Il caso Girone–Latorre avrà presto esito positivo?

latorre-e-gironeIl 25 agosto avrà finalmente termine la controversia internazionale tra Italia e India sorta in merito all’arresto, da parte della polizia indiana, dei due fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie, a protezione da atti di pirateria e accusati di aver ucciso due pescatori indiani. L’Italia ha infatti attivato l’arbitrato internazionale nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e il caso sarà affrontato dal Tribunale speciale di Amburgo che si è riservato la decisione per quella data.

La vicenda può essere così riassunta. Il 15 febbraio 2012, al largo delle coste indiane, la petroliera Enrica Lexie, battente bandiera italiana naviga in acque a rischio di pirateria con a bordo 6 fucilieri di marina, tra cui il Latorre e il Girone del reggimento “San Marco” della Marina Militare, in missione di protezione. Verso le 16:30, ora locale, l’Enrica Lexie incrocia il peschereccio indiano St. Antony con un equipaggio di 11 persone. I marò a bordo, convinti di trovarsi sotto attacco pirata, dopo aver messo in atto graduali azioni dissuasive e attivato le sirene e le luci di allarme, sparano in direzione dell’altra nave. Muoiono due pescatori: Valentine e Ajeesh Pink. Secondo le dichiarazioni di Girone, quando le due imbarcazioni si sono trovate a 300 metri l’una dall’altra, lui stesso avrebbe rilevato con un binocolo la presenza di persone armate a bordo del motopeschereccio, con armamento a canna lunga a tracolla; i fucilieri avrebbero sparato quattro raffiche, ma tutte in mare e solo allora la barca indiana si sarebbe allontanata.

Secondo il comandante e proprietario del peschereccio indiano Freidy, invece, non vi sarebbero state armi a bordo dell’imbarcazione e tutte le persone a bordo dormivano, eccetto due, quando i marò italiani aprirono il fuoco. Il comandante si sarebbe svegliato a seguito del suono delle sirene, scoprendo che il timoniere Valentine era già deceduto, forse anche lui nel sonno; poco dopo, sarebbe rimasto ucciso anche Ajesh. Da tale testimonianza, l’inchiesta italiana avrebbe ricostruito che la barca indiana avanzava senza essere governata, fino ad andare in rotta di collisione con la Lexie e ad aver deviato solo a meno di cento metri dall’impatto. Sicuramente i due pescatori indiani sono stati colpiti e uccisi da proiettili provenienti dalle armi in possesso ai fucilieri della San Marco, anche se non da quelle in dotazione a Girone e Latorre.

Non vi sono dubbi, invece, sul luogo dell’evento, in quanto anche la Corte Suprema indiana, il 18 gennaio 2013, ha sentenziato che il fatto è avvenuto al difuori delle acque territoriali indiane – e, quindi, in acque internazionali – pur all’interno della “zona economica esclusiva” che si estende sino a 200 miglia dalla costa.

Dopo l’evento, la guardia costiera indiana contattava via radio l’Enrica Lexie, richiedendo alla stessa di attraccare al porto di Kochi. Giunta la petroliera in porto: l’arresto dei due fucilieri italiani. Come è noto, mentre Girone è tutt’ora in stato di arresto in India, Massimiliano Latorre è invece in Italia per curarsi da una grave malattia cui è incorso durante la detenzione.

Di tutto ciò, tuttavia, non si parlerà nell’aula del tribunale internazionale. L’Italia si è rivolta all’ITLOS chiedendo il riconoscimento della giurisdizione esclusiva sui fucilieri e la loro immunità funzionale. Secondo quanto previsto dall’art. 97 della Convenzione del mare di Montego Bay, infatti, in caso di incidente di navigazione riguardante una nave nell’alto mare (cioè al di fuori delle acque territoriali di uno Stato), che implichi la responsabilità penale di qualunque persona in servizio sulla nave, non possono essere intraprese azioni penali o disciplinari se non da parte delle autorità dello Stato della bandiera battente. Solo la magistratura militare italiana, dunque, sarebbe competente a giudicare l’intenzionalità o meno e la responsabilità dei due fucilieri (o di chiunque altro imbarcato sulla Lexie). In caso di sentenza positiva, sarebbe inapplicabile, nel caso in questione, la legge indiana secondo cui ogni reato commesso contro un cittadino indiano su una nave indiana sarebbe sotto la sua giurisdizione, perché in contrasto con il diritto internazionale.

L’Italia, inoltre, in accordo con le risoluzioni dell’ONU che regolano la lotta alla pirateria,chiede l’applicazione del diritto internazionale consuetudinario – quindi vincolante per tutti gli Stati – secondo cui i marò a bordo della Enrica Lexie devono essere considerati personale militare in servizio su territorio italiano, poiché la scorta militare alle navi commerciali faceva parte di una missione dell’ONU contro la pirateria. Infine l’Italia contesta a Delhi di violare i diritti fondamentali dei militari italiani che, dopo più di tre anni, sono ancora in stato di detenzione senza essere stati incriminati di alcun reato.

Non ininfluente sarà la circostanza che gli eredi legali dei due pescatori uccisi abbiano accettato il risarcimento di 142 000 euro offerto dallo Stato italiano per ognuna delle vittime. Ma, se il Tribunale internazionale si limiterà a verificare le circostanze di diritto, non vi dovrebbero essere ulteriori impedimenti al ritorno in Italia anche di Salvatore Girone; fermo restando il processo da intentarsi da parte della Magistratura italiana.

di Federico Bardanzellu

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