
Classe 1965, all’anagrafe Björk Guðmundsdóttir, nata a Reykjavik, Björk è una delle artiste più geniali, eclettiche e capaci di grandi doti sperimentative degli ultimi 35 anni. Dotata di ottime capacità vocali, ha uno stile complesso e multiforme che abbraccia elettronica, trip-hop, techno, house, jazz, rock, funk, musica sperimentale, ambient, world e classica. Esordisce discograficamente nel 1977, a soli 12 anni, con il disco a suo nome, lavoro in cui canta canzoni islandesi per bambini e rifacimenti di brani pop noti, tra cui “Fool On The Hill” dei Beatles. Il lavoro, seppur acerbo, riscuote successo in Islanda ma rimane sconosciuto all’estero.
Dopo aver fatto parte di vari gruppi punk e jazz-fusion, nella seconda metà degli anni ‘80 entra nella band Sugarcubes. Ma sarà a partire dagli anni ‘90 che Björk comincia a decollare artisticamente, periodo in cui si trasferisce a Londra e incontra il produttore Nellee Hooper (che produrrà anche i Massive Attack). Nel 1993 pubblica “Debut”, uno dei suoi lavori migliori. Lo stile di quel disco acquisirà maggiore maturazione nel successivo “Post”, del quale vi parliamo oggi.
Björk produce il lavoro avvalendosi, oltre che di Nellee Hooper, anche di Tricky e Howie B, e il suo grande estro viene fuori in pezzi come l’iniziale “Army Of Me”, graffiante brano di impronta industrial-rock, mentre “Hyperballad” spicca per il suo suono che parte prima a tempo medio, per poi aumentare e acquisire un’ipnotica ritmica house alla quale si aggiunge un’intensa coda orchestrale finale. Nel disco c’è anche uno dei singoli killer che è “It’s Oh So Quiet”, brano che eccelle per il suo mood retrò e per il suo arrangiamento da big-band jazz-swing degna di un musical di Broadway. Il pezzo è una cover di una canzone che nel 1951 fu interpretata dalla cantante statunitense Betty Hutton e a sua volta versione inglese di “Und jetzt ist es still”, eseguita da Horst Winter nel 1948, con musica scritta dal compositore austriaco Hans Lang e testo tedesco di Erich Meder. Le parole in inglese sono state composte da Bert Reisfeld. Ottime anche “Isobel”, che parte con una struttura orchestrale per poi impennare in un accattivante ritmo tribale, e “I Miss You”, con un’originale struttura tra house e ritmi afro-jazz-cubani, grazie a una vitale sezione fiati. Imperdibile anche “Cover Me”, con atmosfere classiche e minimal con tanto di arpa e clavicembalo.
“Post”, oltre a diventare un successo mondiale, grazie alle varie certificazioni platino e oro in vari stati (anche europei), verrà inserito alla posizione 376 tra i 500 migliori album di tutti i tempi dalla rivista Rolling Stone. Successivamente Björk porterà avanti la sua sperimentazione artistica pubblicando altri album dall’ottimo standard qualitativo, come “Homogenic”(1997) e “Vespertine”(2001), per poi proseguire con altri lavori variabili ma sempre capaci di sorprendere per le varie soluzioni artistiche offerte, in quanto le sue pubblicazioni (specialmente quelle più recenti) collegheranno la sua musica alla tecnologia più avanzata, come per esempio con applicazioni per Ipad, Iphone.
Con oltre 40 milioni di dischi venduti in tutto il mondo e numerosi premi vinti, Björk è una delle cantanti più originali, sperimentali e innovative del pop degli ultimi 35 anni, grazie ad album e brani capaci di stupire per il suo incisivo caleidoscopio sonoro, oltre che per una musica visionaria, multiforme e futuristica. Tutto anche grazie a originali abbigliamenti scenici esibiti durante le sue performance e video spesso oggetto di varie discussioni. Per chi volesse approfondire la sua arte e la sua musica, “Post” è un ottimo punto di partenza, è un lavoro che si insinua lentamente nell’orecchio dell’ascoltatore. Ma una volta assimilato, diventa uno di quei dischi della vita e meritevole di stare in una discoteca personale ricca di album storici e imprescindibili.
Fonte foto: pagina Facebook di Björk
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