Videogiochi. Perchè a volte le “ciambelle” non riescono col buco

2367692-a2600_ettheextraterrestrialA volte per ottenere successo con il grande pubblico non basta l’impegno e lo sforzo di progettare un ottimo gioco. Una serie di fattori e combinazioni tra momento storico e concorrenza sul mercato può far sì che un titolo mediocre riesca a vendere più del dovuto… oppure che un grande gioco fallisca miseramente lasciando la propria software house in disgrazia.

La storia del nostro passatempo preferito è decisamente ricca di spunti al riguardo. Gli elementi da tenere in considerazione sono molteplici. Innanzitutto, ricordiamoci che si tratta di un genere molto particolare di prodotti, a metà strada tra l’intrattenimento e la pura emozionalità, il cui destino viene deciso, tra i tanti, da un fattore noto come “hype”. Shenmue PAL DC-frontL’aspettativa, in pratica. Si può progettare il gioco più bello e divertente del mondo, ma se chi lo vende non riesce a comunicarlo ai potenziali acquirenti, il suo successo sarà ovviamente ridimensionato. Al contrario ci sono fulgidi esempi di marketing geniali che sono riusciti a creare quell’interesse vitale per le vendite che altrimenti non sarebbe stato possibile in nessun altro modo, generando un giro d’affari impensabile per prodotti di qualità inferiore.

Un disastro, però, non ha mai una sola causa ma come tutti gli incidenti è frutto di una concatenazione di eventi. È il caso di ottimi giochi, spinti da un prodigioso battage pubblicitario, che sono comunque stati stritolati dalla concorrenza perché usciti sul mercato in un momento in cui gli scaffali dei negozi erano particolarmente affollati, fattore che comunque è riconducibile a strategie sbagliate e quindi all’errore umano.

Fateci sapere quali sono stati i vostri personali “flop”, sulla nostra pagina facebook “videogiocambo“!

di Claudio Camboni

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