Solo gli amanti sopravvivono

sologliamanti2Dimentichiamoci i vampiri languidi di Twilight, quelli ipercinetici di Underworld, quelli spacconi di Blade, o il vampiro gotico-ironico di Dark Shadows, giusto per citare alcuni tra gli ultimi protagonisti di un genere ormai inflazionato da interessi commerciali. “Solo gli amanti sopravvivono” è un film di vampiri atipico, non adatto a chi si aspetta un classico del genere, ma che non delude tutti quelli che amano il cinema underground di Jim Jarmusch.

Adam (Tom Hiddleston) è un compositore e collezionista di strumenti musicali, che trascorre la sua esistenza chiuso in un appartamento di Detroit, evitando il più possibile la presenza di esseri umani. Eve (Tilda Swinton) vive a Tangeri e passa il tempo tra letture di ogni genere e lingua, e notti al “Cafè Mille et Une Nuits” in compagnia del vampiro Cristopher “Kit” Marlowe (John Hurt), che in questa versione appare come l’autore delle opere migliori attribuite a Shakespeare.

Adam e Eve (riferimento ai “Diari di Adamo ed Eva” di Mark Twain) sono vampiri colti, raffinati e un po’ snob, amanti innamorati da centinaia di anni. Col tempo hanno imparato a diffidare del sangue umano, ormai troppo inquinato e pericoloso, e a servirsi solo di puro sangue di laboratorio.

Adam è stanco dell’immortalità in quanto sta assistendo all’inesorabile decadimento della società civile contemporanea, in cui gli umani – soprannominati “zombie” – hanno perso il gusto per la cultura, l’arte, la bellezza in generale, e stanno distruggendo il pianeta con le loro stesse mani senza preoccuparsi delle conseguenze future. La depressione di Adam, che lo porta persino ad un passo dal suicidio, viene placata dall’amore per la sua compagna Eve che, per consolarlo, abbandona una misteriosa ed affascinante Tangeri notturna e si mette in viaggio verso la cupa e desolata Detroit, simbolo della decadenza della società occidentale “evoluta”.

La serenità e la voglia di vivere appena ritrovate vengono messe a dura prova dall’arrivo della giovane sorella di Eve, Ava (Mia Wasikowska), una vampira impulsiva ed edonista, che in poco tempo, con le sue azioni, manda in crisi l’esistenza dei due protagonisti.

Come afferma lo stesso Jarmusch, Adam e Eve sono l’archetipo degli outsider: vampiri bohemien, intelligenti e sofisticati, metafore dello stato contemporaneo della vita umana, creature fragili e in pericolo poiché idealisti sostenitori di valori non più condivisi dalla società attuale. La parola “amanti” del titolo, non fa solo riferimento all’amore fedele, passionale e pluricentenario dei due protagonisti, ma è anche metafora più ampia di un amore universale per tutto ciò che fa parte della vita di questo pianeta: quando Adam si emoziona per un’antica chitarra Gibson dei primi del ‘900, o quando Eve guarda stupita e quasi commossa il passaggio di una moffetta, chiamandola col suo preciso nome latino <<mephitis mephitis>>, siamo di fronte ad un concetto di Amore generale per tutto il Creato, esseri viventi e produzioni dell’uomo, strumenti musicali, libri, poesie, scienze, e perfino i suoni e l’esattezza delle parole diventano importanti in quest’ottica di conoscenza salvifica.

Il vampiro è esso stesso metafora, sia come creatura outsider per eccellenza, sia per il suo punto di vista particolare, visione altra e distaccata delle azioni dell’uomo e del suo operato: tutto il buono prodotto dagli esseri umani, le invenzioni, la cultura, l’arte, deve essere collezionato, archiviato, studiato e tramandato; purtroppo, per Jarmusch, il Bello fa parte del passato, mentre il presente offre solo uomini egoisti che hanno perso di vista il ricordo delle cose belle.

Jarmusch si è sempre distinto per produzioni indipendenti, a basso costo, con protagonisti quasi sempre emarginati, non integrati nella società, e anche in questo caso non si smentisce. La cornice di film di genere vampiresco è solo un espediente metaforico per raccontare ancora una volta punti di vista inconsueti, straordinari paesaggi notturni, musiche ipnotiche (come l’iniziale “Funnel of love” di Wanda Jackson) e commenti sarcastici sulla decadenza della società contemporanea.

La migliore battuta è di Adam, che, dopo aver ascoltato in estasi l’esibizione di una cantante in un locale “off”, così commenta: “È troppo brava per diventare famosa”. Solo gli outsider sopravvivono.

di Fabio Rossi

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