La Sibilla Cumana di Virgilio era una negromante?

Nel sesto libro dell’Eneide, Enea si reca a Cuma alla ricerca della Sibilla, la sacerdotessa che potrà accompagnarlo nel regno dei morti dall’anima di suo padre. Perché Virgilio sceglie proprio la Sibilla come guida di Enea nell’oltretomba; da cosa prende ispirazione? La Sibilla era una donna consacrata al dio Apollo, divinità che la ispirava permettendole di vedere il futuro.

Il suo culto era nato in Grecia fra il IX e il VII secolo a.C. e poi era stato importato in Italia. La presenza di una tale sacerdotessa a Cuma ci viene documentata da più fonti, come Pausania e Varrone. Qui, nell’antro della Sibilla, venivano accolti tutti coloro che desideravano conoscere l’avvenire, che veniva scritto dalla sacerdotessa su foglie di palma, durante le sue estasi convulse e folli.

La Sibilla Cumana, sacerdotessa di Trivia

Virgilio, tuttavia, non descrive una semplice Sibilla, come quella di qualsiasi altra parte del mondo greco-romano. La sua profetessa è infatti Phoebi Triviaeque sacerdos, ossia sacerdotessa di Febo-Apollo, ma anche di Trivia. Trivia era una divinità dal triplice aspetto e dai tre nomi: essa veniva chiamata Diana sulla terra, Luna nel cielo e Ecate nell’oltretomba.

Ecate era considerata un essere mostruoso, divinità della notte e dei luoghi di passaggio e per questo guida degli spiriti fra un mondo e l’altro. Possedeva caratteristiche gorgonee come la chioma di serpenti, chiamata figlia della notte era colei che inviava gli incubi notturni. Nell’Eneide questa divinità spaventosa avrebbe guidato la Sibilla stessa nell’Ade, e l’avrebbe resa guardiana del bosco di Cuma.

Questo bosco infatti circonda il lago Averno, un lago vulcanico, le cui acque sulfuree erano credute esalazioni degli inferi. Qui si credeva che si aprisse un ingresso al regno dei morti, per questo Ecate aveva un potere così forte in questa località.

La Sibilla Cimmeria

Un’altra tradizione, risalente a Nevio, parla di una Sibilla la cui attività si svolgeva sempre presso il lago di Averno, e che Nevio chiama non Cumana ma Cimmeria. Questo nome deriva da quello di un popolo, i Cimmeri, di cui si parla anche nell’Odissea. Questi sarebbero un popolo che viveva nei pressi degli inferi, nell’ombra, in case sotterranee, senza vedere mai il sole.

Secondo Eforo essi avrebbero vissuto di lavoro in miniera e dei pagamenti agli oracoli. Quindi, i Cimmeri gestivano un’attività oracolare legata all’oltretomba, magari basata sulla negromanzia. L’invenzione puramente letteraria di una Sibilla Cimmeria preposta a un oracolo dei morti può essere stata ripresa da Virgilio nell’Eneide.

La negromanzia

La negromanzia era un tipo di attività oracolare basata sulla consultazione alle anime dei morti. la sua pratica era molto diffusa in Grecia, dove era credenza comune che le anime dei morti potessero influire nella vita dei viventi. Molte sono le storie arrivate fino a noi che ci parlano di invocazioni di spiriti. Queste avvenivano sempre presso località considerate ingressi all’oltretomba: laghi vulcanici, antri e grotte, dove si pensava che fosse possibile incontrare i morti. Qui gli spiriti invocavano vendetta, chiedevano sepoltura, davano consigli e predicevano il futuro.

Nella stessa Odissea troviamo una forma di negromanzia: quando Ulisse si reca nell’Ade per consultare l’anima di Tiresia, il famoso profeta, non fa altro che chiamare lo spirito di un defunto per sapere da lui il futuro. Anche Enea vuole fare lo stesso: vuole incontrare il suo padre defunto. Per farlo ha bisogno delle istruzioni e della guida della Sibilla Cumana, così come la maga Circe aveva indicato la strada ad Ulisse.

Siamo portati a pensare che un oracolo di questo tipo, basato sulla negromanzia, fosse presente anche a Cuma. Molti sono gli elementi a favore della nostra tesi: la leggenda secondo la quale presso il lago Averno si aprisse un accesso al regno dei morti, la tradizione derivante da Nevio di un popolo dei Cimmeri qui oracolante, la testimonianza di Eforo e di molti altri come Livio e Servio.

La Sibilla di Virgilio

Virgilio ci descrive una sacerdotessa che regola un duplice oracolo: un oracolo estatico dipendente da Apollo, e uno ctonio, basato sulla consultazione dei morti e dipendente da Ecate. L’invenzione di Virgilio è prettamente letteraria, anche perché probabilmente ai suoi tempi l’attività sibillina aveva cessato di esistere a Cuma, e forse anche quella negromantica.

Il poeta, basandosi sulle tradizioni che tramandano la presenza di un oracolo dei morti proprio dove vi era il tempio di Apollo presso il quale profetizzava la Sibilla, unisce i due esercizi in una sola sacerdotessa: ella diventa così l’unico gestore di due diverse consultazioni profetiche. In questo modo, rendendo la Sibilla sacerdotessa addetta ad un oracolo negromantico, fornisce ad Enea una guida e un supporto. Sarà proprio la Sibilla a condurlo per le vie degli inferi e a mostrargli i segreti della morte.

Fonte foto: Napoli turistica

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