Dieci domande a Edoardo Sorgente, Gegè di Gomorra3

Edoardo-SorgenteCon Edoardo Sorgente, giovane attore napoletano, formatosi a teatro e più noto al grande pubblico come Gegè di Gomorra 3, inizia su InLibertà una serie di interviste a personaggi dello spettacolo, della cultura e della società. Con una periodicità libera, potremmo definirle “Interviste In libertà”. 
  • Chi è Edoardo Sorgente?

Un venticinquenne con l’ossessione per la recitazione, il buon cinema e la musica di Brian Eno.

  • Attori si nasce o si diventa?

Mi folgorò Toni Servillo quando disse che il teatro è frutto di una scelta che comporta studio, approfondimento e fatica e che il talento non corrisponde a una cometa che esplode nel cielo, fa molta luce e poi sparisce.

Credo come lui che il talento non debba solo essere amministrato ma soprattutto tutelato con perseveranza e disciplina.

  • Sei napoletano, a Napoli hai studiato e ti sei formato. Quanto incide la napoletanità in un giovane che decide di fare l’attore?

Gli studi nell’accademia Paolo Grassi di Milano hanno di certo potenziato le mie competenze ed il mio gusto, ma è stato grazie ai maestri che ho incontrato e seguito a Napoli (Carlo Cerciello e Francesco Saponaro) che è fiorita la mia passione per l’arte e la recitazione. Napoli è una tappa obbligata per l’anima di un artista.

  • Dal palcoscenico al set di una grande produzione come GOMORRA venduta in tutto il mondo: come cambiano le emozioni di un attore?

Non cambiano, ma sono diluite in maniera differente. Sul set cambiano i tempi e di fatto anche la loro gestione.

  • Quanto c’è di te nei personaggi che interpreti e quanto hai dato di te stesso a Gegè?

Durante lo studio di un personaggio tendo ad intercettare in me gli elementi che posso o devo impiegare nell’interpretazione. Sicuramente ho donato a Gegè il mio spirito di adattamento.

  • Quali sono le doti imprescindibili per un attore?

Talento e perseveranza.

  • Che cosa porteresti con te su un eremo?

Una capsula di cianuro.

  • In questa nostra società liquida, quali sono i tuoi punti fermi?

Nello sciabordio costante della vita d’attore non riuscirei ad orientarmi senza la mia compagna e le mie due “splendide signore” ossia mia madre e mia sorella. Gli affetti sono gli unici elementi che mi tengono attaccato alla realtà.

  • Che cosa c’è nel tuo futuro immediato?

 Mentre rispondo a queste domande mi trovo in provincia di Arezzo per la residenza del mio primo monologo “Little man what now“, scritto e diretto da Giovanni Ortoleva che tratta della crisi finanziaria del 2008. Del futuro non parlo ancora : sono troppo scaramantico.

  • Ma la famiglia Savastano, a fine produzione di Gomorra 3, ti ha donato poi quel famoso Rolex?

Non ho neanche chiesto di tenerlo. Sono rimasto abbastanza traumatizzato.

In bocca al lupo per la tua carriera, Edoardo. I lettori di InLibertà ti ringraziano.

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