Se il «coccodrillo» è social

La scomparsa di un esponente dell’arte o dello spettacolo crea un movimento tellurico sui social: i profili si saturano di fotografie e di video celebrativi e s’innesca la partecipazione incrociata al lutto che rimbalza da un profilo all’altro.
Impossibile sottrarsi.

Ultimamente è accaduto per Ennio Morricone ed Ezio Bosso: artisti di grande talento e di prestigio indiscusso ed internazionale accomunati da una certa ritrosia ad esporsi oltre il perimetro della loro arte.

A dire il vero il fenomeno è solo migrato sui social: la letteratura è piena di orazioni funebri, l’arte figurativa di opere commemorative, i giornali hanno sempre predisposto con largo anticipo i loro «coccodrilli» (Ennio Morricone se l’è addirittura scritto da solo) ed i funerali solenni hanno sempre visto una folta partecipazione di persone comuni.

La migrazione sui social dei tradizionali «coccodrilli» ha però creato una sorta di rapporto confidenziale con lo scomparso che spinge taluni a trattarlo quasi come un congiunto.

Sui social i toni luttuosi tendono ad elevarsi e lo scomparso ad assurgere all’Olimpo non solo della sua arte, ma della società civile in generale.

Se la causa della confidenzialità pare attribuibile alla notorietà televisiva che porta i personaggi pubblici quasi fisicamente nelle case, meno si giustifica quest’ansia di esaltazione che pervade ogni scomparsa di artisti noti e che spesso travalica il rammarico di non poter più beneficiare del loro talento.

Probabilmente l’elevazione di chi ci lascia nasconde la sfiducia, neppure tanto velata, verso coloro che restano, quasi che alle luminose e lunghe carriere degli scomparsi si contrappongano solo mediocri meteore.

Assale tuttavia il dubbio che non sia la società contemporanea ad essere incapace di talento, ma che si sia innescato un meccanismo che porta a soffocarlo in culla, a non dargli l’opportunità ed il tempo di esprimersi. L’esempio dei grandi che si accomiatano invece di rappresentare uno stimolo per coloro che restano si trasforma in una condanna inappellabile nascosta nelle pieghe della celebrazione degli scomparsi.

Il meglio non deve ancora venire: è già accaduto, ci sta lasciando o è prossimo a lasciarci.

E così onorando il grande artista in fondo celebriamo quella parte della nostra vita scomparsa con lui.

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