Corteggiamento e “dazio sessuale” tra ripide salite e comode scorciatoie

corteggiamentoEffettivamente c’è qualcosa di epocale in questa megacoalizione di donne occidentali che si sono vigorosamente rivoltate contro la logica del “dazio sessuale“.
Perché, volenti o nolenti, è proprio questo il nodo centrale del tema.

Difatti, a prescindere dall’accettazione o meno di un rapporto sessuale non propriamente spontaneo o condiviso, dai tempi e dai modi di raccontarlo pubblicamente o dal denunciare il fatto alle autorità competenti e ai mezzi di comunicazione, il “caso Weinstein” ha tagliato il nastro ad una corsa di indignatissime operatrici cinematografiche (soprattutto attrici) che dopo lungo tempo si sono decise a rendere noti in ogni sede i fatti di cui a “….quella volta che il signor nome e cognome mi chiese….”o mi propose”….”o mi appoggiò una mano sul sedere”….”…o mi toccò il seno cercando di baciarmi”…..”o mi infilò una mano tra le gambe mentre stavamo parlando…” e …. preferisco fermarmi qui.

Nel frattempo, pur mantenendo l’anonimato del molestatore o stupratore del caso, un numero impressionante di altre donne, complici tardive ma anche consapevoli di questo autentico guaio, confermano giorno dopo giorno lo squallore del diffuso dazio sessuale, anche cercando di “spiegare” le differenze tra “desiderio e abuso” nell’ottica di quel sottile ricatto che imperversa nel mondo lavorativo, caratterizzato dalla sessualizzazione implicita dei comportamenti degli uomini verso le donne, soprattutto se giovani e di gradevole aspetto fisico.

Proprio in questi giorni, peraltro, attraverso la formula denominata “Dissenso comune“, centoventiquattro attrici, registe e produttrici italiane, hanno pubblicato il loro manifesto sul tema, accompagnato da un implicito slogan il cui senso è quello “smettere di aver paura” di questi uomini che danno per scontato il consenso delle donne al pagamento del dazio sessuale al preciso scopo di fare carriera.

Anche due splendide famosissime attrici veterane del cinema francese si sono pronunciate sull’argomento ma, essendo evidentemente più sportive o permissive, hanno generato polemica per il fatto di dover “perdonare” gli uomini che, per farci la corte, avrebbero il “diritto di importunarci“, come hanno preferito rimarcare sulla naturale civetteria femminile che, in fondo, è un’esca mirata a pescare il maschio eccitato nell’infinito gioco sensuale dell’erotismo più raffinato.
Tutto vero, nel bene e nel male.

Ma di fatto, nella gran parte dei casi raccontati, le protagoniste dell’incontro con l’uomo di potere si sarebbe poi trasformato in uno stupro.

A noi donne è perlopiù nota la modalità di sentir esternare pulsioni maschili descrivibili con le frasi e i comportamenti che ho appena scritto in formato “crescendo”; ma come distinguere l’uomo interessato alla nostra persona che ti sta corteggiando per avere una relazione disinteressata rispetto a quello che ti sta chiedendo, per l’appunto, il rituale pagamento del dazio sessuale, ove l’approccio fisico è tendenzialmente finalizzato a semplificare l’accesso ad una possibile occasione professionale?

Va infatti specificato al riguardo che la maggior parte dei contatti umani avviene in tutte le aree lavorative e non soltanto nel mondo dello star system, perché questi tipi di racconti si possono comunemente ascoltare anche in ambito privato, accademico, medico, forense, giornalistico, amministrativo pubblico e e così via.

L’unica differenza è che mentre le attrici, i registi e i produttori abitano sui rotocalchi, le giovani allieve “fidanzate” con i maestri, le specializzande “in affettuosa amicizia” col primario, le praticanti “supercoccolate” dal titolare dello studio legale dove svolgono attività formativa e così via dicendo, abitano soltanto nei pettegolezzi dei ristretti ambienti di appartenenza, dove – guarda caso – c’è sempre qualcuna riconosciuta come più brava professionalmente che però “ha fatto l’errore” di non cedere alle lusinghe e al compiacimento del boss.

Ma se una donna sceglie di pagare questo particolare tipo intimo di dazio – che, volendo essere romantici almeno per un minuto, potrebbe a volte anche sconfinare in autentici sentimenti – ne deve poi accettare le conseguenze, evitando recriminazioni tardive qualora il rapporto sia poi stato durevole nel tempo.

Certamente la presa di coscienza di una donna adulta che ripercorre la propria vita attraverso esperienze sessuali non consensualizzate apre una voragine interiore molto profonda; ma allora il punto di domanda si sposta altrove, cioè sull’ipotesi del ricatto vero e proprio e sulla paura delle possibili conseguenze che una giovane donna, ancora non pronta ad affrontare le difficili prove della vita, si trova a dover sopportare d’improvviso.

Per meglio dire, se una donna giovane e inesperta non dispone degli strumenti adatti per reagire ad uno stupro inaspettato, è destinata a sopravvivere nelle difficili oscillazioni solitarie tra un consenso estorto e la vergogna personale di confessare che il non aver pronunciato quel “no”, avrebbe potuto significare di dover rinunciare a quella occasione professionale forse irripetibile.
Tuttavia, non è così difficile distruggere neanche questo ultimo ragionamento.

È infatti ancora molto ampia la forbice tra donne culturalmente indipendenti e donne che invece si presentano a colloqui di lavoro con abiti sexy e armamentario intimo dotato di calze a rete, giarrettiere e reggiseni push up in pizzo colorato.

Al riguardo, il sintomatico “caso Bellomo” è inquietante non solo per il fatto che il famigerato “dress code” da lui proposto contrattualmente alle frequentatrici del suo corso a scopo “antropologico” sia strutturalmente incompatibile con la preparazione ai corsi preparatori al concorso in magistratura, ma per il fatto ben più grave che la maggior parte delle giovani e belle giuriste lo abbiano sottoscritto, laddove avrebbero ben dovuto contestarne l’illiceità per immoralità e carenza di interesse generale secondo l’ordinamento giuridico (che peraltro sono argomenti oggetto del programma di concorso).

Chissà se questo codice a sfondo sessuale è stato accettato nonostante la conoscenza della sua irrilevanza giuridica o se si sia trattato di mera ignoranza da parte di queste strane allieve; allora la risposta è una sola ed è ben autosufficiente per se stessa e tutto ciò che la circonda.

In questa strana area grigia, l’unico dato certo rilevabile è che la sessualità resta comunque la chiave di lettura più misteriosa del genere umano.
Soluzioni?

Noi donne dobbiamo riscoprire il piacere dello schiaffone al soggetto inadeguato con minaccia di querela e dobbiamo invece restituire al corteggiatore educato il piacere di “starci addosso” con le solite ma intramontabili rose rosse e scatole di cioccolatini.

Scrivi