Un rapporto completo sui conflitti armati nel mondo

conflittiL’Heidelberg Institute for International Conflict Research (HIIK) è un gruppo di ricerca interdisciplinare, che collabora con il Dipartimento di Scienze politiche presso l’Università Heidelberg, pubblica da più di dieci anni, un rapporto sui conflitti militari presenti nel mondo analizzandone la loro storia, le aree geografiche,  le cause e la gravità.  

Oltre ad una raccolta di dati, divisi per continenti, regioni sub regioni, l’Istituto tenta secondo parametri di indicatori specifici, di valutare la gravità del conflitto ed eventuali possibilità di risoluzione o di ulteriore allargamento.  

Secondo il rapporto annuale presentato il 2013 viene considerato come  l’anno con il maggior numero di conflitti mondiali. Complessivamente, dallo studio emergono ben 414 conflitti in tutto il globo, 9 in più rispetto all’anno precedente.

L’Istituto nella sua analisi utilizza un sistema di valutazione definito come  “Conflict Barometer”, che prevede differenti livelli di criticità.

Si parte infatti da un livello base  “dispute”, e “non violent crisis” in cui si registrano problematiche di criticità senza un ricorso alla violenza,  per aumentare verso  altri tre livelli  “violent crisis, limited war, war “ a cui corrisponde una classifica di “violent conflict”  con un aumento esponenziale del tasso di violenza.

A questo vanno aggiunti altri indicatori come il numero delle persone coinvolte, la presenza di armi di differenti tipi,  truppe militari, civili armati ecc. Vi sono altri elementi di stima come il come il numero dei rifugiati, il numero delle vittime, il danni provocati alle infrastrutture ecc.

Un lavoro complesso, forse criticabile dai puristi delle statistiche e dei numeri, ma che alla fine rende evidente quale sia il livello di conflitti armati nel mondo, quali regioni siano maggiormente coinvolte e ma soprattutto scoprire che vi sono conflitti ad alta o bassa intensità che durano ormai da decenni e di cui la stampa ed i mezzi di informazione, se ne disinteressano completamente.

Un dato importante e preoccupante,  è quello ad esempio, che accanto ai conflitti radicati in Afghanistan e in Iraq, nell’ultimo anno si sono aggiunti quelli in Siria, Mali e Repubblica Centrafricana, anche  gli scontri tra le forze del nuovo governo egiziano e i Fratelli Musulmani. Si tratta di violenze di “livello cinque”, secondo i parametri Hiik.

Secondo il rapporto annuale dell’Istituto di Heidelberg per l’Indagine dei Conflitti Internazionali (Hiik) il 2013 è stato, insieme al 2011, l’anno con più “guerre” dalla II Guerra Mondiale in poi, con un totale di venti.

La Siria è chiaramente il conflitto che ha causato il maggior numero di vittime mortali.

Nel rapporto si sottolinea come  undici di queste venti guerre si stanno svolgendo in Africa sub-sahariana: solo in Sudan e nel Sud del Sudan l’istituto tedesco ha registrato cinque conflitti che qualifica come “guerre”.

Il resto di queste guerre si svolgono principalmente in Medio Oriente (Siria, Egitto e Iraq) e Asia (Afghanistan, Pakistan e Filippine).

Nel continente americano il Messico continua ad essere l’unico paese delle Americhe ad essere presente nella lista a causa del narcotraffico con gli scontri “altamente violenti” sia per le guerre tra i cartelli della droga,  che per le operazioni militari intraprese dal governo contro il narcotraffico che hanno fatto registrare circa  10 mila morti nel 2013.

In totale, Hiik registra 414 conflitti, nove in più rispetto l’anno precedente, dei quali 45 sono “molto violenti”, 20 ricevono la qualifica di “guerra” e altri 25 di “guerra limitata”.

In quest’ultima categoria rientrano, oltre i conflitti in Repubblica Democratica del Congo, Libia, Tunisia e Turchia, quelli in Brasile (tra i cartelli della droga) e in Colombia (che vedono come protagonisti la guerriglia delle Farc, i cartelli della droga, i gruppi paramilitari e il governo).

Per quanto riguarda L’Europa dopo la crisi dei Balcani con le migliaia di morti, si registrano al momento solo alcuni punti di grave crisi “violent crisis” comunque in aumento rispetto all’anno passato soprattutto nei paesi dell’Est Europa.

E’ di queste ore la preoccupante escalation delle crisi Ucraina, il problema silente della Serbia e del Kossovo, le annose questioni tra Turchia e Grecia.

Ma il rapporto non contiene solo descrizioni di conflitti, la loro rilevanza nelle regioni, le cause, il tempo che trascorre inesorabilmente senza raggiungere accordi, ma analizza con attenzione, l’impegno internazionale, i tentativi della diplomazia per una risoluzione pacifica, il ruolo delle Forze di Pace dell’ONU (Peace keeping), e l’impegno delle organizzazioni umanitarie.

Un lavoro quindi di grande interesse, che ci permette di comprendere più approfonditamente i vari problemi geopolitici che preoccupano la stabilità della pace.

Un ulteriore pregio di questo lavoro,  è la possibilità di poterlo scaricare del sito www.hiik.de e consultarlo con pazienza e curiosità.

di Gianfranco Marullo

rapporto conflitti

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Per inserire il commento devi rispondere a questa domanda: *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.