Il caso: negata la pensione a Milly Giaccone, figlia del prof. Paolo ucciso dalla mafia

IMG_91911-400x215Ancora una volta assistiamo impotenti all’applicazione di una giustizia alla rovescia, che penalizza le vittime, nel nome di presunti interessi “superiori”, in questo caso, in nome della spending review: uno spietato mezzo di risparmio adottato dal governo per contenere i costi, senza tener conto del fattore umano e della più sterile burocrazia.

Parliamo nello specifico del caso di Milly Giaccone, dottoressa figlia del Prof. Paolo Giaccone, (cui è intestato il Policlinico di Palermo), ucciso dalla mafia a Palermo l’11 agosto del 1982.

La dottoressa, dopo 22 anni di lavoro presso l’ospedale Villa Sofia di Palermo e dopo estenuanti trattative, era riuscita ad ottenere il prepensionamento, come stabilito dalla legislazione corrente in materia di trattamento delle pensioni per i figli delle vittime di mafia.

La corte dei Conti, con sentenza datata 28 maggio dal giudice estensore Pino Zingalè, ha tuttavia accolto il ricorso dell’Inps e Milly dovrà ritornare al lavoro. Peccato che a oggi l’azienda non abbia posti vacanti e che Milly non potrà né usufruire della pensione, né essere reintegrata.

 Per la donna si tratta di un’ulteriore sofferenza, senza contare ilo fatto che pochi mesi fa ha subito la perdita della figlia.

Luigi Furitano, presidente Del centro studi Giaccone, dichiara su Antimafia 2000 “la sentenza di annullamento è un fatto di incomprensibile decisione. Il giudice estensore ha ritenuto che il parere del Consiglio di Stato emesso al numero 1259 del 1983, nel quale si certifica che il Prof. P. Giaccone è vittima di terrorismo mafioso, sia decaduto o cambiato. Questa è l’incredibile interpretazione di una nuova norma che rende ostile ancor di più lo status di orfano di vittima di mafia. Vedere offendere la memoria del Professore Giaccone attraverso una sentenza che rende valida una normativa che serve soltanto a regolare gli aspetti economici di questa vicenda, offende i familiari, offende tutte le vittime di mafia, offende la società civile tutta ”

L’Inpdap, nonostante, infatti, avesse acquisito il certificato rilasciato nel 1983 dalla Prefettura di Palermo che stabilisce un nesso tra azione terroristica e l’omicidio del medico legale, ha chiesto alla figlia di Paolo Giaccone di “sbrigarsi a risolvere la questione”, perché in realtà il beneficio, per incoerenze meramente burocratiche che fanno la differenza tra vittime di mafia e vittime di terrorismo mafioso, non le spetterebbe.

Opportuno a questo punto ricostruire i fatti:

 Paolo Giaccone, l’eroico medico legale che si rifiutò di modificare una perizia per “salvare” dall’ergastolo un assassino, venne ucciso nell’estate del 1982, tra i viali alberati del Policlinico di Palermo, qualche settimana prima della Strage di via Isidoro Carini che avrebbe fermato l’impegno di Carlo Alberto Dalla Chiesa. L’uomo si divideva fra la direzione dell’istituto di medicina legale e le consulenze per il Palazzo di Giustizia. La figlia dottoressa era con lui, come sempre, ma riuscì a scampare all’agguato.

 In quel periodo, Paolo Giaccone aveva ricevuto l’incarico di esaminare un’impronta digitale lasciata dai killer della Cosca di Corso dei Mille che il 25 dicembre 1981, durante una sparatoria avevano provocato quattro morti ( tre mafiosi e un passante.) Il medico ricevette delle pressioni perché aggiustasse le conclusioni della perizia dattiloscopica, ma si rifiutò e il killer fu condannato all’ergastolo. Si trattava di Giuseppe Marchese, nipote di Filippo Marchese, capomafia di Corso dei Mille.

 In seguito il pentito Vincenzo Sinagra incolpò del delitto Giaccone, Salvatore Rotolo, detto “Anatredda”, che venne condannato all’ergastolo al primo maxiprocesso a Cosa Nostra, mentre per le minacce a Paolo Giaccone fu arrestato un avvocato che al telefono lo avrebbe invitato a cambiare i risultati della perizia dattiloscopica.

Salvatore Rotolo è stato rinviato a giudizio dai giudici siciliani come esecutore materiale del delitto i cui mandanti, secondo i magistrati hanno, sarebbero stati: Filippo Marchese, Angelo Baiamonte, Michele e Salvatore Greco, Salvatore Riina, Rosario Riccobono, Pietro Vernengo, Giuseppe Greco, Mario Prestifilippo, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Salvatore Scaglione, Pippo Calò, Francesco Madonia, Antonio Nené Geraci, Giovanni Scaduto, Salvatore Montalto, Salvatore Buscemi, Ignazio Pullarà, Giuseppe Savoca, Salvatore Cucuzza, Giovanni Corallo, Giuseppe Bono, Ignazio Motisi, Andrea Di Carlo.

Veniamo al punto focale: grazie alla legge 3 agosto 2004 n._206 e successive modificazioni, il legislatore ha introdotto e ampliato un complesso di benefici economici, previdenziali e fiscali in favore dei cittadini italiani vittime di atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice, compiuti sul territorio nazionale o extranazionale, nonché dei loro familiari superstiti. L’Inps, a sua volta, con le circolari n. 113 del 2005 e n. 94 del 2007, sostituite dalla 122 del 24 ottobre 2007, ha fornito precisazioni sull’applicazione della legge 3 agosto 2004 n._206, e della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 luglio 2007.

La Direttiva ha inteso fornire la corretta interpretazione di alcuni punti della legge che avevano suscitato perplessità nelle amministrazioni e l’Istituto l’ha fatta propria integrandola con le novità introdotte dall’Ufficio legislativo del Ministero del Lavoro nella nota del 23 ottobre 2007.

Infine la legge 244 del 24 dicembre 2007 (Finanziaria 2008 – articolo 1, comma 105), recepita dall’Istituto con circolare n. 98 dell’11 novembre 2008, ha esteso, a decorrere dal 1° gennaio 2008, ai superstiti aventi diritto alla pensione di reversibilità delle vittime della criminalità organizzata, delle vittime del dovere e dei sindaci vittime di atti criminali nell’ambito dell’espletamento delle loro funzioni, il diritto alla doppia annualità di cui all’articolo 5, comma 4, della suddetta legge 3 agosto 2004, n. 206 (msg. n. 002413.)

Leggiamo sul sito Inps che sono considerate vittime del terrorismo e della criminalità organizzata:

I cittadini italiani, stranieri o apolidi, deceduti o feriti a causa di atti terroristici o di criminalità organizzata di stampo mafioso, verificatisi nel territorio dello Stato italiano, a decorrere dal 1° gennaio 1961;

I cittadini italiani residenti in Italia vittime di atti terroristici verificatisi all’estero, a decorrere dal 1° gennaio 1961;

Le vittime della strage di Ustica, le vittime dei delitti della cosiddetta “banda della Uno bianca”;

Le vittime della criminalità organizzata, le vittime del dovere e i sindaci vittime di atti criminali nell’espletamento delle loro funzioni;

I cittadini incorsi in azioni criminose compiute sul territorio nazionale in via ripetitiva, rivolte a soggetti indeterminati e poste in essere in luoghi pubblici o aperti al pubblico;

I familiari superstiti delle vittime degli eventi terroristici, della criminalità organizzata e del dovere

A favore di queste categorie e dei loro familiari sono concessi:

Benefici economici

•speciale elargizione, nella misura massima di euro 200.000,00;

•assegno vitalizio non reversibile esente da IRPEF;

Benefici non economici

•esenzione dal pagamento del ticket per ogni tipo di prestazione sanitaria;

•collocamento obbligatorio con precedenza e preferenza a parità di titoli;

•riserva di posti per l’assunzione a ogni livello e qualifica;

•agevolazioni in ambito pensionistico.

Tali benefici devono essere attribuiti anche ai soggetti già pensionati.

Appare dunque chiaro che Milly, rientra pienamente nella categoria da tutelare, invece la dottoressa continua a combattere contro i mulini a vento.

In passato, il parlamentare regionale Salvino Caputo, aveva risollevato il caso: “Il padre è morto ucciso da Cosa nostra per essersi rifiutato di alterare il contenuto di una perizia determinando la condanna di esponenti mafiosi e pericolosi killer e affermando un principio ferreo di legalità, l’Università di Palermo dedica alla memoria il Policlinico di Palermo e lo Stato per una rigorosa e incomprensibile interpretazione di legge, lascia la figlia Milly Giaccone senza lavoro e senza pensione, costretta per sopravvivere a chiedere aiuto economico ad alcuni amici di famiglia”. Grazie a ciò, parevano essersi riaccese le speranze di rientrare al lavoro. L’azienda ospedaliera Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello, dove Milly Giaccone aveva lavorato negli ultimi vent’anni, ne aveva deliberato la riassunzione in attesa che l’Istituto previdenziale Inpdap facesse chiarezza circa la sua posizione ai fini pensionistici. Oggi è di nuovo buio.

Per ciò che riguarda Milly Giaccone, assistita dall’avvocato Giacomo D’Asaro, che pure ha dimostrato all’Inpdap di essere iscritta al n.5042 dell’elenco “Orfani di guerra, servizio, lavoro” in applicazione della L.13/08/1980 n.466 per “i familiari delle vittime di azioni terroristiche” a fare data dal 13/11/1986 con prot- n. 5924 Regione Siciliana -Assessorato regionale del Lavoro e della Previdenza sociale di Palermo (in data 22 aprile 1983 si attestava “il nesso di causalità fra l’azione terroristica e la morte di Paolo Giaccone), infatti, l’Inpdap continua a sostenere che possono beneficiare del pensionamento anticipato in via esclusiva soltanto le vittime del terrorismo e i loro familiari e non le vittime ed i familiari della criminalità organizzata.

Le associazioni antimafia promettono dure battaglie.

Ecco una commovente testimonianza di Milly, tratta da redazione 19 luglio 1992.

“Dovevo esserci anch’io quel mattino. Ogni giorno insieme da casa all’Ospedale, verso il nostro lavoro così diverso eppure uguale negli intenti: tu Professore con i tuoi studi, il tuo laboratorio, con le tue analisi, ed io studentessa in Medicina. Io non c’ero. Meno male? Per quello che ho passato in questi anni, direi che sarebbe stato meglio finirla quel caldo giorno accanto a te, insieme come eravamo vissuti. Ma se guardo gli occhi profondi dei miei figli, dico che, forse, è giusto che abbia passato la soglia del dolore, che l’ansia e l’angoscia mi abbiano rapita la vita per lungo tempo. Non esiste controprova, comunque. Ho sempre cercato di immaginare quello che era accaduto nel vialetto alberato, tra le auto posteggiate e sull’asfalto caldo che accolse il tuo corpo. Quei due che attendevano il tuo arrivo, il “palo” fuori dall’Ospedale dentro una 126. Le otto e un quarto. Posteggi l’auto, ti avvii al tuo giorno … ti avvicinano, forse ti chiamano, e sparano con due pistole … due proiettili alla tua sinistra … cadi su quel lato e … dopo … un altro colpo alla tua destra. Crolli sull’asfalto e con te cade il tuo mondo, il nostro mondo. E’ tutto finito. Gli assassini fuggono, scavalcano il muro di cinta dell’Ospedale … vengono visti su una potente moto, uno di loro ha una smorfia di riso sulle labbra. Al primo uomo che ti soccorre, qualcuno con un camice bianco dice: ” E’ il Professore Giaccone”. Poi gli assassini vanno ancora ad ammazzare. E’ tutto qui il tuo giorno di morte. Essere stata assente in quel momento… è stato il mio incubo. Quando ti hanno ricomposto nella bara, dicendomi (per pietà) che non avevi subito autopsia, ti ho guardato, gridando col pensiero: “Bata! Non scherzare più!” E il freddo mi avvolge…Mi chino per baciarti la fronte, ed il freddo mi avvolge le membra, il cuore, il cervello e la vita… La sensazione del dolore la provai in quel momento: è freddo, il dolore, avvolgente… Come un ragno che trattiene l’insetto nella ragnatela, così il dolore ha avvolto il mio animo. Da quel momento ho capito che non eri più accanto a me…

di Simona Mazza

foto: Blog Sicilia

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