
Se siete appassionati di cibo, o ne siete comunque incuriositi, dopo aver letto sulle colonne di InLibertà il bell’articolo di Giovanna Tranfo Tuozzi dal titolo «Semplicemente acqua?» vi sarete posti una domanda: ma l’acqua è o no un alimento?
La risposta è meno scontata di quanto possa apparire e conviene andare con ordine.
L’acqua ed i suoi derivati
Come ha ricordato nel suo articolo Giovanna Tranfo Tuozzi possiamo definire l’acqua con la sua formula chimica di H2O, «che significa che un atomo di ossigeno lega covalentemente due atomi di idrogeno».
È l’acqua «pura» totalmente priva di metalli, sali minerali e di ogni altra contaminazione biologica, prevalentemente utilizzata in ambito sanitario e, grazie alle nuove tecnologie, ora disponibile anche nelle comuni abitazioni grazie ai cosiddetti sistemi di purificazione dell’acqua.
Non è, quindi, disponibile in natura ragion per cui a stretto rigore tutte le diverse «acque» normalmente reperibili sono dei derivati dell’acqua il più importante dei quali, per il consumo umano, è l’acqua «potabile» cioè, con estrema semplificazione, l’acqua trattata a livello chimico e fisico in modo da raggiungere determinati parametri legali che la rendono idonea al consumo umano.
Non basta quindi che l’acqua sia «dolce».
Bere acqua presa da un pozzo artesiano o abbeverarsi ad una fonte, fosse pure di acqua cristallina e di alta montagna, che non siano certificati e controllati potrebbe quindi rivelarsi una pessima idea.
L’emergenza idrica attraversa la storia dell’umanità
La necessità di un’adeguata provvista di acqua, sia potabile sia per usi irrigui, è una delle principali preoccupazioni che hanno attraversato la storia dell’umanità che non casualmente si è sviluppata lungo i principali corsi d’acqua dolce del pianeta.
Ancora oggi, secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 2 miliardi di persone non dispone di acqua sicura da bere e se la prova scientifica degli effetti sulla salute umana di acqua contaminata si è avuta solo a partire dalla fine dell’800 già le civiltà più antiche: persiana, egizia, greca ne avevano contezza anche se è solo a partire da quella romana, che ha costruito un’ineguagliabile rete di acquedotti, che la sicurezza dell’acqua è diventata una priorità persino eccessiva per la sua epoca se si considera che la Città Eterna poteva godere di circa 23 fonti di acqua minerale alcune delle quali utilizzate ancora oggi.
Dalla bollitura all’Afternoon Tea inglese
Anche se con le conoscenze scientifiche attuali sappiamo che la semplice bollitura non elimina completamente alcune sostanze contaminanti dell’acqua, come i metalli pesanti, bollitura e filtratura sono stati in passato, ed in alcune zone lo sono ancora, i sistemi più utilizzati per poter rendere l’acqua adatta al consumo umano.
Il passaggio successivo, ad ogni latitudine, è stato aggiungere «qualcosa» all’acqua in ebollizione per migliorarne il sapore o per avere un apporto energetico: brodi ed infusi di vario genere sono stati quindi i primi accorgimenti per poter adeguatamente idratare il corpo umano tenendo presente che il fabbisogno idrico, in condizioni normali (e quindi senza eccessive perdite attraverso la sudorazione) e di circa 2 litri giornalieri dei quali peraltro, seguendo una dieta equilibrata, circa il 20% viene assunto indirettamente tramite il cibo.
Le bevande che fanno venire sete
Alle stesse necessità d’idratazione risponde l’assunzione delle «bevande» anche se, a dispetto della sensazione di appagamento di un boccale di birra gelata, le bevande in generale non tolgono affatto la sete, ma in alcuni casi, come quelle zuccherate, quelle con eccitanti come la caffeina o la teina e le alcoliche, aumentano il fabbisogno idrico vuoi per gli effetti dell’assunzione di glucosio, vuoi per gli effetti diuretici di caffeina, teina e alcolici in generale.
«Bere acqua durante i pasti rallenta la digestione»
Dal punto di vista dietetico, al netto quindi degli aspetti legati al gusto e alla convivialità, il miglior accompagnamento di un pasto è l’acqua, preferibilmente a temperatura ambiente, non gassata artificialmente ed in una misura media di circa uno o due bicchieri.
L’acqua gassata, arricchita quindi di anidride carbonica, quella fredda o consumata in modo eccessivo possono dare sensazioni di gonfiore addominale, ma, come l’acqua in generale, non rallentano affatto la digestione la quale, al contrario, si giova dell’acqua sia per la produzione dei succhi gastrici sia per lubrificare il bolo (il cibo masticato) collaborando alla salivazione.
Insomma l’acqua è o no un alimento?
Sotto il profilo prettamente nutrizionale l’acqua potabile è ad ogni effetto un alimento visto che apporta all’organismo elementi essenziali per la sopravvivenza.
Se è vero infatti che il corpo umano produce una discreta quantità di acqua (acqua metabolica) questa non è sufficiente all’idratazione e si stima che mediamente si possa restare senza bere acqua per non più di tre giorni.
Dal punto di vista invece della sicurezza alimentare, e dell’osservanza delle relative regole, solo l’acqua fornita nell’ambito della somministrazione di cibi e bevande (sia essa imbottigliata o quella del rubinetto che ci viene servita con il caffè) e quella erogata dalle cosiddette «casette dell’acqua» è considerata un alimento.
Non lo è quindi dal punto di vista legale la comune «acqua del rubinetto di casa», la cui potabilità è garantita dal gestore.
Mantenerla tale, pulendo periodicamente i recipienti da cui la conserviamo comprese le borracce termiche che adesso vanno molto di moda, resta una nostra responsabilità.
Foto di Engin Akyurt da Pixabay
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