Con la discesa in campo di Roberto Morassut si incendia la corsa a sindaco di Roma

409144_3414103195918_2052691891_nIl deputato del Partito Democratico Roberto Morassut, laureato in storia contemporanea e appassionato di ciclismo, già Assessore all’Urbanistica della Giunta Veltroni, ha dichiarato di candidarsi a sindaco di Roma per il quinquennio 2016-2021, presentandosi alle primarie del centro-sinistra del 6 marzo prossimo.

La candidatura, già comunicata sui social, è stata presentata ufficialmente alle folle del mercato rionale di via Pasquale II, a Primavalle, il quartiere periferico al quale l’ex assessore ha dedicato un libro sul misterioso omicidio di Anna Bracci, dei primi anni cinquanta. Una candidatura, quella del “veltroniano” Morassut, che si ispira ai programmi e alle idee modernizzatrici dei sindaci di sinistra Petroselli, Vetere e Argan e dei più recenti Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Il suo avversario più accreditato, in area PD, è il vice-presidente della Camera Roberto Giachetti già Capo di Gabinetto di Rutelli, la cui candidatura è stata benedetta nientepopodimenoché dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ma il cinquantatreenne Morassut, che ha già sconfitto il cancro, alcuni anni fa, è di scorza robusta.

In apparenza, nel PD romano, la lotta sembrerebbe tra un candidato tradizionale della sinistra democratica ed uno dell’ala rottamatrice renziana. In realtà, la contrapposizione ideologica tra il “veltroniano” Morassut e il “rutelliano” ed ex radicale Giachetti non è così sostanziale. La lettura che si da, tra gli addetti ai lavori, è quella di una preferenza, da parte del Nazareno, per un sindaco comunque addentro alle “cose di Roma” e a conoscenza dei problemi reali della città, dopo il traumatico biennio contrassegnato dal “marziano” Ignazio Marino.

Gli avversari dei due super-candidati, all’interno del centro-sinistra, sono più che altro delle comparse. Ritiratosi ancor prima di partire l’ex ministro Bray, sono ancora in corsa Domenico Rossi di Centro democratico e Stefano Pedica, ex DC, ex CCD, ex UDEUR, ex IdV e, tra poco, anche ex candidato. Da un paio di mesi è sceso in corsa anche l’ex-ministro Stefano Fassina, ora passato a Sinistra Italiana, mettendo in imbarazzo i suoi nuovi compagni di partito Nichi Vendola e Paolo Cento, coscienti del fatto che, se appoggiassero Fassina, si chiuderebbero la porta in faccia ad ogni futura collaborazione con il PD, nel governo di Roma, pur ricoprendo attualmente la poltrona di Vice Presidente della Regione nella Giunta Zingaretti e avendo avuto, con Marino, il Vice Sindaco.

Il Movimento Cinque Stelle sta allestendo le sue primarie sul web, tra 48 nomi, in corso di selezione da parte dello staff di Casaleggio, all’interno di un bacino di ben 233 candidati. I favoriti sembrano due consiglieri comunali uscenti, Virginia Raggi e Marcello De Vito ma una cosa è certa: il sindaco “ombra” rimarrà Alessandro Di Battista, proconsole grillino a Roma.

Ancora più confusa la situazione a destra. Sicura è la candidatura “civica” del terzo uomo delle elezioni del 2013: Alfio Marchini, detto “Arfio”, come il nonno, già comandante dei GAP comunisti all’epoca della resistenza romana, poi ricco costruttore detto “calce e martello”. Il prozio Alvaro, padre dell’attrice Simona Marchini, fu anche Presidente della Roma ai tempi di Helenio Herrera e di Giuliano Taccola. Ad “Arfio” junior interessa maggiormente il gioco del polo, nel quale eccelse e fu anche capitano della nazionale, nonché i social network, dove conclude ogni esternazione con la frase “Roma ti amo”.

A lungo corteggiato da Berlusconi, “Arfio” ha risposto a “sua emittenza”: “OK all’apparentamento, ma non entro in Forza Italia. La mia resta una candidatura civica”. A questo punto, il Berlusca ha contattato l’ex sottosegretario Guido Bertolaso ma quest’ultimo, ancora sotto inchiesta per il terremoto dell’Aquila, sembra traccheggiare. In un’area, dunque, dove Salvini ha già comunicato di non presentare alcun candidato ufficiale della Lega e dove Giorgia Meloni ha deciso di evitare una stressante campagna elettorale, dato il suo stato di gravidanza, l’unico candidato sicuro è l’immarcescibile Francesco Storace, de La Destra. Quest’ultimo, tuttavia, corre soltanto per conquistarsi un seggio di consigliere, ben sapendo di non avere i voti per fare il sindaco.

I prossimi trenta giorni, quindi, vedranno una lotta furiosa tra i candidati attualmente già scesi campo e insistenti trattative per la definizione di quelle ancora mancanti. Dopo di che, inizierà la campagna elettorale “vera” e, a giugno, il responso degli elettori.

di Federico Bardanzellu

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