata viva Lo straniero (1967) La caduta degli Dei (1969) Morte a Venezia (1971) Ludwig (1972) Gruppo di famiglia in un interno (1974) L’innocente (1976). Visconti e le sue attrici, di una bellezza impalpabile, raffinatissime, eteree, da Clara Calamai a Claudia Cardinale, da  Alida Valli ad Anna Magnani (la ricordiamo in “Bellissima”).  Ogni attrice nella propria bellezza, intensità, carisma.

Tutto quello che è davanti alla camera, era importante per Visconti, gli attori come le attrici; ricordiamo ancora,  Alain Delon, Annie Girardot, Romy Schneider, Renato Salvatori, Paolo Stoppa, Marcello Mastroianni ( bellissimo, “Le Notti Bianche”): tutti ne ricordavano e celebravano il modo particolare di dirigere gli attori, un vero e proprio fenomeno medianico. Concordi nell’affermare che quella indefinibile forza interna, per cui il suo dirigere non era un insegnamento ma un agire sul subcosciente dell’attore, era di grandissimo impatto emotivo. E questa è oggi più di ieri, una qualità che possiedono solo i veri, autentici registi, perché Visconti era un regista vero, “come lo era Toscanini quando dirigeva alla Scala” (Paolo Stoppa).

Visconti sul set di Rocco e i suoi Fratelli

Pochissimi al mondo possedevano e posseggono  oggi questo potere, quasi medianico: questi artisti, registi, veramente pochi, sono i soli che dall’attore, professionista o preso dalla strada, riescano a ottenere quello che vogliono. Bravo ed autorevole come pochi, la sua bravura più di ogni cosa in ogni cosa.

di Alessandra Paparelli

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