Mourinho, Special One o allenatore in decadenza?

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Era il giorno 8 luglio 2021 quando nel suo discorso di presentazione alla guida della Roma, Jose Mourinho citò Marco Aurelio: “Nulla viene dal nulla e nulla ritorna nel nulla”.

Stiamo parlando di uomini forti, non Marco Aurelio, anche lo Special One, l’uomo entrato a far parte dell’Olimpo del calcio con i suoi innumerevoli trofei: i suoi trionfi passano per Portogallo, Spagna, Inghilterra e Italia dove, nel 2010, divenne il primo e unico allenatore a trionfare nel Triplete.

Parliamo non solo di uno dei migliori allenatori del nostro decennio, bensì di uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio: Jose Mourinho

A Roma è stato accolto come un Re, un po’ per la sua grandezza, un po’ per l’attuale situazione in casa Roma, che vede la squadra in uno dei periodi più bui della sua storia, almeno per quanto riguarda i trofei, che mancano da 13 anni.

Mourinho, può essere lui l’uomo della rinascita?

E’ la domanda che si pongono migliaia di tifosi giallorossi dal giorno in cui iniziò la sua avventura romana sulla panchina della Roma.

Nel corso di questa stagione alla guida della squadra giallorossa ci sono stati tanti alti e bassi: abbiamo assistito al disastro con il Bodo Glimt, in Conference League, abbiamo visto la disfatta con il Verona e il Venezia, seguite dalle sconfitte con Juventus, Lazio, Milan e Inter.

Tuttavia la Roma dello Special One si ritrova qualificata al prossimo turno di Conference League con una partita in anticipo e in campionato a soli due punti dalla Juventus.

Errori tecnici o lavoro straordinario?

Motivo di polemiche nei confronti del mister durante questa stagione sono state alcune sue scelte tecniche, in particolar modo l’esclusione di alcuni giocatori messi invece al centro del progetto dal suo predecessore, Paulo Fonseca: Gonzalo Villar, Borja Mayoral, ed Ebrima Darboe.

E’ invece fatto passare in secondo piano il suo magnifico lavoro su giocatori come Roger Ibanez, Stephan El Shaarawy, Lorenzo Pellegrini e il “bambino” prodigio Felix Afena-Gyan (18 anni) che, entrato in campo al minuto 75’ durante Genoa-Roma, ha ricambiato la fiducia datagli dal Mister confezionando una doppietta nel giro di dieci minuti.

Lorenzo Pellegrini, il capitano, fino all’infortunio di qualche settimana fa con il portoghese stava passando il periodo più roseo della sua carriera: capocannoniere e miglior centrocampista della Serie A.

Pellegrini sta crescendo come giocatore e come capitano, sta imparando l’arte del lavoro e del silenzio dopo le due più alte investiture di Francesco Totti, che lo ha designato suo possibile erede e capitano, e di Daniele De Rossi, che ha sempre utilizzato parole di miele per il numero 7 giallorosso. Insomma, se Pellegrini è sempre più “Lorenzo il Magnifico” forse è proprio per merito dello Special One.

Il gigante dormiente

Come spesso dichiarato dai protagonisti, la Roma è un gigante dormiente che aspetta solo il momento giusto per emergere e rendere orgoglioso un popolo, che, da troppo tempo non festeggia un risultato importante.

Dunque pazienza e unione tra tifosi, giocatori, allenatore e società possono essere determinanti per accelerare questo percorso di crescita. E poi, ricordiamolo, anche Roma non fu costruita in un solo giorno. A nostro avviso, Jose Mourinho ha solo bisogno di tempo per tornare ad essere nuovamente lo Special One del Triplete.

Fonte foto: asroma.com

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