Russia, la situazione economica è molto più critica di quella europea

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Russia. L’ISPI-Istituto di Studi per la Politica Internazionale è uno dei massimi organismi italiani che si occupano di politica estera. L’Istituto ha recentemente pubblicato un articolo di Sergey Efremov (in inglese) sull’attuale situazione economica in Russia. Efremov è direttore di dipartimento presso la facoltà di Economia dell’Università Statale Lomonosov di Mosca. È inoltre direttore dell’unità analitica per la protezione delle imprese e degli investitori. Consulente di Stato della Federazione Russa e professore a contratto di varie università occidentali. Non può essere perciò considerato “di parte” se fornisce considerazioni negative sull’attuale momento dell’economia russa.

La Russia sta affrontando la più grande recessione economica dal crollo dell’URSS

Efremov inizia il suo articolo affermando senza mezzi termini che l’’economia russa sta affrontando la più grande recessione dal crollo dell’Unione Sovietica (1991). Le maggiori istituzioni mondiali prevedono per il 2022 un calo del PIL della Federazione compreso tra il 6% e il 11,2%. Per Efremov, tale calo sarà anche maggiore. Una parte significativa dei dati economici, infatti, è coperta dal segreto militare e non perviene agli organismi ufficiali. Si tratta dei dati sul budget, sul commercio estero, sulle perdite di truppe. È complicato, quindi, ottenere informazioni affidabili.

Data l’elevata incertezza, tuttavia, gli investimenti del settore privato (imprese) sono calati a picco. Così, la produzione industriale russa si è contratta dell’8% solo da marzo ad aprile 2022. Si fa presente che, nello stesso periodo, in Italia è aumentata dell’1,6%. In termini annuali, l’industria petrolifera registra un calo dell’11%. Le altre materie energetiche (carbone, gas, ecc.) del 10%. L’industria manifatturiera del 6 %. Il commercio nell’aprile 2022 era complessivamente inferiore del 10% ma quello all’ingrosso è stato inferiore del 12%. Il ché indica un aumento della povertà.

L’inflazione ufficiale non è inferiore al 18%, esattamente il doppio di quella di Eurozona, considerata dalle “cassandre” a livello catastrofico. Resta relativamente stabile il settore agricolo ma le previsioni per il prossimo anno sono pessimiste. L’agricoltura russa dipende infatti dalle importazioni di molte sementi e della componentistica delle macchine agricole. Tali catene di approvvigionamento si sono interrotte. Le importazioni russe dai partner chiave si sono complessivamente quasi dimezzate da quando sono state imposte le sanzioni.

Le esportazioni di energia mantengono ancora viva l’economia della Russia

Se l’economia russa ancora resiste dipende dai prezzi dell’energia. Essi sono oggi anormalmente alti e il suo consumo in Europa consente al bilancio russo di incassare super profitti da petrolio e gas. Ora è vero che la quota delle entrate di petrolio e di gas è aumentata di quasi 1/3, toccando i 2/3 del bilancio federale russo. Ma il petrolio russo viene scambiato con un forte sconto, rispetto al suo prezzo ufficiale. Inoltre, l’embargo privato colpisce settori che non sono ancora soggetti a sanzioni. Con la conseguenza che diverse raffinerie in Russia sono completamente o parzialmente inattive.

Nelle città monoindustriali si registra la chiusura e la sospensione del lavoro delle fabbriche, principalmente nell’industria automobilistica. Dopo lo scoppio della guerra la produzione di automobili è diminuita dell’85%. Altre sospensioni di impianti con vari pretesti stanno portando a una riduzione delle entrate fiscali. Principalmente dall’IVA, la principale fonte non petrolifera del bilancio federale.

Il bilancio della Russia quindi è in deficit nonostante i prezzi elevati del petrolio. Inoltre, la Banca Centrale russa non potrà stampare ulteriore moneta. Né chiedere prestiti all’estero per non aggravare ulteriormente l’inflazione. Le importazioni russe dai partner chiave si sono quasi dimezzate da quando sono state imposte le sanzioni.

Russia, il grande guaio economico deve ancora venire

In ogni caso il colpo delle sanzioni all’economia russa è ancora in qualche modo attenuato. Dato che un certo numero di aziende estere ha trovato il modo di aggirare le sanzioni attraverso altre giurisdizioni. L’assenza di un embargo sul gas e la lenta transizione dell’Europa alla green economy permette ancora a Gazprombank di lavorare con i dollari. La Russia ha però deciso di non rimpatriare parte dei guadagni in valuta estera per mantenere basso il tasso di cambio. Almeno fino al 31 dicembre 2022, quando l’embargo petrolifero entrerà a regime.

Tra la fine dell’estate e l’autunno del 2022, secondo Efremov, sarà raggiunto l’effetto massimo delle sanzioni attuali. Ciò comporterà il graduale esaurimento degli stoccaggi e la penuria di componenti per l’industria. La disoccupazione diverrà più tangibile per il licenziamento del personale delle società estere che hanno lasciato la Russia. Sono già più di mille e ciò interesserà tutti i settori dall’agricoltura al militare, allo spazio, all’IT. Se si creassero condizioni tali perché l’incremento delle sanzioni da parte degli Stati occidentali divenga inevitabile, ci sarà un ulteriore impatto negativo sull’economia russa.

Putin spera ancora che l’economia russa resista un minuto di più di quella dell’Occidente

La carta che Putin ha voluto giocarsi scatenando la Guerra in Ucraina era quella di poter creare un ‘fronte’ antioccidentale a trazione russa. Ma sa benissimo che i rapporti contro l’occidente che vorrebbe stringere con i paesi terzi, non sono per lui rose e fiori. Permangono a suo discapito condizioni geopolitiche quali il punto di vista critico della Turchia e l’atavico interesse della Cina a indebolire la Russia. Tra i suoi alleati storici, il disaccordo ufficiale del Kazakistan nel riconoscere l’indipendenza di parti dell’Ucraina. Lo sviluppo delle esportazioni di energia da parte dell’Azerbaigian e del Kazakistan e l’interesse della Serbia ad entrare nell’UE.

Al momento questi paesi si sono però astenuti dall’imporre sanzioni alla Russia e non sembra che stiano pensando di farlo. Almeno nel prossimo futuro. L’élite dirigente russa, quindi, spera ancora che sia l’economia europea a non resistere all’inflazione. Sperano anche che i populisti europei costringano i loro governi ad indebolire le sanzioni contro la Russia. Sulla bontà della scelta di Putin di scatenare una guerra lampo risolutiva, però, ci hanno messo da tempo una pietra sopra.

Foto di Mihai Paraschiv da Pixabay

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