Impero romano, Santo Mazzarino ci spiega la sua trasformazione in Impero cristiano

Impero romano. La maggior parte degli storici lo descrive come il susseguirsi di una serie di guerre e di congiure di pretoriani. Oppure ne citano la realizzazione di opere pubbliche e di monumenti colossali in tutto il bacino del Mediterraneo. Non così Santo Mazzarino, per anni titolare della cattedra di Storia romana alla facoltà di lettere e filosofia della Sapienza di Roma.

Nella sua opera “L’Impero romano”, edita da Laterza (2 voll., 952 pagg.), l’autore parte da un differente punto di vista. L’Impero è stato lo strumento che ha consentito l’affermarsi nel mondo della religione cristiana. Ciò non sarebbe accaduto soltanto perché prima della battaglia di Ponte Milvio l’imperatore Costantino pensò di aver visto una croce in cielo, con la scritta “In hoc signo vinces”. Ma perché tale avvenimento fu preceduto da una gestazione e da una costante progressione durata circa tre secoli.

Fu Paolo di Tarso il regista principale della cristianizzazione dell’Impero romano

Il protagonista principale di tale affermazione, secondo Mazzarino, sarebbe stato Paolo di Tarso. San Paolo fu un personaggio di statura tale che, secondo l’autore: «capiva i problemi dell’impero meglio dell’imperatore Nerone o del senatore Seneca». In particolare, Paolo capì l’inquietudine spirituale che percorreva, all’epoca, l’intero Impero romano e non solo la Giudea. Comprese la grande opportunità che si offriva al cristianesimo di risolvere tale problematica spirituale. Costruì in tal modo i presupposti per la trasformazione dell’Impero.

L’atto decisivo della rivoluzione spirituale paolina fu, secondo l’autore, la lettera ai Romani (57-58 d.C.). Con essa, Paolo scrive alla prima comunità cristiana di Roma: «Ogni anima sia sottoposta alle autorità (civili) superiori. Non vi è infatti alcuna autorità che non provenga da Dio e quelle che ci sono, sono sottoposte a Dio». Con tale precetto, Paolo previene ideologicamente ogni possibile antitesi cristianesimo-impero romano. Andando ben oltre la laicità dell’evangelico: «date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio».

Dopo le missioni paoline – secondo Mazzarino – le vicende dell’impero, di cultura ellenistico-romana, e quella del cristianesimo trovano punti d’incontro già a partire dal I secolo. Nel II secolo le due vicende spesso si confondono. Nel III secolo la storia dell’impero è ancora romana nella forma ma sempre più cristiana nella sostanza. Tutto ciò, nonostante le persecuzioni, di gran lunga più blande di quanto è stato tramandato.

Filosofi a capo dell’Impero romano ed ‘ellenizzazione’ del pensiero cristiano

I veicoli di tale sempre più accentuata “cristianizzazione” dell’impero sono personaggi la cui importanza, quanto meno sotto il profilo culturale e spirituale è spesso ignorata. Mazzarino cita Berenice, sorella di Erode Agrippa II, poi divenuta amante dell’imperatore Tito. In gioventù Berenice aveva ascoltato Paolo predicare e ciò – probabilmente – l’aveva ben predisposta verso il cristianesimo. La sua influenza su Tito è indubbia. Probabilmente, quella sulla corte imperiale proseguì anche sotto Domiziano.

Con la dinastia degli Antonini (II secolo) nasce la figura dell’Imperatore “filosofo” (Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio). Contemporaneamente, con il sorgere della gnosi, si registra un’“ellenizzazione” del pensiero filosofico cristiano. È in tale periodo che – secondo l’autore – le due parallele culturali, quella ellenistico-romana e quella cristiana: «spesso si confondono».

Il III secolo è passato alla storia come quello della dinastia dei Severi e dell’anarchia militare. Essere cristiani è ancora un reato come ai tempi di Traiano. Ma è perseguibile solo individualmente dietro acquisizione di denuncia. Collettivamente, pertanto, i cristiani potevano tranquillamente professare la propria religione. 

Gli editti di Diocleziano non poterono nulla contro la più diffusa religione dell’Impero

A fronte di un paganesimo caratterizzato dal sincretismo religioso, le figure spirituali più notevoli del III secolo, secondo Mazzarino, furono cristiane. Lo storico cita Tertulliano, Sant’Ippolito e San Callisto. Ad essi, il paganesimo seppe contrapporre soltanto il filosofo Plotino. Cioè il pensatore più affine al cristianesimo dell’antichità. San Callisto era uno schiavo che gestiva la banca di proprietà del suo padrone (un liberto). Con il medesimo status, Callisto fu addirittura eletto Papa.

Nel III secolo erano numerose le banche gestite da cristiani, nell’impero romano. Tanto da far già supporre, al Mazzarino, l’esistenza di due economie. Quella statale e quella ecclesiastica, basata sull’amministrazione delle elemosine. I banchieri cristiani erano rispettosi dell’autorità imperiale. Nel senso paolino secondo cui «Non vi è alcuna autorità che non provenga da Dio». Quindi, lo stesso imperatore svolge una funzione prevista nell’imperscrutabile disegno divino.

Alla salita al potere di Diocleziano (284-305 d.C.), il cristianesimo era ormai la religione più diffusa dell’impero (Mazzarino, p. 594). L’imperatore dalmata tentò in tutti i modi di ristabilire l’antico ordine. Ma i suoi quattro editti contro i cristiani, si rivelarono un fallimento. Il suo successore, Costantino (306-337), ritenne più proficuo svolgere il ruolo di auctoritas, nel senso paolino del termine.

Ricomposta la frattura tra antichità classica ed epoca medioevale

impero romano

Costantino aderì (311) all’editto del suo coreggente Licinio, che liberalizzava il culto cristiano. Poi convocò il primo concilio ecumenico (Nicea, 325). In tale consesso si pose come servo del Dio dei cristiani. Favorì l’individuazione della vera fede, nei confronti delle varie eresie. Un ruolo che sarà rivestito ancora dodici secoli più tardi da Carlo V d’Asburgo, contro la Riforma protestante. Sorse l’alleanza tra trono ed altare, che ebbe fine solo con la Rivoluzione francese.

La storiografia romana del prof. Mazzarino non è un semplice elenco di fatti. È una selezione di eventi collegati da un saldo filo logico filosofico e culturale. Tale filo logico è il sorgere e lo svilupparsi del cristianesimo. Cioè il fenomeno spirituale più importante degli ultimi duemila anni. Mazzarino sostiene che l’Impero romano sia stato il supporto che ha permesso al cristianesimo di crescere. In tal modo ricompone la presunta frattura tra l’antichità classica e l’epoca medioevale. La storia, infatti, è un’evoluzione continua e non conosce fratture.

Foto di copertina di Gordon Johnson da Pixabay;

Foto 2 di Murat ilgarlar da Pixabay;

Foto 3 di Thanasis Papazacharias da Pixabay

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