L’Università di Oxford spiega i benefici dell’alimentazione vegetale

Gli attuali sistemi alimentari, pur avendo la potenzialità di nutrire la popolazione mondiale e garantire la sostenibilità ambientale, stanno minacciando entrambi.

Salute 

Se da un lato, più di 820 milioni di persone non hanno cibo a sufficienza, la restante parte della popolazione consuma infatti cibi di bassa qualità, che causano carenze di micronutrienti ed un aumento esponenziale dell’incidenza di obesità.  

Le scorrette abitudini alimentari, oltre ad essere tra le cause primarie di patologie croniche (non trasmissibili) quali malattie cardiovascolari, cancro, ictus e diabete, rappresentano uno dei maggiori oneri per la sanità a livello globale.

Ambiente 

Dal punto di vista ambientale, il sistema alimentare ha un notevole impatto: cambiamenti climatici, uso indiscriminato del suolo, estrazione di acqua dolce e flussi biogeochimici associati al rischio di applicazione di fertilizzanti ne sono l’esempio più lampante.

Per ridurre l’uso delle risorse ambientali, la mortalità prematura dovuta a fattori di rischio alimentari, (oltre il 70% dei decessi totali in tutto il mondo nel 2017) e i relativi costi sanitari, sarebbe utile pertanto passare ad un’alimentazione a base vegetale. 

Parola degli studiosi

A sostenerlo è uno studio capitanato dal professor Lukas Schwingshackl, (Istituto tedesco di nutrizione umana Potsdam-Rehbruecke), nel quale sono state messe a confronto le (FBDG), linee guida nutrizionali di 85 paesi (documenti politici approvati dal governo, intesi a fornire raccomandazioni e consigli specifici per il contesto su diete e stili di vita sani).

In particolare, affermano gli studiosi “gli impatti sulla salute e sull’ambiente di queste linee guida sono state valutate attraverso un’analisi comparativa del rischio di decessi per malattie croniche e una serie di impronte ambientali specifiche del paese per le emissioni di gas serra, l’uso di acqua dolce, l’uso dei terreni coltivati ​​e l’applicazione di fertilizzanti.  

Le implicazioni per la salute e la sostenibilità di ciascuna linea guida sono state valutate modellando la sua adozione a livello nazionale e globale e confrontando gli impatti con gli obiettivi globali di salute e ambiente, tra cui l’Agenda d’azione sulle malattie non trasmissibili, l’accordo di Parigi sul clima, gli obiettivi di biodiversità di Aichi relativi all’uso del suolo e agli obiettivi di sviluppo sostenibile e ai confini planetari legati all’uso di acqua dolce e all’applicazione di fertilizzanti”.

Leggi il documento.

Realizzato nel 2019 dall’Università di Oxford e pubblicato sul British Medical Journal, lo studio effettuata da 34 esperti di fama mondiale in tema di salute e ambiente, ha tenuto conto sia delle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, (in merito all’adozione delle raccomandazioni dietetiche globali), sia del parere di The Eat- Lancet, la Commissione cibo, pianeta, salute (sulle diete salutari da sistemi alimentari sostenibili).

Per analizzare quantitativamente gli FBDG nazionali e globali, abbiamo seguito un processo a più fasi” si legge nello studio. “In primo luogo, abbiamo esaminato le FBDG esistenti e dai documenti di accompagnamento abbiamo estratto le raccomandazioni per una serie di gruppi di alimenti rilevanti per gli impatti sulla salute e sull’ambiente.  In secondo luogo, abbiamo tradotto le raccomandazioni – alcune erano qualitative e altre quantitative – in rappresentazioni puramente quantitative dell’assunzione suggerita, o del cambiamento nell’assunzione, per ciascun gruppo alimentare.  In terzo luogo, abbiamo costruito scenari di dieta completa applicando le raccomandazioni quantitative FBDG alle stime dell’assunzione corrente per ciascun gruppo alimentare e paese.  In quarto luogo, abbiamo analizzato i potenziali impatti sulla salute e sull’ambiente se le popolazioni dei paesi con FBDG cambiassero le loro diete attuali in quelle che sono in linea con le loro FBDG rappresentate dagli scenari dietetici.  Infine, abbiamo analizzato l’allineamento dei diversi FBDG con gli obiettivi globali per la salute e l’ambiente modellando l’adozione globale e universale di ciascun FBDG”.

I risultati della ricerca

Stando ai risultati, è emerso che ad oggi, 83 linee guida su 85, non garantirebbero il raggiungimento degli obiettivi prefissi, in tema di salute e clima.

Una dieta di riferimento universale e sana è basata su un aumento del consumo di alimenti sani (come verdura, frutta, cereali integrali, legumi e frutta secca) e una diminuzione del consumo di alimenti non sani (come la carne rossa, lo zucchero e i cereali raffinati). Ciò apporterebbe importanti benefici per la salute, oltre ad aumentare la probabilità di raggiungere gli obiettivi riguardanti lo sviluppo sostenibile”.

Stando a tali dati, lo studio di Oxford ritiene inoltre che, seguendo le linee guida alimentari proposte da The Lancet, “la percentuale di miglioramento su questo fronte sarebbe del 34% superiore alle linee guida nazionali che si fermano al 15%”.

Stesso discorso vale per le questioni ambientali. 

“Seguendo le linee guida alimentari dei singoli stati, si otterrebbe una riduzione delle emissioni di Co2 pari al 13%, mentre attenendosi a quelle proposte da The Lancet, si avrebbe un dato tre volte superiore con una diminuzione del quasi 40%”.

Conclusioni

Se si riuscissero ad allineare le linee guida (FBDG) con gli esiti delle ultime prove, si potrebbero garantire migliori risultati, non solo dal punto di vista alimentare, ma anche sociale e ambientale.

Va da sé, che il tema delle scelte alimentari è quindi un importante punto di partenza per consentire la coerenza delle politiche e costruire un ambiente alimentare che contribuisca alla buona salute pubblica e personale, nonché alla sostenibilità ambientale locale e globale.

1 risposta

  1. Avatar
    Anna Pinci

    Forse se fossi stata piu’ giovane e in ottima salute non avrei dato retta a questo studio ma pur no

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