23 maggio 1992 attentato a Capaci, moriva Giovanni Falcone

IMG_6472È convinzione generale che Giovanni Falcone sia un’icona di alta e profonda moralità. Venticinque anni dalla sua morte, dove le idee ed i pensieri di Giovanni depongono a favore della testimonianza che un Dio esiste. Parole più che attuali, comportamenti da intraprendere molteplici. Entra in magistratura nel 1964, ed a soli 26 anni, diventa pretore a Lentini. Nasce e sviluppa in Giovanni la passione per il diritto.

Una dura lotta quella che comincia nel 1979, quando il Magistrato Rocco Chinnici gli propone di entrare all’Ufficio Istruzione della sezione penale del Tribunale di Palermo. Il connubio di amicizia fra Falcone e Borsellino diventa anche professionale quando Giovanni chiede a Paolo di coadiuvarlo in una delle attività che è stata ed è d’esempio a tutta la magistratura italiana. La creazione e la guida del “pool antimafia” diventano fattori per interpretare, conoscere, orientare come il linguaggio e le azioni della Mafia agivano nel sistema. Per Giovani Falcone, pioniere di questa battaglia per la sconfitta di un fenomeno che “come aveva avuto un’origine poteva avere una fine”, ha sempre accettato il rischio, sapendo che la strada non poteva essere in discesa. Il famoso “Maxi Processo” del 1987 determina il meraviglioso lavoro di metodo e ricerca che tocca numeri mai visti nella storia processuale italiana: 360 condanne per un complessivo 2665 anni e undici miliardi e mezzo di multe da pagare.

Antonino Meli nel 1988 arriva nel “pool antimafia” per sostituire Caponnetto. Da qui in poi Falcone e i suoi cominciano a fronteggiare un numero sempre crescente di ostacoli alla loro attività.

Il 30 luglio Falcone chiede di essere destinato a un altro ufficio, e Meli, ormai in aperto contrasto con Falcone, come predetto da Borsellino, scioglie ufficialmente il pool..

Nonostante gli avvenimenti, tuttavia, Falcone prosegue ancora una volta il suo straordinario lavoro, realizzando un’importante operazione antidroga in collaborazione con Rudolph Giuliani, allora procuratore distrettuale di New York.

Sostenuto da Martelli, Falcone risponde sempre con lucidità di analisi e limpidezza di argomentazioni, intravedendo, presumibilmente, che il coronamento della propria esperienza professionale avrebbe definito nuovi e più efficaci strumenti al servizio dello Stato. Eppure, nonostante la sua determinazione, egli è sempre più solo all’interno delle istituzioni, condizione questa che prefigurerà tristemente la sua fine. Emblematicamente, Falcone ottiene i numeri per essere eletto Superprocuratore il giorno prima della sua morte. Nell’intervista concessa a Marcelle Padovani per Cose di Cosa Nostra, Falcone attesta la sua stessa profezia: “Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.”

La data la conosciamo tutti, il 23 Maggio 1992.

Dopo l’arrivo del jet di servizio partito dall’aeroporto di Ciampino intorno alle 16:45, che arriva all’aeroporto di Punta Raisi, Brusca aziona il telecomando che provoca una ferocia esplosione di 1000 kg di tritolo sistemati all’interno di fustini in un cunicolo di drenaggio sotto l’autostrada. La Croma marrone viene sbalzata dal manto stradale in un giardino di olivi a più di dieci metri di distanza, uccidendo sul colpo gli agenti Montinaro, Schifani e Dicillo; la seconda auto, la Croma bianca guidata dal giudice, si schianta invece contro il muro di cemento e detriti improvvisamente innalzatosi per via dello scoppio, proiettando violentemente Falcone e la moglie Francesca.

“È tutto finito”, cosi commentò Antonino Caponnetto la tragedia ad un telecronista.

“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.”

Grazie Giovanni.

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