Viaggio nel racconto italiano del novecento: La visita

la visita cassolaTerzo articolo di critica letteraria nell’ambito della retrospettiva di agosto dedicata a Carlo Cassola per la rubrica Viaggio nel Racconto Italiano del Novecento.

Carlo Cassola: La visita

Terzo appuntamento con Cassola. Questa volta riuscirò a fare un paio di complimenti ad un suo racconto. La visita, infatti, seppur costruito sempre attraverso quei particolari ossessivi che dovrebbero comporre il puzzle di una vicenda, ma che, senza un sostegno narrativo, sono meri elenchi di oggetti e di azioni, è anche un racconto che in sé contiene una parvenza di storia e che, soprattutto, presenta un’originale incipit, molto cinematografico.

Cassola ci porta al seguito di un certo colonnello Delfo che viaggia verso la casa di un tal Murchison. A poche righe dall’inizio comprendiamo che l’incontro tra Delfo e Murchison avviene alla fine del Settecento. Mentre viene allestito il pranzo, i due uomini escono per fare una passeggiata nel parco. Alla fine di un viale di eucalipti, giungono ad una terrazza affacciata sul fiume.

Il colonnello vestiva in divisa e s’appoggiava ad una palizzata. Murchison indossava una redingote color crema e teneva in mano una tuba dello stesso colore. Guardavano entrambi verso il fiume. In quest’atto erano effigiati nell’arazzo della camera da letto della signora Rosa Boni.

Sì, un inizio decisamente cinematografico, compatibile con il cosiddetto film dell’impossibile teorizzato dallo stesso Cassola nel 1942, che consiste in un fermo-immagine cui corrisponde la fissità di uno sguardo estraneo alla scena. Immagino il filmato in costume d’epoca, poi il fissarsi dell’immagine dei due uomini che guardano il fiume; quindi l’infittirsi della trama tissutale sull’immagine ed il carrello con la macchina da presa che va indietro fino ad allargare la prospettiva e comprendere la stanza della proprietaria dell’arazzo che li sta guardando.

C’è anche un assaggio di maggiore poesia descrittiva, in questo racconto. Pur sempre con la cadenza aspra di un elenco di elementi, Cassola ci porta all’interno di un contesto abitativo che si rispecchia, questa volta sì, nell’animo della protagonista, seguendo una metrica rigorosa, quasi il suono di una ballata popolare. E torna ad affacciarsi il cinema. In alcuni tratti, infatti, la musicalità delle parole diventa colonna sonora del racconto accanto ai rumori descritti.

Nella strada si sentì il rumore della fontanella. Nella stanza s’intese il volo preoccupato di una zanzara. Sul soffitto il passaggio era in aumento: la giornata caldissima spingeva la gente al mare

Ciò non toglie che, a parte il bell’effetto del fermo-immagine intessuto nell’arazzo, le due storie, quella settecentesca e quella attuale, restino completamente slegate.

La vicenda di Rosa Boni, infatti, è presto detta. E’ vedova da dieci anni. Riceve,come spesso accade, la visita del marito di sua sorella, che è gravemente ammalata. L’uomo insiste affinché, morta la moglie, Rosa accetti di unirsi a lui.

Rosa non disse mezza parola. Ma, a parte queste imbarazzanti allusioni, la conversazione fu piacevole, perché si aggirò sempre sul passato

Lo rifiuta, dunque. E sul suo tacito rifiuto si chiude il racconto.

Storia breve, come sempre nei racconti di Cassola.

Tuttavia un punto c’è su cui vorrei soffermarmi: la piacevolezza della conversazione volta al passato. Piacevole per Rosa, ovviamente, che ama il marito e che, passando davanti al cimitero gli parla, immaginandosi accanto a lui nel futuro.

Qual è il rapporto tra Cassola ed il passato?

Il passato è un leit-motiv che torna ciclicamente in molti suoi personaggi avanti con gli anni, attraverso riflessioni che sembrano esprimere dolore ma sono, al contrario, rasserenamenti rispetto al tumulto passionale dell’età precedente.

Qui come altrove, il passato diventa protagonista e tra i tanti elementi che si avvicendano in quelle pagine, è l’unico che catturi l’intensità voluta dallo scrittore. Il passato è un sistema di vita, è una realtà alternativa che prende corpo nel momento in cui si rievoca, come se le parole potessero dargli consistenza e strapparlo al mondo delle ombre. Il passato è null’altro che la cristallizzazione di quelle sensazioni che Cassola ricerca nelle piccole cose di ogni giorno; la cristallizzazione della problematica dell’esistenza che egli parcellizza costantemente, fino a rischiare di perderla, quasi timoroso di affrontarla davvero.

di Raffaella Bonsignori

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