L’anima istrionica di Charles Dickens

L'anima

Tutti conosciamo Charles Dickens come scrittore di romanzi e di racconti. Chi non ha mai sentito parlare di Oliver Twist, Grandi speranze o Un canto di Natale? Pochi invece sanno che l’altra grande vocazione dell’autore inglese — forse la più grande — era il teatro. La prima aspirazione della vita di Dickens infatti fu quella di diventare il più grande attore e drammaturgo del suo tempo. Se volessimo tracciare un profilo della personalità dell’autore vedremmo che il carattere istrionico emerge con prepotenza e si riversa in ogni sua opera, oltre a dare vita a meravigliose performance di attore. 

Il Dickens attore e drammaturgo

Frank Dubrez Fawcett nel suo saggio Dickens the dramatist ci racconta che l’istintiva teatralità di Dickens era pronta a esplodere in qualsiasi momento della giornata. Quando era con i suoi familiari o quando qualcuno andava a fargli visita, preso da improvvise ispirazioni, Dickens esordiva in in giochi di parole, canzoni comiche, imitazioni, giochi illusionistici e drammatizzazioni varie. E il suo pubblico occasionale, stupito e ammirato, finiva per farsi veicolare volentieri dalle sue parole e dalla sua gestualità.

L’attrazione di Dickens per il teatro era invincibile e ha dato vita anche a diversi testi teatrali. Per lo più farse e burlette che, seppure non all’altezza dei romanzi dickensiani, hanno il merito di essere l’espressione del tratto più esibizionista dell’autore. Ci sono le brevi e divertenti The Strange Gentleman, The Village Coquettes, Is She His Wife? e The Lamplighter. Ma vale la pena ricordare anche la collaborazione con Wilkie Collins nel più serio The Frozen Deep. Si tratta di un dramma in quattro atti ispirato alla vicenda dell’esploratore Sir John Franklin, scomparso nel corso di una spedizione nelle regioni artiche. Qui Dickens si cimenta anche come attore, interpretando una delle parti principali e stupendo il pubblico con la sua bravura.

Il tratto istrionico nei romanzi e nei readings 

Purtroppo Dickens non riuscì mai a imporsi sulle grandi scene né come attore né come drammaturgo. Per fortuna però il suo genio istrionico non è andato perduto. Si è tradotto nella creazione di figure romanzesche dal sapore teatrale: brillanti, grottesche e pungenti come la personalità del loro creatore. Come scrive Kesket Pearson in Dickens: his character, comedy and career, le doti di attore resero Dickens un romanziere diverso rispetto agli altri. La capacità di osservare l’umana quotidianità e, attraverso una vivace memoria fotografica, di riprodurla sulla pagina in maniera meticolosa, gli dava modo di descrivere una scena come se dovesse rappresentarla su un palco scenico. 

Inoltre la carica istrionica dei suoi capolavori narrativi ha dato modo all’autore di trarre delle letture — i famosi readings di Dickens — da recitare davanti al pubblico. Tra i tanti, possiamo ricordare i readings tratti da David Copperfield, Nicholas Nickleby o A Christmas Carol. Con queste letture l’autore intendeva realizzare un teatro – non teatro da portare in giro per tutta la Gran Bretagna. Fu un grande successo, costellato da tournée molto impegnative e un’opera continua di stesura e adattamento del materiale narrativo. Dickens non si fermò nemmeno quando si ammalò di tumore al cervello. Seduto al suo scrittoio e armato di carta e penna, continuò trasformare letture in prove d’attore fino alla fine dei suoi giorni.

Foto di 12019 da Pixabay

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