Tony Chichiarelli un falsario tra il rapimento Moro, la morte di Mino Pecorelli e la rapina del secolo

Il 23 marzo 1984, quattro uomini mascherati sequestrano una delle guardie giurate di un deposito valori, che ha appena terminato il turno. Lo accompagnano a casa e prendono in ostaggio la sua famiglia. Dichiarano di far parte delle BR e gli fanno capire chiaramente cosa succederà ai suoi cari se non riesce ad aprir loro il caveau con le chiavi di cui sanno che è dotato.   

Dopo aver lasciato sul posto finte rivendicazioni e oggetti simbolici che dovrebbero far pensare a un’operazione politica, se ne vanno con un bottino che verrà stimato  intorno ai 35-37 miliardi.

Ma uno degli autori della rapina Tony Chichiarelli non avrà molto tempo per godersi il bottino. Muore il 28 settembre 1984, assassinato da un killer senza nome e senza volto.

Nel suo appartamento, i carabinieri oltre a un’enorme quantità di denaro e alla videocassetta dello Speciale Tg1 sulla rapina alla Brink’s Securmark, vengono ritrovati frammenti di Polaroid che ritraggono Aldo Moro (foto), vivo, nel covo brigatista.

Ma chi era Tony Chicchiarelli? Fino alla sua morte era conosciuto come un falsario di quadri soprattutto di De Chirico.

Un personaggio un pò strano, che per il suo lavoro frequentava gli “ambienti” romani, quegli ambienti grigi, dove il legale convive con l’illegale, dove il denaro scorre senza che si sappia la provenienza, dove il “potere” fa i suoi affari.

In questo ambiente si aggira di tutto, da faccendieri alla ricerca di affari, commercialisti ed avvocati, criminali in cerca di una veste legale, truffatori di varia specie, e perché no informatori della polizia, senza dimenticare le “fonti” di intelligence sia nazionali che estere.

Tony Chicchiarelli arriva a Roma da un paese dell’Abruzzo, è un ragazzo sveglio, ambizioso e possiede un talento indiscutibile, riesce a riprodurre qualsiasi cosa, da un quadro a una firma una stampa. Gli riesce tutto alla perfezione.

Questa capacità lo condurrà ad essere considerato un genio nel suo ramo, ma forse sarà anche la causa della sua rovina.

Le sue frequentazioni sono ampie, passano da alcuni personaggi che daranno vita alla banda della Magliana, come Danilo Abbruciati, Franco Giuseppucci “il negro” con cui ha addirittura uno scontro fisico, ad estremisti di destra come Massimo Carminati, come  a confidenti dei carabinieri e dei servizi segreti e lui stesso inizia a definirsi un fiancheggiatore delle Brigate Rosse.

Qualcuno lo considerava soltanto “uno sbruffone”. Uno che si vantava di avere le conoscenze giuste, che era in grado di fare o di aver fatto cose giudicate quasi impossibili, e comunque con questo suo modo di fare riusciva frequentare ed ad infilarsi negli ambienti più eterogenei.

Le sue frequentazioni lo condurranno a farsi coinvolgere in uno dei casi più intricati della storia della Repubblica Italiana. Quello del rapimento e morte di Aldo Moro.

Durante il sequestro di Moro le Brigate Rosse emettevano i loro famosi comunicati.

Ad un certo punto ne esce uno in cui si dice che il cadavere di Aldo Moro sarebbe stato seppellito in un Lago, quello della Duchessa.

Un falso clamoroso questo comunicato, che costrinse le Brigate Rosse ad emetterne un altro che lo smentiva completamente. Gli stessi inquirenti sembravano non crederci, ma si andò comunque a cercare il cadavere di Moro in un lago completamente ghiacciato da mesi.

Chi è stato l’autore di questo falso “comunicato n°7” delle Brigate Rosse?

Secondo alcune testimonianze sembrerebbe sia stato proprio Chichiarelli che pare se ne fosse vantato più volte.

Anni dopo Steve Pieczenik uno statunitense, esperto nella trattative ostaggi, inviato dal Dipartimento di Stato USA e facente parte del comitato di crisi voluta dall’allora Ministro dell’Interno Cossiga ha ammesso che la paura che Moro potesse fornire informazioni chiave  sull’alleanza atlantica, era diventata reale, e quindi  occorreva tendere una trappola alle Br.

“Decidemmo quindi, d’accordo con Cossiga, che era il momento di mettere in pratica una operazione psicologica e facemmo uscire così il falso comunicato della morte di Aldo Moro con la possibilità di ritrovamento del suo corpo nel lago della Duchessa”.

Fu dunque Chichiarelli a falsificare quel documento? per ordine di chi? chi lo contattò? e chi garantì per lui, ma soprattutto per il suo silenzio?  I numerosi processi seguiti al rapimento Moro non hanno mai chiarito questo punto.

Il 20 marzo1979 il giornalista Mino Pecorelli direttore di OP, una rivista molto vicina ai segreti del potere, esce dal suo studio. Ha un appuntamento a Piazza delle Cinque Lune, con il Colonnello dei Carabinieri Varisco, che pochi mesi dopo verrà ucciso dalle BR.

Un killer con un impermeabile bianco si avvicina al giornalista gli spara uccidendolo. Sarà uno dei casi su cui per anni si cercherà di scoprire il colpevole, se non il mandante.

Si parlerà di fondi neri petroliferi in cambio di armi alla Libia, di ricatti alla politica, ma soprattutto del famoso Memoriale Moro, trovato a Via Montenevoso a Milano, che a detta di qualcuno  era “mancante” di alcune parti, forse quelle più importanti.

Sempre su Moro si sospetterà che Pecorelli fosse venuto a conoscenza di importanti segreti che riguardavano la possibilità che la prigione di Moro potesse essere scoperta molto prima, anzi che qualcuno era a conoscenza del luogo preciso.

In seguito le indagini appurarono che Tony Chichiarelli e il giornalista si conoscevano, anzi qualcuno affermò che la sera dell’omicidio Tony fosse vicino allo studio di Pecorelli. Tony era venuto a sapere, grazie alle sue frequentazioni qualcosa che interessava a Pecorelli?

Pochi mesi dopo la morte di Pecorelli, in un taxi venne trovato un borsello contenente una raccolta di strani oggetti, come proiettili, dieci di un calibro e uno di un altro, calibri uguali a quelli che uccisero Aldo Moro e corrispondenti al numero dei colpi sparati: alcuni fazzoletti di carta della stessa marca Paloma come quelli trovati sul cadavere dello statista, mappe di Roma, e quattro schede su personaggi importanti e una su Pecorelli con scritto “da eliminare”.

Una cosa lascia perplessi gli inquirenti a proposito di questa scheda, sono trascritti una serie di numeri che dovrebbero corrispondere a paragrafi mancanti di un qualche documento. Quale?

Fu Tony Chichiarelli l’autore di questi strani messaggi? E per conto di chi?

Intanto la vita di Chicchiarelli continua tra alti e bassi, tra vendite di quadri in giro per l’Italia, e strane frequentazioni, sospettato di fare parte di gruppi eversivi, e di collegamenti criminali.

Uno dei suoi più grandi amici con cui divide la sua vita è Luciano Dal Bello, che però è un informatore dei carabinieri, e forse anche del SISDE, ed è lui che in alcuni casi sembra “bruciare” le attività di Tony.

Siamo alla fine. Tony Chichiarelli organizza, con dei complici torinesi, la rapina al deposito della Brink’s Securmark.

Con i proventi comincia a investire in immobili, e forse anche nel traffico di droga.

Sembra andare tutto bene, ma una sera rientrando a casa un killer lo aspetta e lo uccide ferendo gravemente la sua compagna.

Anche qui una stranezza, i colpi sono di calibro 6.35, piuttosto curioso per un calibro da killer professionista, soprattutto perché secondo alcune ricostruzioni la prima ad essere colpita fu la donna che stava con lui. Il numero dei colpi non coincide, la repertazione dei proiettili è lacunosa, impossibile stabilire sicuramente l’arma oltre che le traiettorie.

Nessuno rivendicherà la sua morte, nessuno dirà di saperne qualcosa.

Finisce così la vita di un “Falsario di Stato” come qualcuno lo ha definito. Di lui rimangono solo alcune deposizioni processuali della moglie, e di qualche parente, che confermano come lui fosse molto “interessato a quello che succedeva”.

Negli altri processi nessuno sembra averlo conosciuto, a parte qualche scarno rapporto di polizia per le sue attività di falsario d’opere d’ arte.

Resta il grande mistero, era semplicemente un creativo mitomane ed esibizionista, come qualcuno lo definì, o era in realtà una pedina di mondo oscuro dove comanda la “Ragion di Stato?”

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