Quell’Italia-Germania che finì 4-3 ai supplementari

Italia GermaniaQuel 18 giugno 1970, di fronte alla TV, a vedere la mitica Italia-Germania 4-3, chi scrive, allora sedicenne, c’era. A dire il vero, ci furono alcuni minuti in cui non seppi resistere alla tensione e preferii alzarmi e andar via. Fu quando la Germania si portò in vantaggio per 2-1, ai primi minuti dei tempi supplementari; per poi rientrare “in sala” quando udii gli urli dei presenti per il 4-3 di Rivera e seguire i minuti finali di quella che fu subito definita “la partita del secolo”.

Erano appena terminate le scuole ed io e mio fratello eravamo già in vacanza nel paese di campagna di mia nonna. Non erano moltissimi, in quel paesino, a possedere un televisore in bianco e nero. La telecronaca di Nando Martellini andò in onda di sera, a partire dalle 21.00.

Era una squadra fortissima, la Germania, ed era logicamente la favorita. Nei quarti di finale avevano eliminato i campioni uscenti dell’Inghilterra, in un’altra mitica partita terminata 3-2 ai supplementari, dopo che gli inglesi erano andati in vantaggio per 2-0 (ma, su tale risultato, i britannici erano stati costretti a sostituire il loro portierone Banks, e schierare il secondo).

I tedeschi avevano in squadra Franz Beckenbauer, forse il più forte difensore di tutti i tempi: in quella mitica Italia-Germania, si sarebbe infortunato alla spalla alla fine dei tempi regolamentari, ma proseguì – come se niente fosse – con una fasciatura che gli immobilizzò un braccio. Al centro dell’attacco giocava Gerd Müller un tizio che, per tutta la partita vagava in modo apparentemente innocuo e spizzava il pallone non più di due o tre volte, ma gli bastava per metterlo immancabilmente in rete. Giocavano anche due giocatori del campionato italiano: Heinz Schnellinger ed Helmut Haller.

L’allenatore dell’Italia era tale Ferruccio Valcareggi, un signore imbiancato che dimostrava una ventina d’anni di più dei suoi cinquantuno effettivi; aveva capito una “ricetta” che si rivela sempre vittoriosa: in Nazionale si schierano “i blocchi” delle più forti squadre di club. Infatti, in quella Nazionale aveva convocato e schierato sei giocatori del Cagliari campione d’Italia e cinque dell’Inter. Unica “mosca bianca” il milanista Roberto Rosato, ma solo perché, nella prima partita, si era infortunato il cagliaritano Niccolai. Per il resto, la formazione era schierata con almeno due evidenti errori tattici: quello di aver sacrificato in compiti di marcatura Giacinto Facchetti, ciò il primo (e, all’epoca, ancora unico) esterno moderno della storia del calcio. Con il Brasile lo avrebbe messo addirittura a marcare il loro attaccante più forte, Jairzinho. Ma questa è un’altra storia.
Un altro evidente errore tattico, in quel Campionato del Mondo, fu la compresenza di Gigi Riva e Roberto Boninsegna, entrambi mancini ed incompatibili fra loro, che si toglievano spazio a vicenda. Infatti, in quell’Italia-Germania, nei tempi regolamentari, brillò Boninsegna, che ci portò in vantaggio, dopo soli dieci minuti. Nei supplementari, invece, rifulse la stella di Riva, che ci riportò in vantaggio per 3-2, nel primo supplementare.
Per far posto a Boninsegna, Valcareggi aveva dovuto arretrare Mazzola a centrocampo e rinunciare a Rivera. Poi “a furor di popolo” aveva tirato fuori dal cilindro una soluzione di compromesso, la staffetta. Mazzola il primo tempo e Rivera il secondo. Nei quarti di finale, contro il Messico, era andata a bene: 4-1 per l’Italia. Con la Germania ci avrebbe riprovato.
Insomma, dopo l’1-0 di Boninsegna, un calvario. Ci fu anche un fallo in area sul tedesco Seeler che oggi sarebbe stato punito con il calcio di rigore ma, all’epoca, gli arbitri preferivano evitare di influire troppo sull’andamento della gara. Anche i minuti di recupero erano inusuali: a volte ne accordavano uno, raramente due. Quella volta, invece, dopo due minuti di recupero, la partita continuava; il nostro portiere Albertosi stava già pensando a togliersi i guanti, quando fu infilato dal milanista Schnellinger, spuntato fuori all’improvviso da destra: 1-1. Tempi supplementari.
Il telecronista Martellini, forse impegnato ad osservare la fasciatura del braccio di Beckenbauer, non si era nemmeno accorto che il nostro Rosato, che non aveva mai fatto vedere la palla a Gerd Müller, era stato costretto ad uscire per infortunio e sostituito dal torinista Poletti. Non passò un minuto del primo supplementare che Müller strusciò un pallone che si mise a rotolare lentamente tra Poletti e Albertosi. I due si guardarono: “la prendo io o la prendi tu?” e il pallone finì in rete. 2-1 per la Germania.
Poi esplose il genio calcistico di Gianni Rivera. Su punizione, il golden boy fece carambolare la palla sul petto del tedesco Vogts (secondo me aveva calcolato anche il rimbalzo) e il terzino Burgnich – che non era mai entrato in area di rigore avversaria, prima di allora – se la trovò tra i piedi, davanti alla porta: rete! 2-2. Il 3-2, come, detto lo segnò Gigi Riva, ma non era ancora finita.
All’inizio del secondo supplementare, Gerd Müller spizzò nuovamente la palla di testa che si andò ad infilare tra palo e Gianni Rivera che, forse, pensava che fosse finita fuori: 3-3. Ricordo (dopo averla vista “in replica”, vedi sopra) la faccia di Giancarlo Albertosi rovesciare improperi di ogni tipo su Rivera che si diresse frastornato sul dischetto di centrocampo. Palla a Boninsegna, che si impegna in una lunga cavalcata sulla sinistra e rimette al centro verso Rivera, giunto per un incredibile disegno del destino al posto giusto e al momento giusto. Quella finta che gli permise di spiazzare il portiere Maier e di siglare il 4-3 finale fa ancora parte dell’immaginario collettivo del popolo italiano. Speriamo che non lo diventino anche i rigori sbagliati da Pellè e da Zaza, sempre con la Germania, quarantasei anni dopo.

di Federico Bardanzellu

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