Tanto tuonò che piovve. La Lega rompe gli indugi e tenta di passare all’incasso

Dopo mesi di tensioni e scaramucce spesso degenerate in veri e propri atti di guerriglia o di aperta ostilità, Matteo Salvini, non potendo, nella attuali condizioni di conflitto con il partner di governo, massimizzare ulteriormente la propria posizione, ha deciso di far saltare il banco.

In queste condizioni Flat Tax e autonomie regionali non riuscirebbero ad essere approvate e deve pertanto “accontentarsi” di aver incamerato con successo, anche se tra fortissime polemiche e riserve di ogni genere, anche da parte del Capo dello Stato, i recenti decreti sulla sicurezza.

Di Maio mostra a sua volta i muscoli e si dichiara pronto ad andare a nuove elezioni per le quali una data possibile sarebbe il 13 ottobre p.v.. Onestamente non vediamo per lui e il suo Movimento un futuro roseo.

Con un atto eclatante la Lega si prepara così a presentare un voto di sfiducia “ad personam” in Senato nei confronti del Premier Antonio Conte per poi sperare di andare rapidamente a nuove elezioni e vincerle senza se e senza ma.

Se da un lato non vi sono incertezze sugli esiti del voto sulla mozione di sfiducia, meno sicuro è il percorso che dovrà essere poi tracciato dal Presidente Mattarella anzitutto verificando se ci possano essere o meno le condizioni per trovare una nuova maggioranza parlamentare diversa dalla attuale ormai giunta al capo-linea.

Teoricamente potrebbe non escludersi neppure una maggioranza M5S e forze del centro sinistra, con in testa il Partito Democratico; tuttavia troppe e troppo forti appaiono ancora le divisioni e le faide interne a questo partito per poter considerare questa come un’opzione vagamente praticabile. Pesano poi come macigni tutta una serie di dichiarazioni rese dall’apertura della legislatura ed ancor prima da molti esponenti del PD a proposito di totale incompatibilità con le politiche e con i principali leaders del Movimento.

Molto più probabile è una soluzione interna al centro-destra che potrebbe anche recuperare oltre a FdI, monconi di Forza Italia attualmente in cerca di nuovi e più sicuri approdi rispetto a quelli che è attualmente  in grado di fornire. il vecchio apparato berlusconiano. 

In buona sostanza, al termine delle consultazioni presidenziali, sempre avendo come target le prossime elezioni politiche, il Presidente della Repubblica potrà mantenere in carica l’attuale Governo per il disbrigo delle pratiche correnti, ovvero affidare ad un nuovo esecutivo di transizione il governo del paese sino alle prossime consultazioni elettorali.

Considerati i tempi per l’apertura ufficiale della crisi, le consultazioni, la formazione di un nuovo governo balnear-elettorale e poi l’insediamento del successivo esecutivo, quest’ultimo potrebbe iniziare ad operare tra la fine di novembre e l’inizio di Dicembre.

A quel punto la principale missione nonché il principale ostacolo del nuovo Governo sarà evitare l’aumento automatico dell’IVA e disinnescare così le c.d. clausole di salvaguardia e ciò ancor prima di affrontare nel dettaglio la manovra di bilancio 2020. 

Considerati questi sfidanti obiettivi, è auspicabile (necessario) che il nuovo governo possa contare su solide maggioranze tanto alla Camera che al Senato e, visto il modus operandi dell’attuale Ministro degli Interni, una volta divenuto Premier, anche su questo non vi sono al momento molti dubbi in proposito, non ci vuole molto ad immaginare che cercherà di reperire risorse anzitutto smontando le voci di costo legate al reddito di cittadinanza.

Pare quindi si possa dire che, archiviato, ma solo per un attimo, il tema sicurezza, Salvini potrà concentrarsi sui temi economici più cari alle imprese e ai lavoratori autonomi ed affrontare lo scoglio del confronto con le autorità di Bruxelles.

È probabile che avendo risolto i conflitti interni all’attuale maggioranza, incapace di coprire con le poche risorse disponibili tutti i fabbisogni delle promesse elettorali fatte, il Governo a guida Salvini possa rivelarsi meno scettico e conflittuale verso l’Europa di quanto non lo sia stato sino ad oggi. 

Potremmo quindi azzardare prevedendo nel breve periodo che, deflagrata finalmente la situazione di continuo conflitto interna al governo, ci si avvii verso una relativa tranquillità sino al confronto elettorale.

Come sempre se gli esiti delle consultazioni saranno convincenti con il raggiungimento di solide maggioranze, molte delle riserve anti-europeiste potranno cadere, l’Italia è e rimane un paese a forte vocazione europeista e di ciò Salvini è cosciente così come comprende che il proprio elettorato non desidera alcuno scontro con Bruxelles e gli altri storici partners europei, Germania e Francia in testa.

In queste condizioni ci si può anche attendere un’ulteriore mano tesa dall’Europa e crediamo che Salvini, condizioni politiche interne permettendo, non perderà l’occasione per indossare una nuova felpa questa volta con i colori e la bandiera EU.

Nella foto, Matteo Salvini

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