A Van Avermaet la Paris Roubaix, il pubblico omaggia Boonen

cicliscopertinaDisputata ieri la Paris Roubaix, la gara soprannominata ”Inferno del nord”, vinta dal favorito Van Avermaet autore di una splendida rimonta, anche se il clamore è stato quasi tutto per Boonen, giunto a fine carriera e tributato con un saluto commovente.

LA CORSA: la Paris Roubaix è una lunga agonia di 260 km, 55 dei quali su 29 settori di pavè. Il pavè di queste latitudini è diverso da quello fiammingo, non ci sono salite o discese e le pietre sono più grandi, distanti e sconnesse tra di loro, fatto che rende questa gara un vero e proprio inferno per muscoli e pelle. Si parte da Compiegne e si arriva nello storico velodromo di Roubaix. Se piove si fatica a stare in piedi anche a passo d’uomo perché il fango e l’acqua rendono il manto stradale una porta per gli inferi. Se come ieri c’è il sole, la polvere delle campagne rende il pavè liscio e scivolosissimo, e con la velocità più alta trasforma il pavè in una trappola per i ciclisti che lo attraversano, con i muscoli martoriati dalle vibrazioni create dalle pietre sconnesse: tra una pietra e l’altra può verificarsi in alcuni casi anche un dislivello di 10 centimetri.

ciclis1LA CRONACA: al via i favoriti erano tre, Van Avermaet, Sagan e Tom Boonen, ciclista fiammingo mostro sacro delle corse del nord, giunto al giorno del ritiro dopo quindici anni di carriera, 149 vittorie, un mondiale, quattro Paris Roubaix, tre Giri delle Fiandre, tre Gand Wevelgem, un campionato belga, cinque E3 Harelbeke e numerosi successi di tappa al Tour de France.

La corsa viaggia ad altissimo ritmo per i primi 150 km, con la fuga che fatica a prendere il largo perché il gruppo viaggia compatto senza dare spazio agli outsider. I primi settori di pavè da subito iniziano a mietere vittime illustri come un possibile favorto Naesen, atterrato subito da una caduta. La lotta per la vittoria si accende all’attraversamento della foresta di Arenberg, tratto storico di questa gara e luogo sacro per i ciclisti: 2500 m del pavè più duro che si possa trovare, situato nella via di una vecchia miniera che attraversa una foresta, dove i muscoli sembrano stirarsi, le ossa rompersi e stare in sella è quasi un’impresa. All’ entrata della foresta Van Avermaet è costretto ad inseguire con quasi 1′ di ritardo per via di una caduta, davanti Sagan e Boonen iniziano a forzare il ritmo per scremare il più possibile il gruppo. Sagan decide di tentare l’impresa ed a 80 km dalla fine attacca direttamente ma per due volte i suoi attacchi sono fermati da una foratura; nella seconda si porta nella polvere anche Boonen perdendo molto tempo, la loro Roubaix finisce così, perché il destino spietato di questa corsa ha deciso così. Davanti la BMC ( squadra di Van Avermaet) manda in fuga l’italiano Oss che disgrega la testa della corsa sul tratto di Mons en Pevel e sul tratto del Carrefour de l’Arbre, che insieme alla foresta sono il non plus ultra dello spettacolo sulle pietre ma al contempo della sofferenza del ciclista. Van Avermaet intanto con una prodigiosa rimonta è riuscito a riportarsi sulla testa della corsa nei tratti più duri e giunge dentro il velodromo in compagnia di Stybar, Langeveld, Stuyven e Gianni Moscon, italiano di 22 anni che dimostra che non sono sbagliate le grandi parole che si usano per il suo grandissimo talento. In volata Van Avermaet è implacabile e sopravanza Stybar e Langeveld conquistando così la classica monumento più prestigiosa. Il campione olimpico appone il sigillo ad una campagna del nord praticamente perfetta, che prima della Roubaix lo ha visto trionfare alla Omloop Het Niuewsblad, E3 Harelbeke, Gand Wevelgem e giungere secondo al Giro delle Fiandre. Moscon chiude quinto, lasciando sognare i tifosi italiani per un futuro neanche troppo lontano.

ciclis2IL PUBBLICO OMAGGIA BOONEN: il ciclista più vittorioso nelle corse del nord nella storia del ciclismo, il ciclista che detiene il record di vittorie nel Fiandre e nella Roubaix. Una carriera iniziata nei primi anni 2000 che sin da subito lo ha portato a vincere con grande regolarità e costanza. Un uomo amato e tifato da molti, anche dall’attuale campione del mondo Sagan, suo erede designato. Mancherà a tutti i tifosi la sua classe, la sua pedalata brutale ma elegante con cui aggrediva il pavè, unico al mondo capace di farlo senza usare i guanti per proteggersi dalle vibrazioni. Mancheranno al pubblico, forse meno agli avversari, la sua sapienza tattica e lo stile con cui era protagonista di ogni corsa. In strada mai per caso ma sempre per essere protagonista. Non riesco ancora a scriverlo che Boonen oramai è un ex ciclista, ora che la sua carriera è giunta al termine, ora che la sua favola ha avuto il lieto fine. Negli anni prossimi mi fermerò spesso lo so, nelle giornate di primavera, le sue giornate, a pensare a Boonen ed ai suoi duelli con Cancellara. Mi fermerò spesso per la malinconia del tempo che passa, chiudendo gli occhi e rivedendo le imprese di colui che è stato l’idolo di molti, anche il mio. Mancherà a molti e forse le corse e noi tifosi mancheremo a lui, che ieri ha raccolto la standing ovation di tutto il velodromo, di compagni, avversari, tecnici, giornalisti che sicuramente, hanno pensato le stesse cose che penso io.

Foto: foto 1 e 2 Tim de Waele, foto copertina BMC/ Tag Heuer

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