Tutti i mali della Roma di Spalletti ereditati dalla gestione Garcia-Sabatini

Spalletti-Luciano Spalletti torna sulla panchina giallorossa dopo otto anni, fiducioso della sua conoscenza dell’ambiente e confortato – quanto meno – dai nomi altisonanti dei giocatori che si ritrova in rosa.  In realtà, gli è bastato un tempo di Roma-Verona per capire di essersi messo alla guida di una squadra che non sa più come si gioca al pallone. E il secondo atto – Roma-Juventus – non è stato certo l’ideale per potersi rimettere in sesto. Ma quali mali ha ereditato il tecnico di Certaldo?

Il “Garcia way of foot-ball”, testardamente perseguito in due anni e mezzo di panchina giallorossa, aveva due caratteristiche: difesa imperniata su due soli centrali, con i laterali liberi di/obbligati ad avanzare e attacchi  basati sulle forsennate ripartenze delle ali, alle quali era assolutamente vietato di passare la palla prima di aver tirato non importa dove. Il centravanti: cos’è? Il centrocampo: serve a mantenere il possesso di palla, quando le ali non riescono a smarcarsi per le loro azioni individuali. Il risultato si è visto: i due centrali venivano messi regolarmente in inferiorità numerica da almeno tre avversari nelle azioni di contropiede e la percentuale delle azioni d’attacco che si concretizzavano in gol era incredibilmente bassa.

Il primo anno fu anche fortunato, Garcia. Si ritrovò una coppia di difensori centrali Benatia-Castan che non sbagliavano quasi mai (ed eventualmente, a metterci una toppa provvedeva Morgan De Sanctis, che eseguì alla perfezione il suo canto del cigno) e uno stratosferico Francesco Totti a proporre invitanti passaggi a Gervinho, pupillo e profeta del gioco del tecnico franco-spagnolo. A centrocampo, poi, un certo Kevin Strootman difficilmente (anzi, mai) perdeva il possesso palla. Record di vittorie iniziali della Serie A e secondo posto finale in classifica: «che volete di più? Con un sosia di Gervinho anche dall’altro lato, vinciamo lo scudetto!» Così parlò Rudy Garcia. E il direttore sportivo Sabatini – pronto – spese una barca di soldi per portare a Roma il colombiano Iturbe. Ma dovette cedere Benatia.

L’anno scorso, però, dopo le cinque vittorie iniziali consecutive, un triste risveglio. La difesa, priva di Benatia e con Castan infortunato, comincia a far acqua da tutte le parti. In Champions League, all’Olimpico, con il Bayern Monaco, ne prende addirittura sette. A centrocampo si infortuna anche Strootman e Totti e De Sanctis imboccano il viale del tramonto. Gervinho e Iturbe hanno la testa da un’altra parte e non beccano più la porta. E’ un disastro. La Roma perde colpi e viene eliminata dalla Champions. Sabatini ci mette una pezza, tirando fuori dal cilindro il belga Nainggolan: «Rudy, qui serve un centravanti!» Urla al mister. E compra un certo Doumbia, che nel CSKA e in Nazionale ha una media di due gol in tre partite. Ma il franco-spagnolo – che nel frattempo si è innamorato di una giornalista di Roma Channel – da quell’orecchio non ci sente. Non a caso Mattia Destro, al quale i compagni hanno l’ordine tassativo di non passare la palla, colleziona una figuraccia ogni volta che scende in campo. Doumbia fa la stessa fine. Se non peggio.

A questo punto, il sergente Garcia ha un colpo di genio. L’unico, forse, in due anni e mezzo. Si inventa una difesa a quattro con Manolas, Holebas, Yanga-Mbiwa e il terzino Torosidis che tutto sa fare, meno che il fluidificante. La squadra tira il fiato, batte la Lazio nel derby e salva il secondo posto, sia pure per il rotto della cuffia. Ma il presidente Pallotta è incazzato: «Walter (Sabatini), allestiscigli uno squadrone, a questo (n.d.r.: Garcia) e se stavolta non si vince, lo rimando a Lilla, di corsa!»

Sabatini acquista Edin Dzeko, capitano e capocannoniere della nazionale bosniaca e già capocannoniere della Bundesliga; poi gli affianca l’egiziano Salah, che gli sembra il suo partner naturale. Per l’altro lato, acquista lo spagnolo Iago Falque, ideale per crossare sul nuovo centravanti bosniaco. Ma sa che, per far cambiare idea di gioco a Garcia deve vendere Gervinho. Non ci riesce. Inoltre, commette un errore: conta sul recupero di Castan  e si vende Holebas e Yanga-Mbiwa, sguarnendo ancor più la difesa. Tenta di rafforzarla acquistando il nazionale slovacco Gyomber e il giovane Rudiger, sia pure ancora infortunato. In porta, fa spazio al polacco Szczęsny. Ma Garcia, oltre a essersi offeso per come lo ha trattato il presidente, è anche furbo: «Gyomber? Non è un giocatore di pallone! Castan? Ancora non si è ripreso dall’infortunio! Meglio un Rudiger non proprio in forma perfetta! Szczęsny? Ogni tanto alterniamolo con il vecchio De Sanctis… » Inoltre, dopo un paio di partite con Iago Falque all’ala (e Dzeko che segna due gol in 45’ minuti al Valencia, nonché il gol decisivo, di testa, su cross dello spagnolo, alla grande Juventus), rimette in squadra il suo pupillo Gervinho. In più, anche Salah è indottrinato a non passare più il pallone e a tirare appena può: dove va va. Dzeko è costretto a fare il tre-quartista e, per un po’, lo fa anche discretamente; poi si perde e quando si ritrova il pallone a due metri dalla porta comincia a sbagliare anche lui. La difesa, sempre in inferiorità numerica, torna a essere un disastro. Infine, è tutta la squadra che non sa più cosa fare con il pallone tra i piedi. La Roma prende sei gol a Barcellona ed è eliminata in Coppa Italia pure dal La Spezia. Arriva Spalletti.

Questo è il quadro. Spalletti, appena è arrivato ha detto due cose: difesa a tre, con un laterale vero al posto di Florenzi, riportato a centrocampo; via Gervinho. Probabilmente ha detto anche: «via Salah, se non torna a passare la palla ai compagni». Ma il problema vero è di ridare fiducia ai vari Dzeko, Iago Falque, Gyomber e Castan e ricordare a tutti come si gioca veramente a pallone. E poi: chi ci mette a difendere? In attesa di risolvergli il problema difensivo, Sabatini ha venduto finalmente Gervinho e ha comprato l’italo-egiziano El-Shaarawy, che sembra proprio adatto per dare il benservito anche a Salah. Per il resto? Sempre forza Roma!

di Federico Bardanzellu

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