
Scoppi di coriandoli multicolore, maschere sproporzionate e costumi sgargianti. Il Carnevale è il momento più vivace dell’anno, il periodo in cui si può dar sfogo ai propri capricci, con dolci e feste esagerate. Una baldoria che culminerà nell’ultimo giorno, il martedì grasso, in cui si porrà un punto agli eccessi. È una festa dalle origini arcaiche, che nel corso dei secoli si è trasformata, cambiando forma e significato, ma che risponde a una necessità umana immutata nel tempo: quella di impazzire, almeno una volta l’anno.
Carnevale, ossia il ritorno della primavera
Il Carnevale nasce come una festa legata alla fecondità della terra. Più o meno nel periodo di febbraio, gli uomini delle prime società agricole celebravano riti per svegliare il terreno dal sonno invernale. Durante i mesi freddi, infatti, i campi non avevano dato frutti e i semi sembravano come morti, ma gli agricoltori sapevano che, compiendo i giusti rituali, questi potevano rinascere e diventare fecondi.
Per evocare la rinascita, era necessario scatenare le forze più vitali del gruppo umano. La comunità allora si dava agli eccessi, ai banchetti, ai combattimenti e alle orge rituali. Quest’ultime avevano un valore particolarmente importante, perché stimolavano la Madre Terra a riprodurre lo stesso processo fecondativo operato dai suoi fedeli. La frenesia generale però non era finalizzata solo a rianimare la natura, era un tentativo di plasmare il caos.
Il caos primordiale
L’uomo antico era convinto che per rigenerarsi fosse necessario tornare in un tempo passato, precedente alla creazione. I semi dovevano risvegliarsi dalla morte, ma solo riproducendo lo stato anteriore all’esistenza, potevano ricevere nuova vita. Per questo, l’uomo antico ricreava il caos. Il caos era alle origini di tutto, e solo dal caos sarebbe nato un nuovo cosmo. Allora sarebbero fioriti i campi e sarebbe tornato il bel tempo.
La festa del passaggio dall’inverno alla primavera era quindi dedita alla dissolutezza. Era un periodo di rovesciamento simbolico dell’ordine stabilito: venivano invertiti i ruoli sociali, i sessi e le gerarchie. L’individualità era abbattuta, e le persone, divenute un’unica entità vivente, si fondevano in rituali erotici. In questo modo veniva riattualizzato “il caos mistico anteriore alla creazione [che] rendeva possibile il ripetersi della creazione”1.
In questa confusione, il tempo passato si mescolava con il presente, la vita con la morte. Perciò, il mondo degli inferi si sovrapponeva a quello dei vivi. Le anime dei morti si univano alla festa, ma non avendo un corpo, dovevano adottarne uno provvisoriamente. La maschera usata nei riti era quindi l’incarnazione degli spiriti degli antenati che visitavano i vivi, il simbolo dell’annullamento delle frontiere.
Il Carnevale in Mesopotamia, Grecia e Roma
Esempi di queste feste agricole votate alla sregolatezza ne troviamo in tutto il mondo. I Babilonesi deponevano e umiliavano il re. Inoltre, inscenavano il combattimento tra gli dei primordiali mesopotamici che aveva dato vita al cosmo – con il preciso intento di riattualizzare la creazione.
In Grecia, tra febbraio e marzo si celebravano le Antesterie, cerimonie dedicate a Dioniso, dio del vino, dell’ebbrezza, e della vegetazione. Dopo le gare di bevute di vino, si celebrava un rito di fertilità con Dioniso, e infine venivano lasciate delle offerte alle anime dei morti, che si credeva partecipassero alla festa. Durante le celebrazioni venivano usate delle maschere, per attuare la perdita della propria identità e proteggersi dagli spiriti maligni.
A Roma, invece, c’erano i Saturnali. Durante queste feste, si creava un mondo alla rovescia, in cui gli schiavi diventavano padroni e i padroni erano costretti a servire. In tale ribaltamento delle norme, si celebravano anche riti orgiastici e banchetti esagerati, e veniva nominato un re fasullo che, mascherato, rappresentava una divinità infera.
Il Carnevale ora
Questo insieme di tradizioni non è andato smarrito. Nel Medioevo cristiano, la memoria dei Saturnali, in particolare, è sopravvissuta e si è trasformata nel Carnevale che conosciamo anche noi. Il periodo dei festeggiamenti è rimasto lo stesso dei primi popoli agricoli, ma nella comunità cristiana è diventato il tempo precedente alla Quaresima. Il nome stesso della festa (carnem levare) simboleggia l’astinenza dalle carni, tipica del periodo quaresimale.
Il Carnevale è per noi, come per gli antichi, un periodo di allegria, in cui i ruoli sociali vengono invertiti e presi in giro. I carri allegorici, comparsi nel Rinascimento, sono ancora molto usati in svariati paesi, ma è la maschera il simbolo che più di tutti contraddistingue il Carnevale moderno. La maschera, nata come personificazione dei defunti, adesso non è nient’altro che un modo per cambiare identità, e essere, per una volta, qualcun altro.
Per noi il Carnevale è una fuga dall’ordinario, un caos controllato in cui dare libero sfogo alla propria creatività, alla necessità di scherzare, di abbuffarsi, di “impazzire”, almeno per un po’. Anche noi, come i nostri antenati, abbiamo bisogno di una piccola parentesi di follia, per poi tornare al Cosmo, il mondo normale, più consapevoli. Certi come loro, che è necessario festeggiare, dopo l’inverno, il ritorno sempre straordinario della primavera.
- Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, Torino, Boringhieri, 1976, p. 374 ↩︎
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