Il dolore che uccide. La storia di Carmela

Io-so-Carmela-586x690A tredici anni, un essere umano, è ancora un bambino. A tredici anni, si ama la vita, perché ancora si è ben lontani dal concetto della morte. A tredici anni si gioca, si è circondati da coetanei che hanno i tuoi stessi interessi e con loro condividi la scuola e gran parte della giornata.  A tredici anni si pratica uno sport e ci si diverte. Perché a  tredici anni, hai tutta la vita davanti. Ma per Carmela non è stato così.

Carmela Cirella, nata e cresciuta a Taranto, in uno dei quartieri più degradati della città pugliese, aveva 13 anni quando il 15 aprile del 2007 decise di farla finita gettandosi dal settimo piano di un palazzo del quartiere Paolo VI di Taranto. Era stata vittima di stupro di gruppo pochi mesi prima. L’incubo di Carmela cominciò qualche mese prima, nel 2006 quando un uomo di circa ventotto anni, abusò di lei la prima volta. La piccola, insieme con i genitori, cercarono di denunciare l’accaduto, ma, secondo la legge, non vi erano prove a sufficienza per inchiodare l’aguzzino. Carmela, inquieta e tormentata dal doppio dolore, quello subìto fisicamente e quello impartito dalla non giustizia, un giorno decise di scappare via di casa. Non si sentiva a suo agio da nessuna parte. E così, la disperazione, la fece cadere tra le grinfie di altri quattro uomini, di cui due minorenni, che abusarono di lei, ripetutamente. Quando, dopo quattro giorni, il padre riuscì finalmente a ritrovare quel che rimaneva della sua amata bambina, la riportò a casa. I genitori di Carmela, oltre che denunciare l’accaduto, chiesero aiuto alle associazioni per la tutela dei minori, ma anche lì, per Carmela non vi erano speranza. La spacciarono per matta e cominciarono a somministrarle, all’insaputa della famiglia, psicofarmaci che la sedavano e la rendevano inerme. Le impedivano di vedere spesso la famiglia, solo una volta al mese. Poi il cambio di istituto. Qui la famiglia poteva vederla una volta a settimana. E proprio mentre era con loro, a casa di amici, Carmela decise di porre fine alle sue sofferenze, gettandosi dal settimo piano di un palazzo.

Aveva tredici anni Carmela. Ma di questa età non c’erano segni sul suo corpo. Carmela non aveva la spensieratezza, né la gioia dei tredici anni. Quel corpo di bambina era stato oltraggiato ripetutamente. Quell’animo di bambina era stato deturpato, per sempre. E lei, che non ha mai goduto dei suoi tredici anni, ha deciso di mettere un punto alle sue sofferenze. Perché, questo genere di sofferenze, non possono trovare pace. Soprattutto se neanche la giustizia ti da un aiuto. Sì, perché quegli “uomini”, o per meglio dire quei mostri, che hanno abusato di lei, sono ancora liberi. E i due ragazzi minori, all’epoca dei fatti, hanno evitato la condanna.

Il padre putativo, Alfonso Frassanito, ha continuato una battaglia cominciata già quando la figlia era ancora viva. Una battaglia che è stata presa in considerazione, realmente, solo dopo la morte di Carmela. Oggi i genitori, hanno fondato un’associazione, www.iosocarmela.com, per aiutare chi subisce questo genere di violenze inaudite. L’Associazione ‘Io sò Carmela’, oltre a sostenere chi ha subito violenza, ha lo scopo di promuovere iniziative volte alla prevenzione nelle scuole e, fra le altre, si pone l’obiettivo di promuovere un disegno di legge per la tutela delle vittime di pedofilia e di tutte le vittime di violenza e di stupro.

“Io sò Carmela” era l’intercalare che la piccola usava per affermare se stessa, per presentarsi al mondo, per dire che lei esisteva, lei c’era. Oggi, questo suo modo di dire è diventato  il titolo di un libro a fumetti edito da “Becco Giallo”.  Un libro nato anche grazie ai quaderni su cui Carmela raccontava la sua breve vita. Quei quaderni dell’orrore, dove c’era scritto nel dettaglio tutto quello che ha vissuto, rappresentavano,  probabilmente, gli unici amici su cui poteva contare.

di Silvia Trupo

 foto: Comics Blog

1 risposta

  1. redazione

    Davvero commovente! Grazie Silvia per averci fatto conoscere questa triste storia. Cercheremo di pubblicizzare l’associazione “Io so’ Carmela” e di non dimenticare.
    Enzo Di Stasio

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