
La lectio magistralis del Maestro Hitoshi Kasuya
Per i molti maestri di karate shotokan intervenuti in Valtellina gli scorsi 31 maggio e 1° giugno per partecipare agli allenamenti diretti dal Maestro Hitoshi Kasuya, 9° dan e capo della World Shotokan Karate Federation, gli insegnamenti del Maestro si sono rivelati unanimemente come una visione inaspettata su di un mondo apparentemente noto.
A quasi 78 anni, oltre 60 dei quali trascorsi e dedicati alla pratica del karate shotokan, HitoshiKasuya ha fatto della logicità e del metodo scientifico applicati alla pratica e all’insegnamento, la cifra stilistica del suo metodo. Contrastare la forza non con una forza opposta, ma con la tecnica, sfruttamento dell’energia e dell’aggressività dell’avversario per sbilanciarlo e ottenere maggior efficacia nella propria azione e movimenti rotatori del corpo tesi a sviluppare maggior energia, sono stati i capisaldi delle lezioni impartite ai molti e qualificati maestri intervenuti.
Veder muovere un uomo considerato certamente anziano con quella velocità e forza e osservarlo praticare con intensità e determinazione, ha aumentato l’ammirazione nei suoi confronti e il desiderio di proseguire e migliorare il proprio approccio all’allenamento ed autodisciplina.
Per sua stessa ammissione, il maestro ha conservato il proprio corpo sostanzialmente integro senza aver subito gravi incidenti o traumi significativi pur avendo avuto una brillantissimacarriera agonistica ed essersi formato come istruttore nella Japan Karate Association dei tempi d’oro da cui sono usciti i migliori maestri di sempre. Avendo praticato con personaggi del calibro dei mestri Osaka e Yahara, con i quali costituiva una delle più forti squadre di kata che il Giappone abbia mai espresso, si è permesso il lusso di sconfiggerli sovente sia in allenamento che in gara.
A coloro i quali hanno avuto la fortuna di parlare con lui al di fuori del tempo dedicato all’allenamento, il maestro ha regalato ricordi, aneddoti e suggestioni uniche che hanno dato colore e sapore nuovi a storie magari solo sentite o magari lette in pochi e, ormai, sbiaditi articoli oraccontate nelle pagine epiche della storia del karate moderno. Hitoshi Kasuya ha inaspettatamente ripercorso e condiviso gli anni, tanto duri quanto formativi del club di karate dell’università e i duri insegnamenti del maestro Keigo Abe presso la JKA o di quelli trascorsi con il suo sempai (anziano) Hirokazu Kanazawa che seguì in qualità di assistente nella neonata Shotokan Karate International.
Il maestro, nei suoi racconti si è anche aperto rivelando ricordi e sensazioni del tutto personali come quando, dimessosi dalla JKA, dovette riflettere sul proprio futuro e su cosa sarebbe accaduto del suo karate una volta che non avesse avuto modo di proseguire con quella pratica di altissimo livello; probabilmente, proprio questa necessità di continuare a progredire e di doverlo fare contando prevalentemente sulle proprie forze hanno stimolato in lui l’esigenza di trovare una via diversa al karate shotokan fatta di analisi e studio che lo hanno condotto dove oggi si trova nell’olimpo dei grandi del karate shotokan mondialee a capo della WSKF presente capillarmente in tutto il mondo.
Modesto e schietto, il maestro ha voluto personalmente ringraziare per l’accoglienza e la calda ospitalità di cui ha goduto il bravo maestro Franco Caspani, Fujiyama Karate Alta Valtellina, ospite d’eccezione dell’evento e il Comune di Cepina (SO) che ha concesso il proprio patrocinio, nonché, tra i molti maestri partecipanti, non ce ne vorranno gli altri che non possiamo menzionare,Changuiz Azadeh dello YAMADA KAN di Roma, Simona Corbella della FEIKAR, Manuela Pancaro della REIWA karate-do Merate (LC) e Monia Attidella AIKAF di Molinella (BO).
Nella sua estrema generosità, il maestro HitoshiKasuya, nei giorni successivi al seminar, sapendo che gli allenamenti sarebbero proseguiti per gli atleti residenti, ha chiesto il permesso di poter partecipare alle lezioni unendosi così al gruppo. Momenti indimenticabili per tutti i fortunati partecipanti e una rarissima dimostrazione di umiltà.
Il maestro ha lasciato l’Italia colpito e sorpreso dall’accoglienza e dalla qualità dei praticanti che ha incontrato ed ha espresso il desiderio di ritornare; verrà di nuovo accolto con il rispetto e l’ammirazione che merita.
Nella foto, il M° Kasuya in azione durante lo stage
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