Il prezzo della salvezza

etruriaChi ha pagato il costo del salvataggio delle quattro banche in crisi e gli stretti ambiti di manovra.

La morte del pensionato di Civitavecchia suicidatosi a causa della perdita dei suoi risparmi originata dalle misure adottate per salvare, tra le altre, anche Banca dell’Etruria della quale era cliente e obbligazionista, è un fatto talmente doloroso che merita rispetto assoluto ed esige, al di là di ogni possibile speculazione, che venga fatta chiarezza sino in fondo sull’accaduto.

Del pari, rispetto meritano la preoccupazione, a volte la disperazione e la rabbia dei molti che hanno perso buona parte o tutti i loro risparmi nel recente “salvataggio” delle quattro banche interessate dai recenti provvedimenti governativi e della Banca d’Italia; oltre a Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e Cassa di Ferrara.

Dietro ciascuno di questi fatti vi sono circostanze e comportamenti individuali, ma non solo, che necessariamente, di più, doverosamente, dovranno essere indagati. Su molti di essi stanno già indagando le procure interessate e davvero l’augurio è che si vada sino in fondo nell’individuare, se ve ne sono, e punire, una volta accertate, le responsabilità di chi avesse agito con dolo o negligenza in danno dei clienti delle banche.

Nel palleggiamento delle responsabilità che, a vario titolo, possono comunque intravedersi in questa vicenda, Governo, Banca d’Italia, lobby bancaria, e autorità internazionali sono i maggiori indiziati per essere ritenuti colpevoli dell’accaduto.

Ma si può effettivamente dire che le cose stiano esattamente così o c’è anche un’ulteriore chiave di lettura al di là di quella sin troppo ovvia e grossolana delle Banche avide e dei loro funzionari truffaldini, della Banca d’Italia che non vigila a sufficienza e degli organismi di controllo internazionale, ma non solo, asserviti ai c.d. poteri forti?

I provvedimenti che hanno “salvato” le banche hanno danneggiato, spesso in maniera devastante ed irreparabile, migliaia di persone e ciò ha indignato la pubblica opinione, ma cosa sarebbe accaduto se le quattro banche fossero “fallite”? Che reazioni avrebbe suscitato la perdita di oltre sei mila posti di lavoro e il danno recato a circa un milione di clienti degli istituti di credito?

Quali reazioni avrebbe indotto, al contrario, un salvataggio delle banche operato, ove ciò non avesse configurato un illecito “aiuto di stato” con denari pubblici e quindi, a discapito dell’intera collettività?

E ‘ probabile che clamore, indignazione e rabbia sarebbero stati persino superiori?

Difficile a dirsi ed in ogni caso stilare classifiche di dolori e rabbie è, in fin dei conti, un esercizio quanto mai sterile.

Solo per fare chiarezza, In estrema sintesi, la soluzione adottata dal Governo attraverso un provvedimento che ha modificato sia il Testo Unico Bancario, TUB, che il Testo Unico in materia di Finanza,TUF, si colloca nel quadro della direttiva comunitaria che prevede anche il c.d. ” bail – in . Attraverso questo meccanismo il salvataggio delle banche coinvolge, prima che i fondi pubblici, azioni, obbligazioni subordinate e depositi (sopra i 100.000 Euro) dei “clienti” delle banche stesse. Dal primo gennaio 2016 questo sarà lo schema che verrà utilizzato anche nel nostro paese ove dovessero ripetersi analoghe situazioni di crisi di istituzioni bancarie.

Per l’esattezza, nella circostanza, si è tuttavia adottato un sistema “ibrido” (modo asettico per evitare di parlare di soluzione ” all’italiana “). Infatti oltre che sugli azionisti e i portatori di obbligazioni subordinate ( nel rimborso ) ad altri ” crediti, l’onere del salvataggio delle banche è, per questa volta, ricaduto anche su tutto il sistema bancario nonché su tre dei maggiori istituti bancari italiani: Intesa,Unicredit e Ubi. Il sistema bancario contribuirà quindi con circa 2 miliardi di euro ( in varie forme tecniche ), mentre le tre banche metteranno a disposizione linee di liquidità (remunerate).

Vi è la sensazione che le vittime di questa vicenda, peraltro, ancora una volta, tra le più socialmente deboli, tra essi molti piccoli risparmiatori e pensionati, anche se è difficile pensare che proprio tutti fossero ignari e sprovveduti, abbiano subito un gravissimo torto.

Sarebbe tuttavia alquanto ingeneroso, nella circostanza, addossare ogni responsabilità al Governo soprattutto quelle relative al fatto che molti risparmiatori abbiano acquistato titoli rischiosi convinti che invece non lo fossero. È al contrario probabile che si sia dovuto optare per il minore dei mali in uno scenario in cui le forme di intervento erano quanto mai limitate.

In attesa che si cerchi di trovare almeno un minimo di ristoro per le vittime più deboli di questa situazione, l’augurio e’ che si accertino prontamente illeciti e negligenze e che non si provi, a tutti costi, anche in questo caso,  a strumentalizzare egoisticamente per fini politici quanto accaduto.

di Marco Bartolomei 

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