
Non c’è festa più calda e intima del Natale, il giorno in cui possiamo dedicarci ai nostri familiari, godendoci in profondità i rapporti di parentela, nella gioia di scambiarci i regali e di mangiare insieme. Eppure, nonostante sia la festività della luce, anche il Natale nasconde un lato oscuro.
Il Krampus, la leggenda
Siamo ormai abituati a considerare uno dei simboli del Natale il vecchio Santa Claus, Babbo Natale. Un signore vestito di rosso, con la barba bianca, che porta i doni a tutti i bambini buoni. Non sempre ci ricordiamo però che secondo le leggende germaniche, San Nicola – il santo da cui deriva la figura di Babbo Natale – era accompagnato da uno spaventoso aiutante: il Krampus.
Il Krampus era un diavolo, aveva gli zoccoli di capra, le corna e la pelliccia. La leggenda racconta che questo inquietante demone si fosse intrufolato in una comitiva di giovani travestiti da animali. I ragazzi avevano come intento quello di spaventare e razziare dei villaggi vicini in un tempo di carestia, e il Krampus aveva approfittato della situazione per confondersi tra di loro. Finché san Nicola non lo aveva stanato, sconfiggendolo. Il diavolo si era dovuto arrendere e aveva accettato il compito di accompagnare il santo ogni anno, in quel periodo dell’inverno, e di punire o rapire i bambini cattivi.
La leggenda svela un’immagine insolita del rapporto fra bene e male. Invece di raccontare una lotta senza pietà fra le due fazioni, riporta la storia di un compromesso. Il bene e il male si mettono d’accordo per portare a termine un compito più importante, aiutandosi a vicenda. Questo dettaglio, insolito per una leggenda cristiana, non è però privo di spiegazione. La figura del Krampus infatti ha origini molto più antiche del cristianesimo.
Le radici pagane
Le feste pagane erano dettate dai ritmi della natura. C’erano feste per il raccolto, per la semina, per il ritorno della primavera, e per i lunghi periodi di freddo e tenebre. Il solstizio d’inverno era una festa importante per i popoli pagani, perché era allora che bisognava invocare le divinità della natura, dell’abbondanza e della luce, per far ritornare la vegetazione, sciogliere la neve, allungare le giornate. Non è un caso che per i Romani il giorno del solstizio d’inverno fosse dedicato al Sol invictus. E non è un caso che il Natale cristiano ricada proprio in quel periodo.
Quando il cristianesimo si è diffuso in Europa, si è dovuto confrontare con credenze e riti che erano capisaldi delle abitudini popolari. La nuova religione medio-orientale era prevalentemente spirituale, e nell’incontrare alcune ritualità pagane si pose l’interrogativo di come approcciarsi ad esse. Invece di abolirle, la Chiesa le assimilò, trasformandole e rivedendole dove necessario, ma accogliendo ciò che di buono era presente in quelle usanze folcloristiche.
Una prova di questo atteggiamento lo troviamo nelle parole di San Giustino, che affermava la necessità di salvare ciò che anche fra i “gentili”, i pagani, sembrava in linea con il Logos, la parola di Dio. Infatti, anche gli atei potevano vivere secondo il Logos, secondo Giustino, per questo bisognava cercare il bene anche in quei riti infedeli. La festa del Sol Invictus, che celebrava la luce nelle tenebre, fu così trasformata nella festa in cui la luce viene al mondo, il Natale.
Krampus, da un dio al diavolo
Il cristianesimo è sovrabbondante di elementi derivati dalla tradizione popolare, e non solo per quello che riguarda le date delle festività. Anche rituali come le processioni o la devozione delle reliquie derivano da questo sincretismo religioso. E anche alcune iconografie classiche provengono da una commistione di credenze: come l’immagine tradizionale dei diavoli
Il diavolo nella Bibbia è rappresentato come un’entità astratta, come un serpente, un drago a tre teste, o un leone ruggente. Non c’è traccia nella Bibbia di una descrizione caprina del “satan”, l’avversario. La figura del demone con le corna, la coda e le zampe di capra nasce dalla contaminazione con alcune divinità pagane, come Pan, Silvano o Cernunnos. Questi, infatti, erano associati al caos, ai cicli naturali, all’animalità. È dal loro aspetto che, verso il XII secolo, è nata l’immagine tradizionale del diavolo.
Il Krampus era probabilmente una di quelle divinità pagane. Forse Cernunnos, il dio celtico della fecondità e degli animali, la cui più antica immagine è un’incisione rupestre del IV secolo a.C., nella Val Camonica. O forse era Silvano, il dio delle selve, considerato pericoloso per i neonati e legato al solstizio invernale. A Cortina è presente un’incisione nella roccia, chiamata “porta del dio Silvano”, a testimonianza dei culti a lui dedicati, praticati nella zona.
Il bene che addomestica il male
Queste figure si sono trasformate, e hanno dato vita, nelle regioni di lingua tedesca, alla figura del Krampus. Con il cristianesimo, la divinità preposta a questi culti venne ridimensionata e confinata a un ruolo subordinato, sotto la guida saggia e virtuosa di un santo, Santa Claus.
Anche l’immagine di San Nicola, d’altronde, si è ibridata di elementi popolari e folcloristici, prima di diventare Babbo Natale. Si pensa che la sua leggenda derivi perfino da quella di Odino, che durante il solstizio d’inverno voleva che i bambini lasciassero dei dolci negli stivali, per sfamare il suo cavallo volante. Ma qualunque sia l’origine del suo mito, Santa Claus è la rappresentazione del bene, del premio per chi è stato buono, che si accompagna con la minaccia della punizione per chi invece si è comportato male. Punizione affidata all’oscuro aiutante, il Krampus.
Ancora oggi si festeggia la leggenda del Krampus, anche in nord Italia, in Trentino Alto Adige e in Friuli Venezia Giulia. Ogni anno, il giorno di San Nicola, il 5 dicembre, si celebra una processione, guidata dal santo, al seguito del quale un branco di demoni in catene spaventa il pubblico. Al calar del sole, i Krampus seminano il panico fra gli spettatori, con giochi e urla, a simboleggiare la caccia a chi è stato malvagio durante l’anno.
Il Krampus è un simbolo che raccoglie in sé un complesso di tradizioni e credenze che parlano della nostra storia, e del modo in cui gli esseri umani hanno cercato di spiegare i cicli naturali e il rapporto fra il bene e il male. E ci propone un modo insolito di vedere le cose, un’interpretazione del mondo antica, in cui luce e tenebre combattono ma coesistono, fino a sostenersi a vicenda: una visione primitiva che ancora ci affascina.
Foto di Martin Herfurt da Pixabay
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