Nomadelfia e Francesco I: cronaca di un’emozione

“Emozione”! Emozione è la parola che riassume tutto; su questo non ci sono dubbi.

A cominciare dal luogo, dall’area e dalle sensazioni che si respirano.

Nomadelfia è una frazione del comune di Grosseto, popolata da una comunità di volontari cattolici che vivono seguendo totalmente princìpi come la fraternità evangelica.

Sono circa 300 i nomadelfi, suddivisi tra singoli e famiglie, ma anche sacerdoti, che vivono donandosi integralmente l’un l’altro.

“Figli” di Don Zeno, il Sacerdote che della sua missione riempie la sua vita.

Questi ha accolto come figli i fanciulli abbandonati, ma si è reso conto ben presto, che occorreva anche l’amore di una mamma.

Nel 1941, la giovane studentessa Irene, scappa da casa e si presenta Don Zeno dichiarandosi disposta a far da mamma ai “Piccoli Apostoli” (questo il nome originario della comunità).

La seguiranno altre giovani donne: le “mamme di vocazione”.

Il Papa assiste agli spettacoli in suo onore

Accanto alle famiglie di mamme di vocazione si formano, già dal 1947, le prime famiglie di sposi, che chiedono a Don Zeno di poter accogliere i figli abbandonati, decisi ad amarli alla pari di quelli che nasceranno dal loro matrimonio.

Nomadelfia ha anche una Costituzione, nata nel 1948; Nomadelfia è quel posto dove la fraternità è legge.

Il posto è incantevole e l’ospitalità dei nomadelfi ti pervade fin dal tuo arrivo.

E’ il 9 Maggio e siamo lì, nel tardo pomeriggio, per ritirare gli accrediti ed i pass a noi dedicati e necessari, l’indomani, per assistere alla visita ed all’incontro con il Papa.

Ogni gruppo familiare qui è composto mediamente da 5 famiglie con il chiaro intento di condividere il più possibile.

E veniamo immediatamente invitati a mangiare in loro compagnia.

Un momento di raccolta per ringraziare il Signore e siamo seduti tutti insieme.

L’abbraccio con 2 anziani membri di Nomadelfia

Tommaso (responsabile del Consiglio degli anziani), Giovanni (responsabile degli ospiti), Chiara, Lorenzo e gli altri sono davvero felici di averci alla loro tavola.

Ci raccontiamo, ascoltiamo, cerchiamo di ricambiare con rispetto e gratitudine questo splendido dono gustando le portate realizzate interamente con i prodotti del territorio.

Proprio così: tutto ciò che arriva in tavola proviene da Nomadelfia. Verdure, formaggi, olio, vino.

In più, a tanta bontà, si aggiunge la grande emozione di essere insieme.

Eccolo l’insegnamento di Don Zeno: che le famiglie potessero non perdere di vista la vita insieme, la fratellanza.

Recita il salmo esposto all’entrata del gruppo familiare che ci ospita: “Com’è bello, come dà gioia che i fratelli siano insieme. Li benedice il Signore Dio dall’alto, la vita gli dona in eterno”.

Il bacio di Francesco ad un bambino

Il tempo scorre, ma non ce ne accorgiamo. Segno evidente di un benessere che stiamo vivendo.

L’indomani mattina alle 6,30 siamo nuovamente a Nomadelfia.

E’ il gran giorno, quello della visita del Santo Padre che arriva alle 8 in punto atterrando con un elicottero dell’Aeronautica Militare al centro del campo di calcio.

Papa Francesco scende e sale sull’immancabile PapaMobile tra le urla di giubilo e gli applausi dei tanti presenti.

Ad accoglierlo ci sono il Vescovo di Grosseto, il successore di Don Zeno (Don Ferdinando), il presidente della comunità Francesco Matterazzo.

Il programma è deciso e serrato con una prima tappa obbligatoria: il Cimitero con la Tomba di Don Zeno e quella di Irene, la prima mamma di Nomadelfia.

Francesco desidera che questa possa essere una visita privata che gli consenta un momento di preghiera sulle tombe.

Qui le pietre [che riportano incisi i nomi dei Nomadelfi] sostituiscono i fiori.

Il ricordo del Papa per don Zeno

Sono le rocce che Don Zeno tanto amava e Papa Francesco non vuole essere da meno, deponendo la pietra con il suo nome inciso.

E’ la volta della visita al “Poggetto” dove avviene l’incontro con un gruppo familiare e dove viene esaudito il sogno di un bambino, Sebastiano.

Racconta il Santo Padre dello stupore del bambino nel vedere la PapaMobile e di quella richiesta così pura ed innocente: “Mi ci porti”?

Impossibile dirgli di no. E così, con Sebastiano ospite a bordo, Papa Bergoglio arriva alla sala Don Zeno, piena di Nomadelfi, giornalisti e ospiti, in ogni ordine di posto.

Piena, soprattutto, di emozione.

Papa Francesco richiama subito l’opera di Don Zeno, la cui civiltà attua una forma di vita “buona e bella”, come il Vangelo insegna.

“Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” è il passo di Gesù  citato da Papa Bergoglio e a cui Don Zeno faceva continuamente riferimento.

Papa Francesco sorride ai fedeli

Il richiamo è alla Legge della fraternità, che caratterizza la vita di tutti i comunitari. Da qui l’esortazione del Santo Padre a continuare questo stile di vita, confidando nella forza del Vangelo e dello Spirito Santo e per mezzo di una testimonianza cristiana di elevata caratura.

Ricorda l’immenso amore di Don Zeno nei confronti di bambini bisognosi, orfani, che tendevano la mano in cerca di carità.

Per questo è fondamentale, in questa comunità, la collaborazione tra le famiglie. Qui si instaurano quasi magicamente legami ben più saldi di quelli di una vera parentela, ben visibili anche agli occhi di chi arriva da fuori e per la prima volta accede a Nomadelfia.

“Tutti si chiamano per nome e mai per cognome e nei rapporti quotidiani si usa il confidenziale <<tu>>”, ricorda Francesco.

Stessa solidarietà che viene rivolta agli anziani bisognosi.

Un incontro “breve, ma carico di significato e di emozione”, dove i volti sono stati quelli di una grande famiglia.

Poi l’ultima esortazione: “Pregate per me; non dimenticatevi”!

Avevo ragione: “emozione” è la parola che riassume davvero il tutto.

La stele che racconta Nomadelfia

L’ingresso del Cimitero di Nomadelfia

La croce che domina la vallata di Nomadelfia

Foto di Claudio Colis

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