Migranti: i “numeri” e la storia danno torto a Virginia Raggi

Rome's Mayor Virginia RaggiDopo solo 24 ore dal deludente risultato del M5S al primo turno delle elezioni amministrative di domenica, il loro più importante amministratore – la sindaca di Roma, Virginia Raggi – ha inviato una lettera al rappresentante del governo nella Capitale, il prefetto (la “prefetta”?) Paola Basilone, sul problema migranti nella città da lei amministrata.

Virginia Raggi ha richiesto “una moratoria sui nuovi arrivi” – definiti “incontrollati” – vista la “forte presenza migratoria e il continuo flusso di cittadini stranieri”; “Trovo impossibile oltre che rischioso – ha proseguito la Sindaca – ipotizzare ulteriori strutture di accoglienza, peraltro di rilevante impatto e consistenza numerica sul territorio comunale”.

Immediata la risposta del prefetto Basilone, riportata nei contenuti dal quotidiano “La Repubblica”, in attesa della formalizzazione ufficiale. Il flusso, secondo l’alto funzionario dello Stato, è assolutamente ordinario, anzi, al di sotto della capacità ricettiva effettiva della Capitale. A Roma, infatti, vi sarebbero 8.609 rifugiati nei centri di accoglienza, su una quota prevista di circa 11.000. Per evitare discussioni, il prefetto ha incluso nel totale anche il numero di quelli accolti nel centro di accoglienza Cara, di Castelnuovo di Porto, che – come è noto – non fa parte del Comune di Roma.

Il “diritto di asilo” è sorto in Campidoglio, all’epoca della fondazione di Roma

Non sono soltanto i “numeri” diffusi dal prefetto ma anche la storia e la cultura “ecumenica” della “Città Eterna” a bocciare come “politically not correct” la missiva della sindaca. Raggi forse non sa che quella piazza dove si erge il Palazzo del comune da lei amministrato sorge sul luogo che Romolo, il leggendario fondatore di Roma, aveva decretato come sacro, concedendo a qualunque straniero ivi rifugiatosi, la cittadinanza romana. Dal preesistente nome di quel luogo – “Asylum” – deriva il “diritto di asilo”, riconosciuto dall’art. 11 della Costituzione italiana e dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.

All’epoca dell’impero romano, poi, il “rilevante impatto” della presenza migratoria a Roma non metteva certo paura agli eredi di Romolo: sono divenuti imperatori, infatti, un numero incredibile di stranieri. Tra quelli che attualmente definiamo “comunitari” troviamo gli spagnoli Traiano e Adriano, i lionesi Claudio e Caracalla, il “croato” Diocleziano e il “bulgaro” Massimino Trace; ma nutrita è stata la schiera degli “extracomunitari”, come gli africani Settimio Severo e Gordiano, il “libanese” Alessandro Severo, il palestinese Macrino e il siriano Filippo l’Arabo. Lo stesso Costantino era nato a Naissus, nell’attuale Serbia.

Si dice: “ma quella era l’epoca del paganesimo!” La risposta viene quasi automatica: sono quasi quarant’anni, infatti, che il Papa, vescovo di Roma, è di origine straniera. Quello attuale è pure figlio di migranti (italiani) e non gli avrà fatto certo piacere la lettera della sindaca.

Tra le grandi città italiane ed estere, Roma è quella con il minor impatto migratorio

Altri numeri danno torto alla Raggi molto più di quelli del prefetto. La percentuale di stranieri (comunitari e non) nella capitale, infatti, è del 12,7% rispetto alla popolazione residente. Ebbene, Wikipedia elenca ben 13 capoluoghi di provincia italiani dove tale percentuale è superiore al 15%. Tra essi, Milano (18,9%), Firenze (15,6%), Torino (15,5%) e Bologna (15,2%). Inoltre, tali “numeri” sono distribuiti in territori comunali molto meno estesi di quello di Roma. Quindi, gli immigrati si “notano” di più.

Secondo i dati ISTAT, infatti, tra i comuni italiani con oltre 60.000 abitanti, Roma è situata al 25° posto per densità di popolazione: Tutte le grandi città sono più densamente popolate. Ne consegue che anche l’ “impatto fisico” con il migrante, a Roma, è meno problematico.

Se poi guardiamo alle grandi capitali europee, il confronto, sotto il profilo dell’integrazione e dell’accoglienza migranti, è imbarazzante. A Londra si calcola che il 35,2% degli 8,6 mil.ni di residenti non faccia parte del gruppo etnico “bianco”; il 15,6% sarebbero “neri britannici” e il 5% di “razza mista”. Tra gli stranieri, il 20,9% sarebbero indiani. In una metropoli dove il 20,7% si dichiara “senza religione”, i musulmani sono il 12,4% (Fonte: Censimento UK 2011). Nell’area di Parigi (10,4 mil.ni di abitanti) vive il 37% di tutti gli immigrati della Francia metropolitana. Si calcola che il 20% delle persone che vivono nella città siano immigrati (oltre 2 milioni!) e il 41,3% delle persone fino a 20 anni abbia almeno un genitore immigrato (Fonte: INSEE).

Di fronte a tali dati, sia per quanto riguarda la situazione delle grandi città italiane che quelle estere, ci viene proprio da chiedere dove sia la “forte presenza migratoria e il continuo flusso di cittadini stranieri” citato nella letterina della nostra sindaca.

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