Successo di Virgin Galactic. Esplode la nuova frontiera del turismo spaziale

Dopo due anni di sperimentazioni sul campo e in atmosfera, la Virgin Galactic del magnate britannico Richard Branson è riuscita a portare a casa un grande successo completando il primo volo suborbitale di prova con equipaggio.

Il test, realizzato nei cieli del deserto californiano del Mojave, ha visto decollare due velivoli accoppiati: lo “SpaceShipTwo VSS Unity”, pilotato da Mack Stucky e Dave Mackay, e il suo cargo “WhiteKnightTwo VMS Eve” con al comando Mike Masucci e l’italiano Nicola Pecile.

SpaceShipTwo, dopo essere stato trainato a circa 14.000 metri di quota con vista sulla Sierra Nevada, ha acceso i motori staccandosi dal velivolo madre ed ha continuato la sua ascesa con un’accelerazione che, in soli 30 secondi, ha raggiunto la soglia del Mach 1.87.

Anche durante lo spegnimento del razzo, la navetta ha proseguito la sua salita a oltre 25.000 metri d’altezza, oltrepassando la “linea di Karman” (il confine convenzionale, posto a 100 km, tra l’atmosfera terrestre e lo spazio, ndr) senza entrare nell’orbita intorno alla Terra, per poi intraprendere, con una parabola, la fase di discesa guidata dai due piloti a bordo; SpaceShipTwo, una volta rientrato nell’atmosfera, ha sfruttato il suo design unico e, in sicurezza, è planato come un aliante sulla stessa pista dalla quale era decollato.

Un interessante trionfo dopo l’incidente del 31 ottobre 2014 che aveva bloccato ogni successivo flight-test in seguito alla morte di un membro dell’equipaggio.

L’azienda di Branson riprende così la sua corsa alla “democratizzazione dello spazio” volta a costruire nei prossimi anni una fitta rete di voli spaziali per privati.

A tale scopo la Virgin Galactic ha già siglato con ALTEC S.p.A., società partecipata da ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e Thales Alenia, un accordo diretto a valutare la configurazione di uno spazioporto, in Italia, come sede d’addestramento per i piloti e di sperimentazione per i voli suborbitali, commerciali e turistici.

E non solo. L’ASI, oltre a collaborare con Virgin Orbit per il lancio di un satellite SITAEL, ha infatti firmato anche una lettera d’intenti che la rende, dopo la NASA, la seconda agenzia spaziale internazionale ad assicurarsi, probabilmente nel 2019, un viaggio suborbitale per lo svolgimento di attività di ricerca scientifica.

Un modello di partnership, quello tra un’agenzia governativa e un’industria privata, che secondo Branson potrebbe avviare in futuro un nuovo mercato di “astronauti commerciali”.

Il traguardo raggiunto dalla Virgin Galactic riaccende così i riflettori sulla corsa al turismo spaziale, un campo decisamente d’élite e in forte crescita dal quale il nostro Paese non vuole rimanere fuori.

E intanto un’altra società americana, la texana Orion Span, ha annunciato, entro il 2021, l’arrivo del primo hotel di lusso con camere vista Terra: quattro turisti, due membri dell’equipaggio, 12 giorni, 320 km dalla Terra.

Costo ipotizzato? Solo 9.5 milioni di dollari a testa, ovviamente compreso l’accesso internet wireless ultraveloce!

Richard Branson

Siamo agli albori di un’epoca d’oro dell’esplorazione dello spazio che trasformerà il nostro rapporto con la Terra e con il cosmo” scrive a caratteri cubitali Sir Richard Branson sul sito della Virgin Galactic.

Ed è proprio vero.

Perciò, in attesa di vedere sugli scaffali i primi smartbox dei viaggi nello spazio, non ci rimane che tenere gli occhi in alto, al cielo stellato, sperando di poter provare anche noi un giorno, vicino o lontano che sia, l’ebbrezza di un panorama senza confini e poter sussurrare “un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità”.

Scrivi